New Trolls Quelli Come Noi 1992 45 giriPer quanti, come me, hanno una conoscenza dei New Trolls limitata alle sole partecipazioni al festival di Sanremo, il gruppo genovese ha un innegabile glorioso passato che tanto ha dato alla canzone italiana in termini d’innovatività, ricerca e stile nel suo periodo progressivo.

Vero è anche che esaurita evidentemente la vena creativa è subentrato gioco forza il desiderio di riciclarsi alla bisogna, piombando di tanto in tanto anche dentro l’Ariston, peraltro in formazione rigorosamente sempre diversa.

Così, dalla fine degli anni ’80, periodicamente i nostri eroi  si sono presentati in gara, ora in tre e ora in cricca, ora come spalla e ora anzicheno (anche quando erano tre, riuscendo ad essere sempre diversi, ma in generale sul punto rimandiamo alle più o meno note vicende personali e giudiziarie), sempre però con risultati rigorosamente al di sotto della propria storia.

In questo diabolico perseverare (comunque trattasi di degnissimi musicisti che ben potevano seguire altre strade), merita cenno la loro peggiore performance in assoluto: “Quelli come noi” nell’edizione del festival di Sanremo 1992, brano quasi omonimo a “Per quelli come noi” dei Pooh annata 1966.

Ora, se i New Trolls sono passati alla storia per le loro costruzioni non solo orchestrali (come non citare “Concerto grosso”) e vocali (su tutti, l’abile uso del falsetto), qui sparigliano tutto con un’esecuzione corale praticamente gridata dall’inizio alla fine, complice un’orchestra lasciata a briglia sciolta (visto che c’erano, han deciso evidentemente di dare un calcio anche al loro passato di musicisti) e un testo che effettivamente poco si comprende, in quanto poca logica ha.

Si inizia infatti con un incerto richiamo alla loro età matura (peraltro siamo nel ’92: un riferimento al muro di Berlino fa sempre scena, ecco) e uno abbastanza oscuro all’amore libero che evidentemente un tempo praticavano con passione  e dovizia, anche se poi sono costretti ad ammettere che forse è meglio darsi ‘na regolata perché i tempi sono cambiati e sembrano convincersi loro malgrado che forse (ma forse, eh!) una qualche protezione la devono pur adoperare.

Quelli come noi che hanno visto i muri crollare
Quelli come noi crescono e non cambieranno mai
Quelli come noi

Diteci perché fare l’amore ci può uccidere
Son quattro lettere che ci separano
Evitare i guai ma le avventure poi succedono

Il brano prosegue con vaghi deliri e l’esecuzione esagitata non supera però il dubbio iniziale, perché qui si apre il seguente inquietante quesito: posto che qui non stiamo a parlare delle band rock americane degli anni ’70, di quelle con le squinzie a frotte fuori dal furgone, baccanali notturni a base di alcol e droghe varie e tutto quel che poteva succedere nell’America del libero scambio (elegante modo di definire il sesso libero, me ne sarà dato merito) e anche ammesso e concesso che i New Trolls abbiano avuto anche loro la propria stagione “scopereccia”, basta guardare il video per rendersi conto che tutto ciò appartiene al trapassato remoto e forse sarebbe il caso di finirla subito, senza insistere e continuare a menarsela.

Il tutto si snoda confusamente nel corale delirio di cui si diceva, coi fiati impazziti, le tre chitarre lanciatissime nemmeno fossero i Lynyrd Skynyrd, Nico di Palo che sembra sempre più un tizio con un gatto nero attaccato alle palle, la batteria che martella inesorabile alle spalle e la platea attonita dell’Ariston.

Nonostante tutto riusciranno a raggiungere  la finale mandando a casa grossi noi festivalieri come Pupo (che in quell’anno partecipò inspiegabilmente come Enzo Ghinazzi), i Ricchi e Poveri, Scialpi, Mino Reitano, Giorgio Faletti con Orietta Berti e i Formula 3, ma non andranno oltre l’ultimo posto. Poco male in fondo perché torneranno altre volte con altri dimenticabilissimi brani. Merita menzione, semmai, l’immaginifica esecuzione di un loro storico brano “Una miniera” che la divina Antonella Ruggiero con DigiEnsemble Berlin portò alla serata delle cover nel 2014, inerpicandosi sulle note alte del pentagramma regalando il momento più bello di quel noiosissimo festival (ultimo condotto da Fabio Fazio per intenderci) e rendendo immenso omaggio alla storia dei New Trolls.

Quelli come noi

Quelli come noi che hanno visto i muri crollare
Quelli come noi crescono e non cambieranno mai
Quelli come noi

Diteci perché fare l’amore ci può uccidere
Son quattro lettere che ci separano
Evitare i guai ma le avventure poi succedono
Comè difficile la solitudine
Ci si sente perduti nessuno si cerca più
Lasciamo i sogni morire lasciali volare verso il blu

Quelli come noi che hanno visto i muri crollare
Ora più che mai hanno ancora voglia di imparare un po’
Quelli come noi senza orario senza bandiera
Quelli come noi crescono e non cambieranno mai
Quelli come noi

Ogni libertà nasconde l’ombra di un ostacolo
Ma gli uomini lo sanno e non si fermano
Sconosciuti eroi mentre i confini ancora cambiano
E i nuovi popoli che si ritrovano
Quanti giorni perduti e lo sapevi anche tu
Ma lascia i sogni volare falli ritornare verso il blu

Quelli come noi che hanno visto i muri crollare
Ora più che mai hanno ancora voglia di imparare un po’
Quelli come noi
Quelli come noi senza orario senza bandiera
Quelli come noi

1 commento

  1. Non hai capito molto.
    Il pezzo è una specie di riassunto della loro vita, attraverso epoche storiche che hanno vissuto in prima persona: il ’68 del libero amore viene rimpiazzato vent’anni dopo dall’amore pericoloso (le 4 lettere del testo sono ovviamente l’Aids), e il riferimento ai muri che crollano è per Berlino.
    Bella canzone, forse eseguita male, ma con un’autocitazione nel testo: “quelli come noi, senza orario senza bandiera”, titolo del loro primo album!

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