Pamela Prati Chiamatemi un TaxiIl Grande Fratello è l’equivalente di una carcassa putrescente che la televisione italiana si ostina a proporre ai telespettatori nonostante gli ascolti di questo reality show arrivato in Italia nel 2000 siano ormai calati drasticamente.

Per superare questo problema di share nel 2016 i produttori di casa Mediaset, invece di chiudere finalmente la serie, decisero di rilanciare il programma con la prestigiosissima edizione VIP, ovvero il Grande Fratello con personaggi più o meno noti. Una sorta di Isola dei Famosi, senza lo sbattimento di trasferire tutti su di un’isola “sperduta” nell’oceano. Una vulcanica genialata che però arriva leggermente in ritardo visto che in Gran Bretagna lo stesso format chiamato Celebrity Big Brother va in onda impunemente dal 2001.

Tra i veri o presunti VIP rinchiusi nella casa una concorrente non ha certo bisogno di presentazioni: Pamela Prati. L’ex show girl del Bagaglino appena entrata nella casa fa subito parlare di sé, mostrando insofferenza alle ligie regole del format, affermando di essere soggetta a claustrofobia, motivazione plausibile, ma che lascia aperto un enorme dubbio: ma se uno soffre di claustrofobia perché deve rinchiudersi in una casa per cinquanta giorni?

Tralasciando tutti i dubbi sulle motivazioni della soubrette, quello che importa è che, circa alla terza settimana, Pamela infrange la regola più importante del gioco, quella che sanno anche i bambini di cinque anni: esce dalla casa per poi subito rientrare. Inevitabilmente nella diretta serale viene squalificata e cacciata dalla casa. Che reazione ci possiamo aspettare da una delle più famose dive dello spettacolo televisivo italiano? Ovviamente una reazione esplosiva! Toltasi il microfono, con fare alterato, ordina alla produzione “Chiamatemi un taxi!”. Ora o Pamela Prati soffriva veramente di claustrofobia ed era talmente disperata da decidere di farsi rinchiudere in una casa oppure… sotto sotto, ma nanche troppo sotto, ci regala un momento di marketing creativo.

Pamela Prati Chiamatemi un Taxi
Pamela Prati e Cristiano Malgioglio in studio di registrazione

Magicamente come nelle favole ecco che fa la sua comparsa l’amico di lunga data Cristiano Malgioglio qui in veste di produttore discografico e i due annunciano dopo poco dai rispettivi account sui social network la notizia dell’uscita del singolo “Chiamatemi un taxi”, un brano dance su cui la showgirl ripete alcune delle frasi dette durante la squalifica dal Grande Fratello VIP e appena il brano viene caricato online diventa subito virale, rilanciando magicamente la visibilità della soubrette che negli ultimi anni si era discretamente appannata.

La base della canzone sembra presa direttamente dall’autoscontro di qualche sagra di periferia, un concentrato di tamarraggine, che rimanda alla mente immagini di palestrati sudati (e depilati) con la camicia aperta e il crocefissazzo d’oro. Su questo sforzo discografico Pamelona non si prende nemmeno la briga di, non dico cantare, ma almeno recitare con enfasi quelle quattro frasi che compongono il testo.

L’uscita del brano viene anticipata da Cristiano Malgioglio in carne, ossa e lacca sul proprio profilo Twitter: “Il nuovo singolo di #pamelaprati? E’ prodotto dal sottoscritto.”, tenendo però a specificare: “Ho detto prodotto non scritto”, quasi a voler prendere la giusta distanza da questa robaccia indifendibile.

Possiamo dire quello che vogliamo su questa “Chiamatemi un taxi”, ma funge perfettamente allo scopo per cui era stata ideata: ridare nuova visibilità mediatica alla panterona di Ozieri e chissà che magari non le facciano fare qualche ospitata televisiva in più, perché anche le dive devono mangiare e pagare le bollette.

Chiamatemi un taxi

Chiamatemi un taxi! Ok?
Chiamatemi un taxi!
Stronzi!
Stronzi!
Chiamatemi un taxi!
Eh no! Non potete più riprendermi!
Francesca!
Eh no! Non potete più riprendermi!

Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!

Mi chiamate un taxi?

Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!

Chiamatemi un taxi! Ok?
Chiamatemi un taxi!
Stronzi!
Stronzi!
Chiamatemi un taxi!
Eh no! Non potete più riprendermi!
Eh no!
Stronzi!
Stronzi!

Chiamatemi un taxi! Ok?
Chiamatemi un taxi!
Francesca! Francesca!
Chiamatemi un taxi! Ok?
Chiamatemi un taxi!
Francesca!
Eh no! Non potete più riprendermi!

Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!
Chiamatemi un taxi!

Mi chiamate un taxi?

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Nasco nel 1984 e da subito, grazie ai vinili di mio padre, la musica orbita attorno alla mia testa. Cresco quindi con i Genesis, Bob Marley, Neil Young, gli America, ma anche con Ruggeri, Dalla e Guccini. A 14 anni acquisto il mio primo basso ed il punk, assieme al crossover, muove ogni mio pensiero. Con gli anni la musica è diventata una vera ossessione, studiavo nuovi strumenti, leggevo articoli e recensioni, e più ne sapevo, più volevo saperne, per arrivare a considerarmi tuttora un ignorante. Ogni genere diventa fondamentale per accrescere la mia conoscenza, portandomi come artista su due progetti ben distinti, il cantautorato e la sperimentazione "noise".

2 Commenti

  1. Mi è bastato leggere il testo per commuovermi. Io davvero vorrei capire quale profondo rancore nutrano questi due verso l'”arte euterpica” dallo sfregiarla in tal modo, e dal passarci addosso pure in retromarcia… Mah! Se 10 anni dopo “la cammellata”, ancora si ha la faccia da CULO di prendere ÜBER-CAGATE DEL GENERE e di trasformarle in brani musicali (sic!), non ci si interroghi più di tanto sul perché Fabio Rovazzi abbia vinto il disco di titanio-kevlar. Al paragone, un antesignano di questa robaccia (il “d’accordo” di Wanna Marchi, quasi 30 anni fa), è come l’album “Rimini” di De André.

    Nota 1: Chiara mossa di marketing creativo studiata a tavolino, dove le 2 parti finto-litiganti ci guadagnano la pagnotta e ci pagano le bollette dell’ENEL.

    Nota 2: il mio modesto suggerimento alla cantautrice (!), in qualità di pantera di OZIERI, sarebbe d’indirizzarsi a cercare impiego nelle vicine e storiche miniere di SUELZU o, a scelta, BENA DE PARDU.

  2. Se penso che da Ozieri veniva una delle più grandi cantanti di musica popolare sarda, ossia Maria Teresa Cau, sto davvero male….

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