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Rita Pavone – My Name Is Potato (1977 – 7″)

rita pavone my name is potatoNel 1977 Rita Pavone si era da quasi un lustro scrollata di dosso l’etichetta di “piccola peste” del pop italiano per evolversi in una performer più matura e poliedrica, lontana ormai dall’iconografia della scatenata beat girl con il collettone che l’aveva resa famosa negli anni ’60, anche se proprio per questa sua peculiarità, la sua fama all’estero era all’epoca eguagliabile solo a quella della Pausini dei giorni nostri.

In Italia però il momento non era facile per la piccola ma tenace torinese: il suo carattere forte e risoluto e le sue scelte personali le avevano fatto tabula rasa attorno a causa dei suoi continui attriti con i media. Si trovò prima a combattere con la stampa che criticò il suo matrimonio con il potente patron Teddy Reno, poi ruppe con la casa discografica che l’aveva lanciata all’estero (dalla RCA passò non senza strascichi alla Ricordi), infine querelò i funzionari RAI, colpevoli di aver mandato in onda Alighiero Noschese con una sua imitazione. In quell’anno la RAI le affidò comunque uno show in prima serata, “Rita ed Io”, assieme al compianto Carlo Dapporto, in cui la Pavone non dimostrò soltanto grandi doti vocali ma anche di essere una performer a tutto tondo, spaziando dal canto al ballo al siparietto comico, il tutto con grande slancio e simpatia.

La sigla finale del programma consisteva in un cartone animato dello studio Bozzetto che dava corpo al soggetto del brano: in pratica un’ode alla patata, intesa come tubero, ovviamente!

La musica, arrangiata da Franco Micalizzi parte con un fingerpicking acustico davvero inusuale per l’epoca, che lascia poi spazio al dialogo tra la cantante e una patata dolce (sic!) con testo che in pratica potrebbe essere un jingle pubblicitario del consorzio coltivatori diretti, e che infine esplode nel catartico ritornello urlato a squarciagola: “My name is potato!!!!”

Tu sei la patata
Oggi rinomata
L’accento un po’ straniero
Dell’americano impero

Seguono una caterva di allegre ovvietà tracimanti nel delirio quali:

Tu, oh! Tu
Non sei un animale non mangi né carne né erba né uova
Ti nutri soltanto di terra sola

Sei la patata
Se ti parlo la tua voce
Mi risponde stranamente con accento straniero:
My name is potato!!!

La voce della scorbutica patata che per tutto il brano puntualizza e critica strofe e pronuncia della Pavone sembra quasi essere del conduttore sportivo Dan Peterson (comunque non essendo accreditato potrebbe essere anche di Don Lurio per quanto ne sappiamo), ma la cosa ammirevole è il tiro molto ameregano della canzoncina, crediamo destinata ai ragazzi (pochi) a cui veniva concesso il privilegio di restare alzati la sera fino alle 22:30. Si percepisce l’influenza della musica pop d’oltreoceano ormai familiare alla nostra Rita, un’altra cosa insomma rispetto a sigle TV come “Isotta” di Pippo Franco o “Il Trenino” di Christian De Sica, qui si mastica una chewing gum al gusto di Cipster un po’ scontata a livello di testo ma deliziosa nella sua disarmante concettualità poppy-art, soprattutto per merito del video della sigla.

Diamo infine alla nostra amata Pel di Carota il merito di un’insolita coerenza vegetariana, avendo prima decantato in veste maschile le virtù della pappa al pomodoro di Gianburraschiana memoria, poi qui quelle della patata ben prima dell’avvento di Rocco Siffredi nella pubblicità. Perle vegane come questa meritano di essere sepolte nell’orticello dietro casa ed innaffiate con cura, se il raccolto andrà bene vi invito tutti a cena a casa mia che poi facciamo il ballo del mattone.

1 Commento

  1. Potrei sbagliare, ma mi pare proprio che “Rita ed io” andasse in onda prima del telegiornale, non dopo. Qundi non si trattava di rimanere alzati fino alle 22.30.

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