SPIONS discografia
Gli SPIONS all’Università di Pécs (Ungheria) nel 1978

La storia della musica è fatta di pionieri più o meno inconsapevoli, se questi SPIONS ci siano o ci facciano (come vedrete) non ci è molto chiaro ma i fatti parlano per loro: sono il primissimo gruppo punk ungherese, autori di una musica sensazionale e inedita anche per noi occidentali navigati. La loro storia è raccontata sullo sterminato e divertentissimo sito web spions.webs.com da cui sono tratti i passaggi più surreali che andrete a leggere.

Alcune cose che non ci erano totalmente chiare le abbiamo chieste direttamente al cantante della band che ora agisce sotto copertura col nome di DJ Spiel! e le sue mail ci arrivano con lo pseudonimo di Gina Blanca, un mittente che fa più pensare a strane pilloline per l’allungamento del pene che a un genio del ‘900, ma una volta reimpostato il filtro antispam si dimostra un ottimo amico di penna che ringraziamo per la gentilezza.

Gli SPIONS nascono nell’estate dell’Odio del 1977 e sono il primo gruppo punk rock nato sotto il Patto di Varsavia (non dite dell’Ungheria che poi si arrabbiano). Un collettivo anti-nazionalista e anarchico che mostrava vero disprezzo persino per il suo pubblico, il loro scopo era quello di instillare negli ascoltatori l’odio verso sovrastrutture politiche ed economiche. In realtà la loro biografia ci informa che dietro la loro seduttiva facciata gli SPIONS in realtà erano spie aliene assoldate dalla CIA per attentare al bolscevismo e assassinare i mutanti in un’imminente Guerra Fredda, sbandati protofascisti sedotti dal sogno americano e pronti a capitalizzare l’arte del pop.

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Gli SPIONS dal vivo all’Università di Budapest nel 1978 alla serata in ricordo di Anna Frank

A fondare la band  fu 888 (all’anagrafe Gergely Molnár), contadinotto della Transilvania lobotomizzato dal triumvirato della Nuova Gerusalemme, che si esibiva anche come Anton Ello e G.G. Miller, cui si accompagnarono alle chitarre 8:03 (László Najmány noto come A.L. Newman) e 1:08 (al secolo Péter Hegedűs che successivamente diventerà Peter Ogi), chitarrista solista diplomato al conservatorio di Budapest.

L’Ungheria negli anni ’70 non era poi un posto così malvagio in cui vivere: la cortina di ferro funzionava da membrana osmotica e lasciava filtrare solo il meglio dell’occidente, il rock’n’roll era ovunque e la scena underground florida. Ispirati dall’idea del glam rock di David Bowie, dal nascente punk rock e dalla controcultura industriale, gli SPIONS erano degli autentici pionieri con cui nessuno voleva suonare o avere a che fare. Il gruppo non riesce in nessun modo a trovare un bassista e un batterista ma l’urgenza espressiva era tale che i tre misero in piedi un sorta di performance di arte povera rock.

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Gli SPIONS in concerto all’Accademia Ungherese della Scienza nel 1978

I nostri erano anche agitatori culturali oltre che musicisti, amanti delle più controverse avanguardie artistiche contemporanee, di rock e musica classica, surrealisti di strada che non mancarono di farsi notare dal poco folto sottobosco alternativo, ma anche e soprattutto dalle autorità che non vedevano di buon occhio certe “mattate” da intellettuali svitati.

Il primo concerto fu un fiasco premeditato: siamo a Budapest il 15 gennaio del 1978, 800 persone assistono ad un atto di ribellione più che ad un classico concerto, ma si capisce che il gruppo avrebbe fatto strada. Per quanto disastrosi gli SPIONS sono un’autentica novità e l’interruzione del concerto da parte di quel matusa del direttore del teatro spedisce il gruppo direttamente nella leggenda.

Se dal vivo la performance passa sopra a tutto, per capire cos’era la musica degli SPIONS dei primi anni ci viene incontro “Menekülj Végre” una raccolta pubblicata nel 2009 di demo incisi a Budapest nel 1978: una scarica di punk destrutturato, mal cantato, mal registrato ma assolutamente geniale e inspiegabilmente orecchiabile; un pugno di canzoni proto-post-punk che sotto la coltre lo-fi e sguaiata si rivelano degli autentici diamanti grezzi, come dei demo ubriachi del vostro gruppo new-wave preferito.

