Quali sono le peggiori canzoni italiane del 2017? Non è così semplice. Il 2017 è stato l’anno dei tormentoni, veri, tentati o inventati (in pieno clima da fake news). Giovani e meno giovani ad azzannarsi la giugulare in questa rat race per cercare di dividersi le briciole del music business che fu: quindi via al featuring selvaggio, all’affannoso presenzialismo sui social network o a discutibili partecipazioni al talent/reality show di turno. E se non “rappi” non ti si incula nessuno. Vabbè, è la moda e, state tranquilli, passerà anche questa.

in questa lotta tra (più o meno) poveri il vero vincitore indiscusso del 2017 (numeri alla mano) è una spelacchiata superstar che dall’alto della sua indiscutibile popolarità immaginiamo sogghigni beffardo, perché in fondo, nonostante non azzecchi un disco da eoni, lui è lui e gli altri non sono un cazzo. Difficile dargli torto.

Ecco quindi le 20 peggiori canzoni italiane del 2017; brani che più ci hanno colpito sotto la cintola, forse non i più brutti (siamo sicuri?), ma certamente i più molesti. Buon ascolto!

20Tiziano Ferro – Lento/Veloce

La voce calda e passionale di Tiziano Ferro non è mai suonata così forzata e artificiosa come nella versione primavera-estate presentataci in “Lento/Veloce” . La canzone non ha una direzione precisa ma sembra un agglomerato di melodie e beat messi insieme dalla commissione marketing della Universal per svecchiare il sound del Tizianone, così come il video, o meglio il lungo spot pubblicitario di 3 minuti. Il massimo risultato con il minimo sforzo.

19Takagi & Ketra feat. Lorenzo Fragola e Arisa – L’esercito del selfie

Un testo giovane per una canzone giovane con degli interpreti che piacciono ai giovani, e quindi per la legge del contrappasso nel video spunta anche il “nongiovane” Francesco Mandelli a fare le veci di Lorenzo Fragola in un appiccicoso duetto con Arisa. Canzoncina rassicurante, estiva ed orecchiabile, talmente orecchiabile che pare di averla già sentita… tipo “L’estate sta finendo” degli inossidabili Righeira.

18Thegiornalisti – Riccione

Si scrive radical chic, ma si legge paraculi: sotto l’etichetta ormai senza senso di indie si nascondono abili navigatori che, fiutando i cambiamenti del vento, prima si accoppiano con  il male necessario (Fabri Fibra), giusto per smarcare l’immancabile “quota rap”, per poi partire, senza troppa fantasia, alla volta di Riccione a raccontarci di mare, sole e belle ragazze. Concettualmente paiono più vicini a Jerry Calà che alla musica indipendente vista l’abbondanza di gnocca e culi in primo piano imortalati nel video. Il loro sogno nel cassetto? Fare un remake di Rimini Rimini o Acapulco prima spiaggia a sinistra.

17Fabio Rovazzi feat. Gianni Morandi – Volare

I due pesi massimi dei social network di casa nostra si uniscono per la collaborazione dell’anno. Purtroppo (o per fortuna, dipende dai punti di vista) la loro “Volare” non ha nulla a che spartire con “Nel blu dipinto di blu” di Domenico Modugno, ma è il solito mix di slogan e frasi fatte impacchettate per il popolo di Facebook. Il sempiterno Gianni Morandi la prende scherzosamente e sfrutta il brano come ottimo gancio per sfornare un nuovo album con canzoni scrittegli da Luciano Ligabue, Ivano Fossati, Giuliano Sangiorgi (Negramaro), Elisa, Ermal Meta, Tommaso Paradiso (Thegiornalisti), Levante e Paolo Simoni, tutti speranzosi che la fama di Morandi crei un nuovo tormentone su YouTube per incassare la loro quota SIAE.

16Mandi Mandi (Marco Milano) – Password / Che Calore Che Fa

Puntuale come ogni anno o quasi arriva il singolo di insuccesso di Mandi Mandi, poco importa che i 15 minuti di fama del personaggio inventato da Marco Milano siano finiti da più di 20 anni. Forse nessuno glielo ha detto. Dopo la techno maranza, la musica latino-americana e la parodia del bunga-bunga quest’anno con “Password / Che calore che fa” si butta su una canzoncina dal sapore retrò con tanto di catchphrase ad effetto che non funziona, con malcelato gioco di parole da avanspettacolo (password = passera). Stoico.

15Cristina D’Avena feat. Baby K – Kiss Me Licia

Nel 2017 un’attempata Cristina D’Avena (praticamente irriconoscibile nella ritoccatissima copertina) si fa accompagnare da un gregge di prodotti da talent show (salvo qualche eccezione) per rifare le sue sigle più famose. In quel mare di grigia inutilità di “Duets: tutti cantano Cristina” spicca la terribile versione rap di “Kiss Me Licia”. In questo caso il mirabilante duetto con la regina delle musiche dei cartoni animati vede la partecipazione di Baby K. La rivisitazione è semplicemente terribile. Non solo non funziona sotto nessun aspetto, ma non ha alcuna giustificazione o motivo di essere, se non per la voglia di Cristina D’Avena di essere considerata attuale, costi quello che costi.

