Silvio Berlusconi canzoni

Silvio Berlusconi. Basta la parola, come diceva la bella Barbara Bouchet nello spot del confetto Falqui. Il solo nome immerge il lettore in un universo a sé stante, regnato da quello che, a conti fatti, è stato nel bene e nel male il personaggio più influente e chiacchierato dell’ultimo trentennio di storia del paese.

Molto si è scritto e detto riguardo la vita dell’ex Cavaliere: interpretazioni, biografie, riviste, editoriali, talk show, prosopopee, saggi, sentenze, morti che parlano, muri che hanno le orecchie e chi più ne ha più ne metta. Molto odio è stato sfogato e molte adulazioni sono arrivate in un confronto che ha trasformato l’Italia in un grande stadio, o in una grande Piazza del Campo vista la correttezza, con fazioni pro e contro e vere e proprie risse manco fossimo al palio di Siena. Vigile sulla battaglia, il faccione sornione del Silvione, che con il suo sorriso a 2000 denti bianchissimi, i suoi modi guasconi e le sue catch phrase alla «mi consenta», come l’araba fenice è sempre strato pronto a risorgere dalle sue ceneri, per il dolore degli uni e la gioia degli altri, in un eterno ritorno che dura ancor oggi nel 2017.

Orrore a 33 Giri colma una lacuna nel corpus critico-letterario dedicato a Silvio Berlusconi: diversamente da quanto già fatto dai canonici siti d’informazione e discussione, proponiamo infatti l’epopea berlusconiana dal punto di vista che più ci si addice, quello musicale, ripercorrendo cinque diversi aspetti della vita del controverso imprenditore, politico e latin lover (o “utilizzatore finale”, a seconda dei punti di vista) accompagnandoli con cinque perle di orrore, ovviamente nazional popolare.

5. Berlusconi e i media: New Glory – Sorrisi (1985)

Non potevamo esimerci dall’iniziare questo viaggio alllucinante con la mitica “Sorrisi”, vera e propria colonna sonora dell’avventura di Silvio nel mondo dei media. Prima di entrare in politica, Berlusconi era infatti un imprenditore molto rispettato e i suoi modelli d’impresa e comunicazione erano considerati da buona parte della critica come vincenti e moderni.

La spregiudicatezza e l’innato fiuto per gli affari lo avevano portato ad occupare, a partire dalla fine degli anni ’70, un posto prominente in un mercato rapidamente in espansione come quello dei mass media. Il risultato: tre reti private più una galassia di emittenti locali, frequenze accaparrate tra innovazioni, come il concetto di syndacation, e sgarbi o movimenti nella zona d’ombra dell’illegalità vera o presunta, librerie video rifocillate di nuovi contenuti impensabili da vedere sulle frequenze lottizzate e ancora troppo bacchettone di mamma Rai, un giusto mix tra nuovi conduttori emergenti e vecchie glorie, su tutti sua maestà Mike Bongiorno.

L’ingresso nell’editoria e l’acquisto della gloriosa rivista TV Sorrisi e Canzoni catapultarono a tutto tondo l’allora Cavaliere nelle case di tutta Italia. Proprio a questa rivista è legato il brano “Sorrisi”, tema dello spot del settimanale sulle reti Fininvest realizzata su misura nel 1985 dai New Glory, un gruppo elettro-pop costituito dai carneade Leo Fabrizio e Lorenzo Lavagetti, su testo di Vincenzo Spampinato che negli anni ’80 diede alla luce un piccolo numero di pezzi di genere ma che legò indissolubilmente il proprio nome a questa mitica canzone.

Già intravediamo giri di synth e sonorità volutamente maestose che avrebbero marchiato a fuoco la produzione parallela di musiche legate alle aziende e ai partiti di Berlusconi per gli anni a venire, così come le voci corali pompate, le spianolate anni ’80 e testi infarciti di richiami alla grandezza del singolo individuo e alla sua autocelebrazione collettiva nell’empireo della grande famiglia, in questo caso di Sorrisi. Tutti topoi che ritroveremo molto spesso nelle strategie comunicative di Sua Emittenza, così allora lo chiamavano, che a onor del vero colsero nel segno, visto il piacevole ricordo e la nostalgia che caratterizza la stragrande maggioranza degli italiani al pensiero di quegli anni, così luminosi in superfice ma inquietanti nel sottobosco.

Music is the show
with Sorrisi Superstar
you’re the best in the world
my Sorrisi and Songs, I love you. 