Si spazia così dallo sproloquio rock’n’roll di “Jump, Alex” a “Menekülj Végre”, suite sbilenca passata alla storia come la prima registrazione punk ungherese, senza scordare la già citata “Anna Frank” e la ben poco glam “Mark Bolen”.

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888 lascia il blocco sovietico

La voce di 888  è fastidiosa e onnipresente, declama stupidate supreme in un inglese impresentabile, le chitarre suonano come radio che avrebbero bisogno di una sberla e il metronomo non è pervenuto ma un talento sui generis c’è; le idee per quanto folli sono decisamente originali e se imborghesite un filo possono funzionare anche tra i più sofisticati punkettari europei, così nel 1978, dopo tre soli concerti e cinque mesi di carriera in patria, gli SPIONS lasciano il paese e scappano verso la Total Czecho-Slovakia d’Occidente (ai più nota come Francia), non come migranti bensì come conquistatori (chiedono asilo politico), diventando una band di propaganda comunista: la nascente scena punk francese li accoglie a braccia aperte. 

spions discografia Russian Way Of Life fronte888 prenderà il nome di Serguei Pravda e diventerà il primo promotore della Russian way of life che verrà celebrata dal singolo omonimo pubblicato nel 1979 e prodotto da Robin Scott/M, alla ricerca di nuovi artisti.

Ad aiutare gli incompleti SPIONS Scott mette il gruppo che suonerà nel suo disco d’esrdio “New York, London, Paris, Munich” pubblicato lo stesso anno e così le idee degli ungheresi, finalmente accompagnate da produzione e strumentisti di livello, trovano il loro adeguato completamento nel singolo “Russian Way of Life”, un pezzo post-punk dinoccolato e teatrale davvero appiccicoso che vi farà venir voglia di mollare tutto e di aprire un chiringuito a San Pietroburgo

Solo pochi mesi dopo Robin Scott si sistemerà a vita con la superhit “Pop Muzik” che racconterà essere stata particolarmente ispirata dal furore propagandistico della musica di Pravda.

“Russian Way of Life” sarà l’unica uscita discografica ufficiale degli SPIONS che, dopo la rottura della formazione originale per cause psicolinguistiche (un po’ tipo gli Oasis) e il cambiamento della ragione sociale in SPIONS Inc., diventano un progetto solista di Gregor Davidow (fu Serguei Pravda, fu 888, fu Anton Ello, fu G.G. Miller) dedito ad un punk spionistico indipendente, votato alla politica della geometria e al subrealismo o, per dirla in altri termini, ad essere «la puttana di Babilonia pronta a svendersi al miglior offerente».

SPIONS discografia the party EPNel 1979 ecco uscire l’EP “The Party”, realizzato assieme ai The Artifact (semplicemente un gruppo che sa suonare a tempo) e prodotto da Jean-Marie Salaun (già alla chitarra nel precedente singolo), un prodotto modernissimo che apre ai sintetizzatori e un gustoso scontro tra l’algido mondo del post-punk e le sbilenche inventive di Davidow che espone il suo programma politico per il quinquennio 79-84 in un gioiellino di 4 pezzi perfetti: “Never Trust a Punk”, cavalcata sostenuta da un fastidiosissimo arpeggiatore, che minimizza la modaiola rivoluzione punk (e che nel 1997 diventerà il titolo del secondo album dei nostrani Crummy Stuff), il drittissimo synth-punk di “Race Riot”, la kraftwerkiana “Just a Machine (Marlene Dietrich)” con tanto di assolo di sassofono e l’epica “Nevada Propaganda”, che pare un versione daltonica dei Chrome.

“The Party” è il vero lascito di questo pazzo combo franco-ungherese, figlio sonoro del suo tempo ma assolutamente impossibile da incasellare, coi suoi cambi di tono, i suoi testi elettorali e la sua follia decadente.

Prodotto dall’etichetta indipendente Dorian, l’EP non ebbe gran successo sia per la proposta musicale troppo particolare sia per problemi di promozione; non esistono dati di vendita ma Gregor Davidow afferma di averne vendute tre copie rubate dopo un suo comizio fuori dalla cattedrale di Notre Dame nella Pasqua del 1980, invece mancano completamente dati sull’effettivo peso politico dell’operazione. In ogni caso tra i pochi estimatori del progetto vi fu un certo Malcom McLaren, scappato a Parigi dopo la morte di Sid Vicious.

