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Pandemonium – Tu Fai Schifo Sempre (1979 – 7″)

Pandemonium Tu Fai Schifo SempreEcco un assoluto cult di cui da tempo volevo parlare.

Probabilmente “Tu fai schifo sempre” il brano con il più incredibile titolo mai ascoltato dal pubblico del Festival di Sanremo (l’unico in grado di contrastarlo è sicuramente l’incommensurabile “Sugli sugli bane bane” cantata da Le Figlie Del Vento nel 1973) e anche quello più deliziosamente perfido ed irriverente. E, attenzione, stiamo parlando del 1979.

Quell’anno il Festival fu davvero desolante: i nomi in gara erano, e sono rimasti, emeriti sconosciuti (Mino Vergnaghi, Enzo Carella, Franco Fanigliulo, per citarne solo alcuni) e tra i pochi nomi noti il ruolo di star se lo meritava Enrico Beruschi (con la sua canzone “Sarà un fiore” arrivò addirittura quinto), il che è tutto dire…

I Pandemonium, gruppo di attori-cantanti napoletani formatosi tre anni prima, salì sul palco e diede una botta di vita alla platea presumibilmente in coma dopo aver ascoltato la memorabile “Nocciolino” interpretata da Antoine.

“Tu fai schifo sempre” è un delizioso dialogo tra lui e lei, praticamente una versione un tantino più soft di “Cara ti amo” di Elio e le Storie Tese. Oppure, se preferite la citazione colta, un’antesignana della meravigliosa “Dimmi Cosa Pensi Di Me”, interpretata da Olmo (Fabio De Luigi) e Vanette (Paola Cortellesi). Lui ama lei e, consapevole di non essere un granché come uomo, questo lo fa sentire l’uomo più fortunate del mondo. Lei lo invita a smettere di dire secchi di cazzate, ricordandogli che, in ogni caso, fa e farà schifo sempre.

Eccovi il testo:

Certe volte mi chiedo se sto sognando
Possibile che tu abbia scelto me come l’uomo della tua vita
Io una persona così insignificante vicino a te che sembri una stella
Che sei una stella perché tu sei bella, tu sei fragile, sei un fiore
Ecco sei un fiore
Scetate guagliò
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi ‘o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu si nu’ fiore profumato
Tu si na rosa, tu si nu guaie
Ma pecché nun te vaie
Tu fai schifo sempre
Tu comunque te vieste
Fai schif sempre
Te prepare ‘pa’ festa
Fai schif sempre
Si t’affacci a fenesta
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre
Tu tiene a cocca ca è chiu’ doce e ‘na cerasa
Tu si nu guaie
Ma pecché nu muore maie
Quanno te penso
Sento nu brivido Nennè
Quanno te veco me vota e stomaco
E sai pecché, pecché
Tu fai schifo sempre
Da mattina a sera
Fai schifo sempre
Quan scendi le scale
Fai schifo sempre
Quan leggi ‘o giurnale
Fai schifo sempre
Fai schifo sempre

Dopo la prima esibizione i Pandemonium balzarono al primo posto nella classifica parziale, ma le giurie riportarono l’ordine nell’ultima serata e finirono solo decimi in classifica. In ogni caso questo bastò per far diventare la canzone il vero simbolo di quell’anno. Oggi questo pezzo è caduto quasi del tutto nel dimenticatoio ma meriterebbe davvero una rispolveratina.

Una curiosità: uno dei primi componenti dei Pandemonium fu il “maestro” Amedeo Minghi, che lasciò il gruppo per intraprendere una brillante e più noiosa carriera solista. Per fortuna! Altrimenti non avrebbe mai potuto regalarci pezzi immortali come “Serenella” e, soprattutto, “Vattene amore”.

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