14Cristiano Malgioglio – O maior golpe do mundo (Mi sono innamorato di tuo marito)

Visto che nessuna radio passa i nuovi brani di Cristiano Malgioglio (ma anche i vecchi a dire il vero) la regina della televisione-contenitore italiana (poi metteteci quello che vi pare in questo contenitore) sfrutta la propria notorietà e il seguitissimo profilo su Instagram per infilare in ogni occasione il suo nuovo singolo “O maior golpe do mundo”, cover di un brano del duo brasiliano Deny e Dino del 1975 che nelle mani di Cristianone diventa “Mi sono innamorato di tuo marito” (così come recita il ritornello). Nonstante il testo inspiegabilmente metà in portoghese e metà in italiano (ma perché?) i malgioglismi tipici della diva siciliana ci sono tutti, in un terribile pasticcio camp preconfezionato da dare in pasto ai suoi follower. Per gli aficionados di lunga data mancano però i languidi doppi sensi e l’erotica ambiguità dipinti con delicati acquarelli nelle sue opere migliori.

13Fiorello feat. Danti – Fatti Mandare dalla Mamma

Fiorello decide di fare una versione trap del famoso brano di Gianni Morandi “Fatti mandare dalla mamma” con l’aiuto del solito Danti dei Two Fingerz. Un colpo di genio? Una vaccata immane? Entrambe le cose? Mentre si ascolta Rosario Fiorello e il suo compare rappare da veri ragazzi del ghetto (?) ameni fraseggi che ben conosciamo tipo «Fatti mandare dalla mamma a prendere il latte / devo dirti qualche cosa / che riguarda noi due» il tutto diventa piuttosto surreale e ridicolo più che comico.

12Ricchie e Poveri – Marikita

I Ricchi e Poveri, o sarebbe più corretto dire il Ricco e la Povera visto che sono rimasti solo in due tristi superstiti, tornano in pista (da ballo) giocando la carta del brano da balera per casa di riposo. Una serata latino-americana in un triste bar di provincia con tanto di band caraibica che colora il triste locale ed è subito festa in piazza: “Marikita” è esattamente tutto questo. Un nuovo classico della sagra del cicciolo.

11Elio e le Storie Tese – Licantropo vegano

La fine vergognosa di un grande gruppo. Il triste commiato di Elio e le Storie Tese è l’amarissima (per chi ascolta) “Licantropo vegano”, insignificante parodia di “Werewolves of London” (successo di Warren Zevon del 1978) scritta in non più di 5 minuti, in cui, tra gli sbadigli dell’ascoltatore, prendono per il culo le attuali abitudini alimentari degli italiani. Una vulcanica ideona, peccato che arrivino non solo tardissimo sul pezzo (ormai anche il più fetente dei comici ci ha fatto almeno una battuta), ma per giunta con nessuna inventiva e senza la minima verve. Meno male che hanno deciso di staccare la spina (forse).

10Pippo Franco – #chefico

Pippo Franco in versione 2017 ci ricorda il personaggio del Nonno Multimediale interpretato dal comico Francesco Paolantoni a Mai Dire Gol! negli anni ’90. Un glorioso uomo di spettacolo che tanto ha dato alla musica comica italiana che, (vogliamo sperare circuito dal suo manager) decide di reincidere la sua gloriosa “Che fico!” dopo 35 anni trasformandola in un triste hashtag “#CheFico” per tentare di attirare un pubblico di giovanissimi. Per rinfrescare le cose il brano viene riarrangiato da ballata alla Benji e Fede con un testo zuppo di attualità in un orgia di termini come twittare, chattare, taggare, postare, Facebook, Youtube, Vimèo, Netflìx, Instagràm… che suonano già tremendamente datati considerata la velocità con cui oggi si evolvono mode e tecnologia.

9Arabesque – Kim

Inossidabile come l’acciaio il duo degli sconosciuti Arabesque per 25 anni ha inciso brani solo per se stessi e per qualche amico del bar sotto casa. Nel 2017 si mostrano più attuali che mai con il brano “Kim”, un punk rock buzzurro e delirante e che rifiuta di piacere a nessuno se non a se stesso, dedicato al dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

8Baby K feat. Andrés Dvicio – Voglio ballare con te

Sappiamo bene che quando il rap si sposa con la musica latino-americana non può accadere nulla di buono. A confermarcelo arriva puntuale Baby K che per l’estate 2017 confeziona questo bel rap dal sabor latino, ballabile e con il solito testo “sole, mare, divertimento”. Un inno spensierato e leggerissimo come una flatulenza nel mare, ma tirato a lucido come fosse musica per qualche night club poco raccomandabile di Miami.

