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Ricchi e Poveri – Un Diadema di Ciliege (1972 – 7″)

Ricchi e Poveri - Un Diadema di CiliegeEstrema emanazione dello stile “agriturismo-folk” che, in virtù del successo di “Che Sarà” (1971), contraddistingueva gran parte del repertorio del gruppo ligure, all’epoca ancora composto da quattro elementi (Marina Occhiena sarà compagna di acuti con la brunetta Angela fino al 1981) e non solo (“Montagne Verdi” di Marcella Bella ne è un ottimo esempio).

Un flauto e una chitarra fanno da base a questo affresco biologico al sapor di Tavernello rosè. Un borgo sperduto, gatti che sonnecchiano, la bella contadina, il fabbro che l’ama, i balli nella vigna fino a notte fonda. In mancanza di un solitario De Beers, lui regala a lei un prestigioso diadema di ciliegie. Che poi, diciamola tutta, se ti vien fame te lo puoi pure mangiare!

Fin qui tutto bene, sempre che non siate già stati divorati dai tafani.

Ma la ragazza non gliela dà perché vuole almeno un fottutissimo solitario da mezzo carato! E al fabbro non resta altro da fare che abbandonare la pubblicità del Mulino Bianco e andare a lavorare in catena di montaggio nella grande città.

L’auto-plagio è palese, ma se in “Che Sarà” si toccavano corde più profonde (e poi c’era anche l’intensa interpretazione di José Feliciano), qui tutto ha il sapore di un romanzetto d’appendice nonché della presa per il culo. E non migliora certo la situazione il fatto che, a questo punto, il testo diventi abbastanza incomprensibile.

Il neo-operaio riceve una lettera che lo prega di tornare sui monti altrimenti qualcuno piangerà. Lui parte e rivede il cielo blu e i ciliegi rimastigli nel cuore. Poi si parla di un angelo che lo sveglierà e avrà per sempre un diadema di ciliegie. Eh??? What???

Lui è forse morto schiacciato da una pressa e il ritorno al paesino è una metafora dell’ingresso al paradiso? O forse è morta lei per indigestione di ciliegie (o noia, o più probabilmente alcolismo) e lui la rivede sotto forma di creatura angelica?

Cielo blu del mio paese
quattro case e niente più
quattro gatti al sole lassù
fiori rossi dove stai tu
ero il fabbro del villaggio
eri la più bella tu a
io piegavo il ferro ma
pieghi il cuore tu
ballavamo nella vigna
con la luna ed il falò
ed i vecchi a ricordar
l’ora che passò
Un diadema di ciliege
misi sui capelli tuoi
misi sui capelli l’unico gioiello che
posso dare a te
ma un treno passa un treno va
grande città sei sola là
ma amore un vero gioiello andrai
mi aspetterai
poi la tua mano si spegne laggiù
bianca farfalla che non vola più
che non vola più
la catena di montaggio
lega tutti i giorni miei
la catena che ci lega
no, non si spezzerà
no, non si spezzerà
M’hanno scritto dal paese
dicono che lì non va
dicono ragazzi torna presto
torna senno figlio piangerai
cielo blu del mio paese
oggi io ritorno da te
i ciliegi sono lassù
nella terra
Tu va un angelo ti sveglierà
un angelo ti sveglierà
e il cielo ti porterà
un diadema di ciliege
e per sempre tuo sarà.

La canzone, ovviamente, arrivò in finale piazzandosi undicesima, risultato non eclatante ma neanche disprezzabile, ed ebbe un buon successo commerciale.

Ricchi e poveri un diadema di ciliege

È incredibile come in Italia il genere “agriturismo-folk”, seppur di nicchia e tra alti e bassi, continui a sopravvivere; ne è un esempio la “splendida” “Voglio Andare A Vivere In Campagna” di Toto Cutugno.

È doveroso ricordare che il testo è stato scritto dal grande Romano Bertola, pubblicitario torinese autore di alcuni tra i più celeberrimi jingle dei caroselli, come per il Punt e Mes.

1 Commento

  1. io dire che la definizione giusta è agriturismo-bifolk (è brutta ma non ho resistito 🙂

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