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Pincapallina – Quando Io (2001 – singolo)

Pincapallina Quando ioIl quartetto dei Pincapallina nel 2001 salta dalla sponda bresciana del Lago di Garda al Festival di Sanremo. Il salto però è uno di quelli con il bungee jumping poiché il loro brano “Quando io” si posiziona, nella categoria delle Nuove Proposte, solo al quindicesimo posto (su sedici partecipanti).

A onor di cronaca, l’edizione del 2001 del Festival fu condotta da Raffaella Carrà assieme a Massimo Ceccherini, Enrico Papi e Megan Gale, e tra i “big” vinse Elisa con “Luce (tramonti a nord est)”, ma noi tutti lo ricorderemo per la peggior esibizione dei Placebo di sempre.

Il quartetto bresciano invece dovette lottare per quel penultimo posto, considerando che tra le nuove proposte nel 2001, solo per citarne alcuni, c’erano i Velvet, Paolo Meneguzzi e Francesco Renga, ma dovettero tutti soccombere alle note del brano “Stai con me (Forever)” dei Gazosa che, oltre a vincere il Festival, riuscì a rovinare l’estate a buona parte d’Italia.

Il gruppo, formato da Igor Gobbo (batteria), Luca Gallina (chitarra), Paolo Milzani (basso, nonché autore del brano) e da Annalaura “Aua” Avanzi (voce), arrivò a Sanremo preceduto dal singolo “Rock’n’Roll robot” di Alberto Camerini, una cover davvero originale e davvero poco sfruttata che in un’intervista la band giustifica così: “Questa scelta non è casuale: la freschezza di Camerini ci ha sempre colpito, e a lui ci associa un certo gusto… rockmantico”. Il fatto che il gruppo fosse prodotto da Roberto Colombo, accidentalmente lo stesso produttore di Camerini, sicuramente non influì minimamente sulla scelta, ma torniamo a Sanremo.

“Quando io” è un pop sdolcinato che si potrebbe collocare tra la diabetica “Tre parole”, di Valeria Rossi, uscita lo stesso anno (che magnifica estate) e degli ipotetici Baustelle felici. Leggendo attentamente il testo non si capisce effettivamente che cosa l’autore volesse dire, ma il fatto che «ti amo» sia ripetuto compulsivamente dall’inizio alla fine del brano ci fa capire chiaramente che almeno ci fu uno sforzo creativo non indifferente, come ammise la stessa band: “Si può classificare tra le canzoni d’amore; anche se abbiamo cercato di connotarla con caratteristiche di originalità”.

Nel ritornello scopriamo che suddetto amore è riferito a un uomo definito brutto, come se l’autore avesse voluto illuminarci con una sana iniezione di filosofia spicciola: non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace.

Calato il sipario del teatro Ariston di fatto dei Pincapallina si persero le tracce non prima però di pubblicare il loro primo e unico album che, visto il magro risutato al Festival fu più un obbligo contrattuale che un vero tentativo di lancio sul mercato pop italiano. Come potrete intuire il disco ebbe lo stesso successo del singolo, anzi, anche meno, con conseguente scioglimento del gruppo da li a poco. Ogni elemento però ha continuato la propria strada nella musica riscuotendo, tra alti (pochi) e bassi (tanti), un po’ di attenzioni nell’underground “pop” italiano (che, ebbene sì, esiste).

In fin dei conti i Pincapallina (a parte il nome raccapricciante) sono solo una delle tante meteore che passando per Sanremo ci hanno regalato canzoncine di dubbio gusto ma orecchiabili e che, in questo caso, mi riportano con i ricordi a quell’estate del 2001… e poi non riesco davvero a smettere di canticchiare questo maledetto ritornello:

Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto ride quando ci sei
Che cosa c’è di strano
Se ti dico che ti amo
Fatti miei

Quando Io

Quando io mangio un limone
Voglio che mi baci tu
Quando io vado a lezione
Voglio che mi insegni tu
Sono sotto effetto
Di un romantico dispetto
Quando io faccio rumore
Voglio che mi senti tu
Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto quel che è mio ti darei
Che cosa c’è di strano se ti amo
Se ti dico che ti amo
Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto ride quando ci sei
Che cosa c’è di strano se ti amo
Se ti dico che ti amo
Fatti miei
Quando io faccio le facce
Voglio che mi guardi tu
Quando io sono più dolce
Voglio che mi mangi tu
Quando mi domando sto attenta
E mi sorprendo
Quando io resto nascosta
Voglio che mi trovi tu
Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto quel che è mio ti darei
Che cosa c’è di strano se ti amo
Se ti dico che ti amo
Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto ride quando ci sei
Che cosa c’è di strano se ti amo
Se ti dico che ti amo
Fatti miei
Fatti miei
Sono sotto effetto
Di un romantico dispetto
Quando io devo partire
Voglio che mi pensi tu
Cosa c’è di strano se ti amo
Brutto come sei
Tutto quel che è mio ti darei
Che cosa c’è di strano se ti amo
Se ti dico che ti amo
Fatti miei
Fatti miei

2 Commenti

  1. ciao! garzie per la recensione “postuma” 🙂 … aua

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