Renato Zero L'Ormonauta presente 2009La produzione discografica di Renato Zero raccoglie momenti più celebrativi e altri più leggeri e scanzonati,  creando, soprattutto nei primissimi album, quel mix incredibile che a suo tempo gli valse gli strali dell’opinione pubblica e della critica più snob e che successivamente, una volta rivalutati, hanno acquisito il posto che effettivamente meritavano e meritano nel panorama musicale italiano.

Un mix che viene progressivamente meno nella produzione successiva, con la cosiddetta “maturità dell’artista” e anche l’evoluzione di un contesto culturale e sociale che vuole qualcosa di diverso (e Renato pagherà questa ricerca per tutta la seconda metà degli anni ’80, del resto).

Tuttavia questi momenti non sono mai venuti del tutto meno e gli ultimi album contengono alcune cosine niente male, degne di nota perché rispolverano il Renato d’annata e che sono ancora più preziose, perché basate meno su effettacci e rime prevedibili, con una scrittura degna delle migliori prove.

È il caso de “L’ormonauta”, contenuta in “Presente”, album del 2009 in cui Renato Zero torna ai fasti del tempo che fu, indossando i panni di un poverino affetto da un drammatico quanto singolare problema di natura sessuale. Già perché pare che il suo “cosino” non ne voglia sapere di rimanere dei pantaloni e costringa il poveruomo a strazianti amplessi con chiunque capiti a tiro.

Vista l’inutilità della medicina tradizionale per cercare di trovare un rimedio a questa libido incontrollabile al protagonista non rimane che rivolgersi ad uno psicologo per capire se tutto dipenda da un qualche trauma giovanile, scoprendo che il poveretto ha avuto in effetti un’infanzia sessualmente movimentata:

Scavi nel passato
se qualcosa mi ha turbato
nel bel mezzo di un’immacolata infanzia.

La mia portinaia
il mio maestro, la badante
lei lo sa com’è morbosa certa gente…

Hanno tutti quanti un pò abusato di me
quante prestazioni non sa
dovevo stare accorto
ma qualcosa è andato storto
Ho preso presto la mia verginità.

Di traumi effettivamente ce ne sono e tanti, tali che il protagonista del brano non si scompone neanche un po’ al pensiero di sedurre né sua cugina né, ovviamente, lo stesso dottore: «meglio improvvisare e lasciarsi attraversare, da quel brivido il più antico che c’è».

Arrangiamento sopraffino, testo elegante… un piccolo gioiellino, ecco. Forse, chissà, il nuovo “Fermoposta”?

L’ormonauta

Dormo poco e male
io fatico a respirare
ho problemi seri pure con la milza.
Soffro con il cuore
non riesco a digerire
certo che mi ci vorrebbe una vacanza.

Dottore dica, può chiamarsi vita la mia?
Perennemente in farmacia
pasticche creme gocce fiale ed altre
soluzioni, ma si può?

Scavi nel passato
se qualcosa mi ha turbato
nel bel mezzo di un’immacolata infanzia.

La mia portinaia
il mio maestro, la badante
lei lo sa com’è morbosa certa gente…

Hanno tutti quanti un pò abusato di me
quante prestazioni non sa
dovevo stare accorto
ma qualcosa è andato storto
ho preso presto la mia verginità.

Dica dottore
sarò mica grave?
Vorrei fermarmi
ma questo attrezzo non vuole.

Lei non ha nulla
per metterlo a nannà?
Mi dia una mano.

Risolveremo l’arcano
dottore caro,
mi sento depresso
già condannato
dall’ennesimo amplesso…

Troppe tentazioni
infinte le occasioni
un’allettante vetrina
mia cugina non mi sfuggirà… meschina!

L’unica speranza
di sedare queste angosce
è andare là dove nessuno mi conosce…

Lei che fà dottore?
s’è deciso, vuol seguirmi?
Ha davanti tutto il tempo per guarirmi.

Faccia la valigia
e lasci perdere Freud
di coscienze
ne ha stranite anche lui
meglio improvvisare
e lasciarsi attraversare
da quel brivido
il più antico che c’è.

Dottore dica
le sembro anormale?
La mia libido
non accenna a calare.

Dire male dell’amore è facile
se non lo puoi avere, toccare
senza sesso ma che vità è?

Dire male dell’amore è facile
se non lo puoi avere,toccare
ma se lo incontri tu lo seguirai

per sempre.

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Giuseppe Sanna

Sardo di Sardegna come il mare, i nuraghi e il mirto. Appassionato di musica d’autore, con ampie incursioni nella polifonia sacra e nell’opera lirica, ed abbondanti digressioni nel diversamente bello più improbabile. Cultore del festival di Sanremo.

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