Degna di menzione, nel panorama musical-mediatico del mondo Fininvest, anche la famigerata “Sorrisi is Magic” (1991) scritta da Luca Jurman e interpretata dai fratelli La Bionda, colonna sonora del Gran Premio Internazionale dello Spettacolo, o più prosaicamente I Telegatti, manifestazione in voga fino alla fine degli anni ’90 sul modello degli Emmy Award americani, che ci ha regalato perle indimenticabili sul palco e sugli spalti e ci ha lasciato una misconosciuta walk of fame in un anonimo porticato di Largo Corsia dei Servi a Milano, all’esterno dell’allora sede di TV Sorrisi e Canzoni. Una parte della città piombata nell’oblio (del resto la discesa agli inferi è un archetipo ricorrente nell’epica berlusconiana) ma anche una fermata obbligatoria per tutti gli amanti del “passaggio alternativo” nella città meneghina.

4. Berlusconi e lo sport: I Fans – Milan Milan (1989)

Negli anni d’oro del primo berlusconismo le passioni degli italiani erano tre: la prima, che non si dice, la seconda, la televisione, la terza, il calcio. Se della prima parleremo più avanti e della seconda abbiamo già parlato non possiamo che indulgere sulla terza.

Anche qui infatti la longa manus di Berlusconi calò nell’ormai lontanuccio 1986. Personaggi: una squadra milanese dal passato glorioso ma dal presente burrascoso fatto di retrocessioni e di rischi di bancarotta, l’A.C. Milan; un presidente un po’ frizzantino, Giussy Farina; l’ingombrante (in tutti i sensi) mormorata presenza di Bettino Craxi alle spalle; tifosi in attesa di rivalsa, inferociti e frustrati da un decennio di scoppole e di magre figure, vessati dagli sfottò dei cugini nerazzurri e inesorabilmente legati al ruolo di seconda squadra di Milano. Ce ne sarebbe per scrivere un libro alla John Grisham. MA ecco che, come un messia, appare il Cavaliere e la sua schiera di prodi scudieri:

«Non so più se è stato un atto di amore o una follia. Ma penso proprio che il cuore abbia prevalso sulla ragione. Ecco, ci siamo messi una mano sul cuore e abbiamo deciso di anticipare i tempi» (Paolo Berlusconi)

La trama la conosciamo tutti: Silvio Berlusconi sbarca nel mondo del calcio a suon di miliardi, si accaparra i talenti più fulgidi del panorama calcistico dell’epoca a cominciare dai Tre Tulipani Ruud Gullit, Marco Van Basten e Frank Rijkaard, sovverte le regole del mercato, impone un nuovo modello aziendale di calcio, sbarca negli sport minori e fa più danni di un tornado, di fatto uccidendo il panorama pallavolistico, rugbystico e del baseball milanese, crea un vero e proprio brand parallelo alle vicende sportive della squadra, una grande famiglia unita sotto i colori rossoneri, rilanciando un giornaletto dal nome inquietantemente profetico Forza Milan!, che ripercorreva settimanalmente la vita sportiva e privata dei calciatori, galà natalizi, strass e paillettes. Poteva mancare la colonna sonora? Certo che no.

“Milan Milan” è forse, nella galassia degli inni calcistici, quello più immediatamente riconoscibile da tutti, se non altro per il bombardamento mediatico che le reti Fininvest, aggiudicatesi i diritti di trasmissione dell’allora Coppa dei Campioni, poi Champions League, ne facevano su base settimanale. La canzone, uscita con la generica paternità de I Fans, era stata in realtà ideata dall’amante delle ripetizioni nei titoli Tony Renis e musicata in collaborazione con Massimo Guantini e con il grande Augusto Martelli, su ispirazione diretta e a giudicare dalle lyrics un po’ bambinesca di Silvio Berlusconi, che leggenda vuole essere l’autore non accreditato del testo.

Camminiamo noi
accanto ai nostri eroi
sopra il campo verde
sotto il cielo blu.

Curioso anche che, a fronte degli svariati successi del Milan berlusconiano, il pezzo sia stato augure di malanni, menzionando l’unico traguardo sportivo non raggiunto, la vittoria del ventesimo scudetto e la conseguente seconda stella.

Conquistate voi
una stella in più
a brillar per noi
e insieme cantiamo
Milan! Milan! Solo con te!
Milan! Milan! Sempre per te!

La versione qui recensita non è ovviamelnte la seconda, più moderna, strumentale e, se vogliamo, forzista, bensì quella tamarra e veloce degli anni ottanta, con stamburate, trombette, possente voce corale e riferimento alla violenza negli stadi stile “Saltellare” di Amadeus.

Con il sogno che
la violenza no-ooo
non ci sporchi mai
insieme cantiamo: Milan! Milan! Solo con te!

Un pezzo che, seppur con qualche restyling, ha resistito alla prova del tempo e viene riproposto ancora ai giorni nostri, in cui il sogno del Milan berlusconiano ha beffardamente preso le tinte di uno dei pochi regimi comunisti rimasti al mondo, la Cina. Del resto quando la concorrenza è rappresentata da Emis Killa e Saturnino i margini di successo sono ampi per chiunque.

