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Sandro Giacobbe – Lenti a Contatto (1978 – LP)

Sandro Giacobbe Lenti a ContattoParlare di Sandro Giacobbe su queste pagine è un po’ come sparare sulla Croce Rossa: questo ragazzone dalla chioma fluente e gli occhi azzurri, voce pulita ma potente ed un fisico da marcantonio incantava sia le ragazzine precoci sia le signore più attempate nei primi ’70, sfornando decine di singoli di successo. Spopolò con canzoni melodiche tanto accattivanti all’epoca quanto imbarazzanti se risentite con l’orecchio smaliziato di oggi. I suoi brani più famosi, “Signora Mia”, “Gli Occhi di Tua Madre”, “Bimba”, ritraggono onestamente lo stereotipo del solista tormentato dai sentimenti (sdolcinati) ma che sapeva cantare l’amore con la “A” maiuscola.

Sandro era l’incarnazione-prototipo di un giovane che tutte le mamme avrebbero voluto come consuocero (e le loro figlie come fidanzato), giacché Claudio Baglioni era ancora uno sbarbo acerbo e introverso, quindi ancora troppo cantautore e poco sex-symbol.

Dopo l’immancabile partecipazione ad un Sanremo (quello del 1976 in cui arrivò terzo con “Gli Occhi di Tua Madre”), Sandro sentì probabilmente la necessità di cambiare registro adattando la sua immagine ad una musica meno prevedibile del solito e più aderente a certi aspetti della realtà contemporanea, per cui si fece scrivere un intero LP (meno una canzone, scritta da lui e da Leonardo Malvica) dalla coppia supercollaudata Daniele PaceOscar Avogadro per il team di Caterina Caselli e la sua CGD. Il risultato è appunto “Lenti A Contatto” del 1978.

Vi dico solo che quando all’epoca captai per la prima volta la title track alla radio non potevo credere alle mie orecchie: Sandro Giacobbe che canta (o sembra che canti) un verso come “Io non ti ho mai chiesto la fica / è una cosa troppo logica” non mi sembrava possibile in questo mondo, eppure…

Certo non tutti sapevano che Daniele Pace era anche uno dei “misteriosi” Squallor (e questa è probabilmente farina di quel sacco), ma che avesse convinto il belloccio di Genova ad interpretare una roba così volutamente equivoca mi risulta ancora oggi difficile da credere.

Il disco si apre con “Volare Via”, classico pezzo Giacobbiano uscito anche su 45 giri, poi si cominciano ad intravedere alcune timide metafore sul mondo dello showbiz nella successiva traccia Il Pozzo Dei Miraggi”:

Il pozzo dei miraggi è sempre là
ma il secchio l’ho buttato

un menestrello come vuoi
ma basta che ti piaccia
ma quando mi ritrovo solo un uomo
nel mio cilindro non c’è niente
un letto per dormire
la mia foto sopra la patente.

Segue un’altra traccia trascurabile ed arriviamo fino al capolavoro della facciata A: “Nina”, ritratto acquerellato della vita di un transessuale con prole:

Nina
non la cercate di mattina
perché ha una moglie e una bambina
a cui vuol bene più di prima
Nina
diventa bella con la luna
e quando un’auto si avvicina
meglio di lei non c’e nessuna.

In pratica uno spaccato di vita Pasoliniana cantato con (finto) candore su un ritmo leggero in cui si avverte anche un tocco di Mario Lavezzi qua e là.

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“Lenti a Contatto” che apre la facciata B è l’exploit di cui sopra: musicalmente più curata del resto dei brani del disco, parla attraverso le memorie scombinate di un adolescente con velleità ribelli (nel testo si allude ad una manifestazione con lancio di lacrimogeni e carica della polizia) e succube di tempeste ormonali, che si faceva la prima fidanzatina nelle carrozze dei treni ma che poi viene scaricato per un altro, su cui si vendica con perfidia urinando nelle sue scarpe (!!!):

E nel mio letto
Adesso dorme quel signore lì
Io per dispetto
Nelle sue scarpe faccio la pipì

Segue refrain di cui già detto sopra, cantato dissimulando furbescamente la “parolina” con la parola “Africa” (non ci sono i testi nella busta interna per cui ognuno sente ciò che vuol sentire…). Morale: tira più un pelo… Che l’impegno sociale? In ogni caso arriva lo sconsolato rimedio:

Mille ragazze riempion le piazze
Ciao Annamaria!
Oggi mi faccio tutto da solo
Giù alla ferrovia

A suggello della B-side un’ultima perla: “Dietro ai Rami del Ciliegio”, in pratica un mash-up di due brani di Lucio Battisti del 1975: “Un Uomo Che Ti Ama” e “Dove Arriva Quel Cespuglio”; di quest’ultima Giacobbe, oltre al rimando del titolo, copia spudoratamente l’intonazione vocale. Peccato che Daniele Pace non fosse Mogol, quindi le parole del testo sapevano veramente di pochino. Disco scarso anche a livello di vendite (45 giri a parte), fu un passo falso che venne comunque dimenticato con il successo di “Sarà La Nostalgia” del 1982, canzone leggera come una piuma che riporterà il nostro Sandrone in cima alle classifiche e lo farà veleggiare nell’etere canzonettaro ancora per un lustro a venire.

Ehi Sandro, una domanda: ma le lenti a contatto servono perché si diventa ciechi a fare quelle cose alla ferrovia da soli? Vabbeh, vado a risentirmi “Pompa” degli Squallor, tanto per rivendicare la mia appartenenza musicale… Noblesse oblige!

Tracklist:
01. Volare Via
02. Il Pozzo Dei Miraggi
03. E Lo Sai
04. Nina
05. Stringimi Di Più
06. Lenti A Contatto
07. Puoi
08. C’è
09. Dietro Ai Rami Del Ciliegio

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