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Nek, Jerry Calà e J-Ax: il rap italiano serve solo per le operazioni simpatia

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Il 26 maggio 2016 come una bomba improvvisa Nek ha pubblicato sul suo profilo Facebook ufficiale un video intitolato “Sassuolo/Palm Springs”. Il video, che nel momento in cui scriviamo ha superato i tre milioni e mezzo di visualizzazioni, inizia con un’improbabile intervista fatta a J-Ax e Fedez da parte di Rudy Zerbi. L’intervista viene improvvisamente interrotta da Nek che inscenando una lite comincia ad urlare: “Il rap italiano lo faccio io!”.

Da qui parte un delirio troppo bello per essere vero: su una patinata base gangsta Nek vestito da pimp sciorina il suo rap con una serie di rime strepitose come “Tu vuoi sapere chi è il king / Sassuolo come Palm Springs” o ancora “Lascia che io sia il tuo brivido più grande dentro le mutande”, vantandosi di essersi fatto le madri e le sorelle di chiunque. Impareggiabile.

Tralasciando il fatto che l’intero progetto sia scaturito dai cavalli di razza della scuderia di Maria De Filippi (Zerbi, J-Ax, Nek, perfino Fedez, in un modo o nell’altro ci sono in mezzo tutti); tralasciando anche il fatto che il team di autori di questo brano sia lo stesso dell’operazione analoga effettuata su Jerry Calà nel disastroso programma di J-Ax Sorci Verdi, volendo persino correre sopra sul fatto che le due migliori canzoni rap scritte da J-Ax siano state scritte per due non rapper (Nek e Calà appunto) e fermo restando che in questo video Nek spacca veramente e anche di brutto, non possiamo però passare sopra su una verità tanto assoluta quanto ovvia: quando Nek fa un rap più figo di qualsiasi altro rapper italiano, anche solo come troll, vuol dire che il rap italiano non ha più senso.

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Tanto più che l’intento dei due rap di Nek e Calà è quello di fare una palese operazione simpatia (riuscita alla grande). Va detto che Nek, con il passaggio da cantautore a giudice di un popolare talent show televisivo, non aveva alternative all’operazione simpatia per cercare di riconquistare e ampliare il gradimento perso con la sua presenza ad Amici di Maria De Filippi.

Il punto però è un altro: il rap in Italia. Nel 2016 è visto da tutti come un fenomeno cool ma allo stesso tempo da sfigati, una contingenza da prendere per il culo ma allo stesso tempo inevitabile se vuoi fare big cash, al punto che persino Nek ha capito che avrebbe dovuto cedere alla viralità per accaparrarsi il consenso di tutti, detrattori e fan del rap.

Se le cose stanno così, forse il rap in Italia è morto davvero. Noi però troviamo entusiasmante il fatto che ad ucciderlo sia stato Nek.

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3 Commenti

  1. Più che morta mi chiedo quando mai sia “nata” una scena rap interessante italiana. Articolo 31, Mondo Marcio e Fedez fanno decisamente pena. Frankie Hi-Nrg mi sembra il più talentuoso, ma non abbastanza da mettermi a seguirlo. Tra i più interessanti mi viene in mente solo Lou X. Ma non sono certo un appassionato del genere, quindi può essere che ci siano cose anche interessanti oltre a lui. Ma certo finché si prende la robaccia che danno alla radio (o che viene postata sui social) per valutare una scena musicale sicuramente non si avrà che il peggio.

  2. peppiniello

    comunque la canzone dovrebbe averla scritta pedar poy / padre pyo, che secondo me un articoletto su questo sito se lo meriterebbe. lui e i lolocaust sono tra le cose più belle del comedy rap italiano.

  3. Il rap in Italia era sbarcato come fenomeno politico antagonista, e questo poteva ancora reggere in quanto lo spessore dell’impegno politico suppliva alla carenza di mezzi oggettiva (dovendosi paragonare ai soliti rapper americani che pero’ dopo Public Enemy avevano sterzato verso il cash,la figa e i macchinoni). Purtroppo
    agli italiani e’ bastato ancora meno per abbandonare la lotta ed abbracciare il disimpegno più’ demenziale: all’incirca l’importo mensile di uno stipendio da direttore di filiale et voila’! Dai Centri Sociali molti sono volati
    direttamente a Mediaset o a Sanremo….In ogni caso i “mostri sacri” per me sono i primi 99 Posse,il primo 12″ di Frankie e Neffa periodo Sangue Misto (oltre al già’ citato Lou X).Dopo di loro un diluvio di mezze tacche tatuate (che hanno capito subito come giocare le loro carte alla grande…).

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