3. Berlusconi e la politica: Renato Serio – Forza Italia (1993)

L’avventura politica di Silvio Berlusconi è di sicuro la più controversa. Fiumi d’inchiostro si sono consumati su di essa. Non vogliamo aggiungere nulla di più al dibattito politico ma, del resto, non possiamo esimerci dall’analizzare il famoso inno “Forza Italia”.

Limitiamoci alle premesse storiche: nel 1993 Berlusconi decide di “scendere in campo”, mutuando non a caso una frase dal contesto calcistico nel quale aveva già mietuto enormi successi. Il programma, a grandi linee: rendere la nazione efficiente come un’azienda del gruppo Fininvest. Una schiera di volti nuovi dati in pasto a una platea politica desiderosa di voltare pagina dopo l’esperienza di Mani Pulite.

Accanto alla facciata politica, una campagna di comunicazione come mai si era vista in Italia, ideata delle vulcaniche menti di Publitalia (la concessionaria esclusiva di pubblicità del Gruppo Mediaset in Italia). A fare da collante il famoso motivetto musicalmente composto dal maestro Renato Serio, artista di spessore che vantava collaborazioni con nomi noti della musica (Renato Zero e Francesco De Gregori, per nominarne alcuni) e della macchina da presa, con il testo di Berlusconi in persona. Lo stile in effetti è proprio quello che ormai conosciamo bene:

Forza alziamoci 
il futuro è aperto entriamoci 
e le tue mani unite alle mie 
energie per sentirci più grandi – grandi
Forza Italia mia che siamo in tanti a crederci 
nella tua storia un’altra storia c’è 
la scriveremo noi con te

La strategia era chiara: se il messaggio pubblicitario rimane impresso anche e soprattutto grazie al jingle, lo stesso dovrà pur funzionare con la politica. Il top per un partito che non voleva apparire come tale, a cominciare dal nome. Un testo semplice, una musica melodica trionfante ma rassicurante, il solito senso berlusconiano di appartenenza e messaggio positivo messianico, questi gli ingredienti di base.

Dai Forza Italia
che siamo tantissimi
e abbiamo tutti un fuoco dentro il cuore
un cuore grande che
sincero e libero
batte forte per te.

A rendere il tutto assolutamente improbabile, se visto con la lente del tempo, un videoclip in cui immagini di militanti di Forza Italia e scorci di Milano erano sovraimpresse da testo e font karaoke presi direttamente dalla trasmissione di Fiorello, che, ripetendo un linguaggio semioticamente noto, faceva sentire tutti i telespettatori parte della grande rinascita italiana. La tecnica di convincimento si è ripetuta lungo tutta la carriera politica berlusconiana, passando per altri capolavori canterini come “A Silvio (meno male che Silvio c’è)” , “Azzurra libertà” e “La pace può” con alterni successi. Al netto dell’appartenenza politica, l’occhio della storia non può tuttavia negare che, per quei tempi, la strategia comunicativa si rivelò diabolikamente geniale.

2. Berlusconi e la musica: Mariano Apicella – Meglio Una Canzone (2003)

Nella folta schiera della corte dei miracoli di Silvio Berlusconi, quella di Mariano Apicella è una delle presenze più inspiegabili. Intendiamoci: Silvio non ha mai fatto mistero di amare la musica e il bel canto. Lo testimoniano gli investimenti in campo musicale, con l’allora Five Records, ora RTI Music ma, soprattutto, il suo ben noto passato da cantante sulle navi Costa Crociere assieme al fido scudiero Fedele Confalonieri.

Ciò che rimane oscuro è che cosa abbia fatto scattare la scintilla che lo unì artisticamente allo sconosciuto menestrello napoletano, il quale, armato di chitarra, camicia bianca e stempiatura d’ordinanza diventò uno degli ospiti fissi delle notti sarde di Villa Certosa e del banco dei testimoni nelle vicissitudini processuali berlusconiane. Un sodalizio che vide il suo culmine con la realizzazione a quattro mani dell’album “Meglio una canzone” con le musiche di Apicella e i testi di Berlusconi, trainato dal singolo omonimo ormai classico di questa grande storia di musica. Tema principale: l’amore! E che altro avrebbe potuto essere visto l’humus culturale in cui la canzone ebbe i suoi natali?

Ammore, ammore mio mon amour
‘O sai nun ta aspettavo proprio chiù,
e te volevo scrivere na lettera però… Aggiu pensato
meglio ‘na canzone pecche no?
Tenevo a voglia pazza e te vedè
tenevo a voglia pazza e te vasà
vasà ‘sta vocca bella ca chi bella nu ce sta,
vasà ‘sta vocca doce ca chi doce nun ce sta.

