suor anna rispettamiVe la ricordate Suor Cristina? Quella che partecipò alla seconda edizione di The Voice of Italy? Quella che entrò nella squadra capitanata da quel dritto di J-Ax e vinse tutto senza difficoltà? Quella che già alle blind audition (tra l’altro il quarto video più visto su YouTube nel 2014) appena comparve sul palco tutti davano per scontato che avrebbe vinto quell’edizione ancora prima di aprire bocca, solo perché «vuoi mettere in Italia una suora che canta quanto pubblico ti porta»?

Cercate di visualizzarla per bene e poi confrontatela con Suor Anna o Sister Anne, nella vita meglio conosciuta come Suor Mary Anne Nwiboko, e nel lavoro (o missione di fede?) come Rev. Suor Mary Anne Dott. Nwiboko delle Figlie di Maria Madre della Misericordia (F.M.M.M.).

Dando un’occhiata veloce al suo sito (ebbene sì, oggi anche le suore hanno un sito web) scopriamo che, grazie alla vocazione e allo studio, dalla Nigeria è riuscita ad arrivare in Italia, in Sicilia per la precisione, conseguendo lauree e master in materie legate alla psicologia, diventando Madre Superiora del suo convento, nonché direttrice di un centro per anziani appartenente all’Arcidiocesi di Siracusa, più altri incarichi.

Un curriculum di tutto rispetto di una donna soddisfatta che con l’impegno (e la fede?) ha ottenuto molto dalla vita, ma una sola è la grande passione che sin dall’infanzia la accompagna: la musica.

suor anna rispettamiNon a caso dal 2008 ad oggi, la suora, tra i mille impegni, ha trovato il tempo per incidere almeno tre album, ma a noi in particolare interessa l’ultimo “Rejoice”, uscito nel 2013 e contenente il singolo “Rispettami (per quello che sono: donna)”.

Un inno contro il femminicidio che la stessa Suor Anna definisce come un «grido contro un male che oggi sta affliggendo la nostra società. Il male della violenza sulle donne ormai è all’ordine del giorno. Voglio andare diritto al problema. La donna è sempre a rischio di trovarsi di fronte all’uomo delle caverne che nella canzone ho chiamato il Lupo della Caverna. L’idea che una persona possa uccidere un’altra persona perché gli è stato negato l’amore è inconcepibile. […] Spero che gli Enti e le sigle giuste possano capire questa canzone e usarla. Ogni donna la deve fare sua. Come strumento fondamentale di evangelizzazione nella società contemporanea. Basta con la violenza sulle donne, basta lacrime e sangue di donne, ma più sorrisi sui volti delle donne».

Tutto ciò le fa sicuramente molto onore, in un periodo storico in cui la parola femminicidio viene tirata in ballo innumerevoli volte e spesso strumentalizzata per scopi politici, perdendo tutto il valore che è rappresentato dal termine. Certo la volontà di voler utilizzare la canzone come strumento di evangelizzazione fa un po’ sorridere, ma d’altronde da una suora non potevamo aspettarci qualcosa di diverso.

“Rispettami (per quello che sono: donna)” deve molto al paese di origine di Suor Anna, l’influenza africana è presente nella musica e nel cantato, anche se in certi momenti sembra abbia ingoiato un vocoder. Se volete approfondire ascoltatevi anche le sue altre produzioni, ce ne sono alcune cantate proprio nella sua lingua natia che a loro modo risultano interessanti.

Ovviamente stiamo parlando di influenza musicale, non certo di un brano tipicamente nigeriano, magari lo fosse, purtroppo per noi la musica di questo brano sembra uscita dall’incontro/scontro tra un ipotetico Zecchino D’Oro (Nigeria Edition) e qualche canto dell’ACR (Azione Cattolica dei Ragazzi). Non so il vostro rapporto con la religione (qualunque essa sia), ma a me è già partito il fastidio.

Una parola va spesa anche per il video, ambientato in un bosco in cui una coppia sta litigando, anche se a dispetto del senso della canzone quello più in difficoltà sembra il maschio. Con effetti alla The Ring compare Suor Anna e invece di intervenire per sedare gli animi cosa fa? Inizia a cantare e a ballare. La cosa però sembra funzionare, perché la coppia alla fine se ne va, mano nella mano probabilmente infastidita dal canto della suora.

Per i più intrepidi consiglio inoltre l’ascolto della versione latino-americana del brano, un remix accompagnato da un altro videoclip in cui la suora entra in un bar e ordina da bere (non è l’inizio di una barzelletta) per poi mettersi a cantare, mentre una coppia balla. Come direbbe Enrique Iglesias «Súbeme la radio que esta es mi canción».

Premiamo Suor Anna per l’intento ma non certo per il risultato finale, confidando che, per quanto la canzone faccia sorridere, almeno il messaggio possa entrare nella testa di chi l’ha ascoltata.

In ogni caso speriamo che concorderete con noi sulle maggiori qualità della proposta della religiosa nigeriana rispetto alla collega Suor Cristina, quantomeno aliena da quella prevedibile commercialità. Dobbiamo ricordarvi la cover di “Like a Virgin”?

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Stefano Bissoli

Nasco nel 1984 e da subito, grazie ai vinili di mio padre, la musica orbita attorno alla mia testa. Cresco quindi con i Genesis, Bob Marley, Neil Young, gli America, ma anche con Ruggeri, Dalla e Guccini. A 14 anni acquisto il mio primo basso ed il punk, assieme al crossover, muove ogni mio pensiero.
Con gli anni la musica è diventata una vera ossessione, studiavo nuovi strumenti, leggevo articoli e recensioni, e più ne sapevo, più volevo saperne, per arrivare a considerarmi tuttora un ignorante. Ogni genere diventa fondamentale per accrescere la mia conoscenza, portandomi come artista su due progetti ben distinti, il cantautorato e la sperimentazione “noise”.

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