Intanto il fuoriuscito chitarrista Peter Ogi non se ne sta con le mani in mano e fa uscire l’LP “OGI”, altro misconosciuto capolavoro wave prodotto proprio dal burattinaio dei Sex Pistols (che ne firma anche i testi, che a differenza di quelli di “The Party” sono quindi in inglese corretto), spinto dall’irresistibile e innovativo singolone cabaret-post-punk “Resist Dance”.

Anche qui chitarroni, propaganda ironica, sciovinismo e sperimentazione, in un disco di appiccicosissimi inni synth-wave che ricordano i DEVO più ieratici e le più schizofreniche produzioni pop ottantiane, peccato rimanga l’unica opera solista dell’ungherese (a parte un singolo e un paio di cassette semi-carbonare dei primi anni ’90 uscite in Ungheria).

Davidow invece non si ferma anche se per i posteri rimangono solo due demo incisi tra il 1980 e il 1981: la dimenticabile “Eden Was a Garden” e il molto più interessante flusso ragga-wave di “Adieu”.

Un processo artistico così socialmente maturo non poteva che portare all’abbandono totale della materia musicale per approdare alla politica pura, nasce così l’Overnational Social Party e The Atheist Chrurch: la prima (denominata anche casa del rifugiato universale) è una formazione anticristiana e antinazista che punta alla dominazione sessuale e alla guerra civile totale, “un putsch ateista di illuminati” per farla breve, mentre la seconda è un’innovativa religione che sottolinea l’egualità tra gli individui, l’assenza di peccati e dei concetti di Paradiso e Inferno, esalta la pornografia, vieta il sesso DOPO il matrimonio e celebra il culto di David Bowie (epoca trilogia berlinese)!

L’eredità spirituale definitiva di questo gigante del pensiero libero è sicuramente la rock-operetta “The Cosmic Bargain”, una saga industrial con un libretto pregno di politica, privazioni, nudità, massoneria e scarpe di pelle; iniziata nel 1988 e terminata solo nel 2014, trasformata in seguito in una serie di lunghi video dalla regia degna di un Lynch con allucinazioni da gulash.

Il regista di questi assurdi videoclip è il chitarrista della band, Sir David O’Clock (fu 8.03 ed anche lui è un ottimo amico di penna) che negli anni ’80 si è riciclato come thereminista in oscuri progetti horror-ambient.

E chi proprio fosse conquistato può provare l’ultimissimo progetto solista di 888, Dr. Bardo, una serie di infiniti video ipnotici caratterizzati dal suono fatato della lingua ungherese, ideali per chi soffre d’insonnia e voglia cadere in un lunghi sonni ristoratori solo occasionalmente interessati da crisi di sonnambulismo omicida, oppure le varie sperimentazioni fotografiche per stomaci forti.

Se il connazionale Geza X nel suo unico disco se la prendeva proprio con gli ungheresi, la vita intensa e l’opera instabile degli SPIONS sono lì a dimostrarci che la buona musica strana può arrivare veramente da qualsiasi posto del mondo, persino dall’Ungheria, pardon, dal Patto di Varsavia.

Discografia

  • SPIONS – Russian Way Of Life/Total Czecho-Slovakia (1979, Egg, 62 596, 7”)
  • SPIONS Inc. – The Party EP (1979, Dorian, DOR 6002, 12”)
    • A1 Never Trust A Punk
    • A2 Race Riot
    • B1 Marlene – Just A Machine
    • B2 Nevada Propaganda
  • SPIONS – Menekülj Végre (2009, 1G Records, 1G2009103020-2, CD)
    • 01. SPIONS – Jump, Alex
    • 02. SPIONS – Menekülj Végre I
    • 03. SPIONS – Menekülj Végre II
    • 04. SPIONS – Anna Frank
    • 05. SPIONS – Emlékképek
    • 06. SPIONS – I At Home
    • 07. SPIONS – Mark Bolen
    • 08. SPIONS – Nirvána
    • 09. SPIONS – Total Czecho-Slovakia
    • 10. SPIONS – Russian Way Of Life
    • 11. Peter Ogi – ResistDance
    • 12. Peter Ogi – TestPilot

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