La musica è di quelle che si sentono in ogni viuzza di Ischia, gli accordi elementari richiamano vagamente le atmosfere di film alla Maruzzella e le parole tendono a rimanere in testa più che altro per la loro disarmante semplicità. Fosse stato interpretato vocalmente da Silvio, accompagnato da Confalonieri, allora probabilmente staremmo parlando di un’altra storia, ma certi sogni è giusto rimangano solo tali.

E mo ca tu stai ca nu saccio caggia fa,
si aggia ridere o chiagnere,
pecché e na felicità ca tu mo dici a me,
te voglio bene e voglio sul a te.

E mo ca tu stai ca nu saccio caggia fa,
si taggia fa senti chesta canzone,
e quando tu, vasav stu guaglione sultanto un anno fa,
ricenn chianu chianu,
ricenn doce doce,
ammore ammore mio mon amour.

1. Berlusconi e le donne: Maryshtell La Polanko – Tu Estas Hecha y Yo Soy Natural (2017)

Questo nostro lungo viaggio non poteva che concludersi nei “golfi e seni” degli scandali sessuali di Berlusconi.  Come per la politica, consideriamo questo tema trito e ritrito e su di esso non ci soffermeremo in particolare. Rimane comunque il fatto che la schiera di starlette, soubrette, olgettine e presenze femminili varie che hanno caratterizzato la croce e delizia del Silvio nazionale non poteva esimersi dal partorire i suoi orrori musicali.

La rappresentante in seno, per continuare la metafora, è per nostra scelta Maryshtell La Polanco. Presunta habitué dei bunga bunga, in seguito pentita e poi redenta, un passato da comparsa televisiva a gambe scoperte (la ricordiamo in particolare a Colorado ma, soprattutto, a La Pupa e il Secchione), un altro da ex di Gianluca Vacchi quando ancora il grande pubblico non se lo filava, la procace domenicana ha ecentemente debuttato nel mondo musicale, forte di una passione a suo dire ben datata: «Ho sempre amato il microfono» (proprio come il nostro cervello in fuga Tata Golosa) ha affermato la showgirl a Casa m20, il programma radiofonico di Fabio De Vivo.

Il pezzo d’esordio “Tu Estas Hecha y Yo Soy Natural”, s’infila idealmente nel classico solco delle canzoni latinoamericane interpretate da starlette sulla via del tramonto, un cliché trito e ritrito cui va l’attenuante in questo caso dell’uso dello spagnolo, essendo La Polanco originaria della Repubblica Domenicana. La canzone è un attacco diretto a una soubrette sudamericana famosa in Italia, della quale peraltro Maryshtell si rifiuta di fare il nome «per non avere problemi legali», tacciata dall’interprete di essere un involucro di silicone, talmente rifatta da sembrare Michael Jackson. Chi ha orecchie per intendere, intenda… Non certo un dialogo sui massimi sistemi quindi, ma che altro avremmo potuto aspettarci?

Ella se cree que es bonita
a Michael Jackson es ugualita

L’attacco frontale arriva però nel ritornello, dove alle curve di silicone La Polanko oppone le sue forme bombastiche e naturali:

Hecha, me quisiera matar
Porqué estas hecha, yo soy natural
Hecha, me quisiera matar
Porqué estas hecha, yo soy natural

La canzone fu pubblicata su Youtube nel marzo del 2017, assieme a un video fatto di puro edonismo e siparietti di sfottò ambientati in una clinica estetica, tra massaggi sciogli cellulite e iniezioni di botox. Una vera meraviglia! Del resto siamo sicuri che scontri di questo tipo, non solo musicali, l’abbiano fatta da padrone tra siffatte vestali in un ambiente avvelenato come quello in cui si svolsero dal vivo.

Ay Ay, Silicon Val, hecha hecha hecha viene de Silicon Val
Ay Ay, Silicon Val, hecha hecha hecha viene de Silicon Val

2 Commenti

  1. “…crea un vero e proprio brand parallelo alle vicende sportive della squadra, […] un giornaletto dal nome inquietantemente profetico Forza Milan, che ripercorreva settimanalmente la vita sportiva e privata dei calciatori…”

    Devo correggervi: ‘Forza Milan!’ (con il punto esclamatico) non nacque dalla longa manus del fu cavaliere, ma era nelle edicole fin dal 1963, dai tempi di Rocco, Rivera e Altafini. Mentre sulla faccenda del “nome inquietantemente profetico”, in realtà già nel 1987 -cioè sei anni prima della nascita della creatura berlusconiana- , la Democrazia Cristiana si era inventata lo slogan politico “Forza Italia!” 🙂

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