7J-Ax & Fedez – Senza Pagare Vs T-Pain

Tamarri che cantano canzoni tamarre per gente tamarra. “Senza pagare” è il classico brano made in J-Ax & Fedez fatto per YouTube, la cui vera forza è indubbiamente il videoclip: ritornellone facile facile, passi di danza deprecabili, divismo, inutili VIP che spuntano qua e là su commissione e divertimento sfrenato a tutti i costi. Una conferma.

6Francesco Gabbani – Tra le granite e le granate

Tormentone, sempre tormentone, fortissimamente tormentone. Francesco Gabbani, il tormentone umano, l’uomo con la faccia che pare perennemente prenderti per il culo confeziona per l’estate la sua solita innocua canzoncina con la solita poetica dadaista per poveri. Il nuovo che avanza. Se l’Italia fosse un paese davvero civile il gioco di parole «E… state» verrebbe punito con la garrota.

5Enrico Papi – Mooseca (Trikke Trakke)

Enrico Papi tenta la “rovazzata” dall’alto dei suoi seguitissimi profili Instagram e Facebook nel disperato tentativo di bissare il successo dello youtuber più famoso d’Italia. Per questa operazione recluta Danti e tutto il team sforna successi proprio di Fabio Rovazzi che, rubacchiando suoni e melodie qua e là, confezionando un tormentone economico per il conduttore di Sarabanda. Cambia l’interprete, ma la pantomima è sempre la stessa: una raccolta del meglio del peggio dei cliché in voga sulla rete, base molesta, videoclip con coreografie di gruppo e VIP vecchi e nuovi che sbucano qua e là senza motivo. “Mooseca (Trikke Trakke)” è un banalissimo singolo geneticamente modificato per spopolare su YouTube, ma dopo l’iniziale ed inevitabile tsunami di visualizzazioni è stato rapidamente accantonato.

4Tiziana Rivale – The Shadow Of Elohim

Il tentativo disperato di un’artista che le prova un po’ tutte per cercare di riacchiappare quella notorietà che fu. Questa volta Tiziana Rivale con “The Shadow Of Elohim” tira in mezzo antichi alieni e geoingegneria, roba che nemmeno Romina Power con le sue scie chimiche era arrivata a tanto. Il tutto chiaramente registrato e prodotto in maniera casereccia. “Sara quel che sarà”, appunto.

3#TAG – Popolare

Purtroppo al mondo esistono il rap brutto, la fama e i soldi facili, tre piaghe in grado di rovinare le migliori famiglie. E così Tobia Antonio Giordano, il nipotino prediletto dello scomparso boss delle cerimonie Don Antonio Polese, invece di seguire la remunerativa attività di famiglia tenta la carta della musica con il nome di #TAG come l’ennesimo sottoprodotto dell’ennesimo reality show. Da Il castello delle cerimonie al rap il passo è corto e il singolo “Popolare” è un’ammirevole apoteosi dell’inutile.

2Sonia Eyes – Sexo

Un altro web-fenomeno, questa volta per adulti, è Sonia Eyes, porno-cougar siculo-sarda (ma comasca d’adozione) che alla “veneranda” età di 47 anni tenta di sbarcare nel mondo della musica grazie alla fama acquistata sulla rete. Il risultato è l’irritante “Sexo”, canzone guidata da una fastidiosa fisarmonica sintetizzata su un’immancabile ritmica latina sulla quale la voce timida, indecisa e stonata recita un testo agghiacciante. Un buon jingle per qualche televendita di miracolosi unguenti virilizzanti per rivitalizzare la vita di coppia.

1OEL – Le focaccine dell’Esselunga

Un tardo Claudio Cecchetto lascia la sua zampata ormai canuta su questo 2017. I supermercati Esselunga lo chiamano chiedendo consulenza per una campagna marketing che punti ai giovani. Zio Claudio allora chiama il proprio figliolo Leonardo e sotto il nomignolo di OEL (cioe Leo al contrario) gli fa cantare una parodia di un terribile brano trap. Poi fa un paio di telefonate alle persone giuste e come per magia “Le focaccine dell’Esselunga” viene condivisa da tutti i personaggi del mondo della musica che devono un favore al loro amico, spacciandola come il nuovo tormentone. In realtà non si tratta di nessun tormentone, ma è tutto inventato: il tanto pubblicizzato milione di visualizzazioni  non è nulla rispetto a un singolo qualsiasi di J-Ax e Fedez che ne fa 50 volte tanto o anche rispetto a “Mooseca” di Enrico Papi ne ha fatte 10 milioni. Si tratta semplicemente di 5 minuti di pubblicità in un’abile mossa di guerrilla marketing orchestrata da un vecchio grande leone della musica italiana.

3 Commenti

  1. Avrebbe meritato di essere incluso l’orribile singolo del trio Pezzali – Nek – Renga, peggiore di almeno la metà delle canzoni in lista

    • concordo 🙂 ma: gli unici ancora a passarla ,dato che gli altri Network hanno fatto presto a toglierla dalla progammazione Is:Rtl 102.5 la radio che passa di tutto 🙁

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