Mirella La Mia Ragazza Umbria e le Sue RagazzeLa scoperta che potreste compiere entrando in contatto con il 45 giri “La mia ragazza / L’Umbria e le sue ragazze” riguarda una regina di queste pagine: la nostra adorata Mirella Bargagli. Un personaggio che non teme confronti con il meglio del peggio degli anni ’90, con l’esagerazione degli anni ’80 e con la follia degli anni ’70, pur essendo ingabbiata stilisticamente in un folk ruspante da sagra di San Martino inciso negli anni ’60 ma che suona talmente tradizionale e folkloristico da perdersi nella notte dei tempi.

In questo bel prodotto della Combo Record, uscito in un momento imprecisato degli anni ’60 Mirella, accompagnata dal Complesso Aurora composto da A. Sassetti alla fisarmonica e Ardito (Alberto Bargagli, probabilmente il fratello) alla chitarra, affronta nel primo brano “La mia ragazza” un tema estremamente scabroso.

La storia riguarda una giovane sposina dall’aspetto molto gradevole giudicata dal proprio marito troppo estroversa a causa del suo mostrare le gambe in giro per il paese. Su consiglio di un preoccupatissimo curato, il sempliciotto maritino convince la mogliettina ad andare in sacrestia a farsi confessare:

Tutta contenta lei mi ha risposto:
«ci vado subito il peccato per scontar
e stai ben certo che il buon curato
è molto bravo e subito mi assolverà»
.

Forse perché insospettito da tutto quest’entusiasmo il marito prova a dissuaderla dall’andarci da sola: “in sacrestia ci vengo anch’io sennò più grosso ancora lo potresti far”. I risultati ottenuti però sono scarsissimi a causa di un’assoluta assenza di autorità dell’uomo, mentre ormai il tarlo è entrato irrimediabilmente nella testa della giovane moglie piacente, così che in sacrestia alla fine ci va da sola pur rassicurando il suo sposo: “mi guardi il cielo, vedrai la dentro nulla mi succederà”. La tensione è alle stelle.

Eccoci al clou della questione: l’arrivo in sacrestia. Qui la descrizione pecca un po’ nei particolari negando all’ascoltatore un’immagine spoglia da interventi metaforici come nel caso di questa frase:

Ma il buon curato chiuse la porta
e un grosso cero nelle mani mi posò,
che cosa avvenne poi non ricordo
ma son felice perché assolta ormai sarò.

L’amnesia dura il tempo d’incontrare nuovamente il marito il quale, a mo’ di sacco di cipolle, viene sbattuto emotivamente qua e là: prima vede la moglie pallida e tremante e dopo una manciata di secondi si sente dire che “il sor curato è più bravo assai di te”. A questo punto la mossa attesa da tutti sarebbe il più classico delitto passionale mediante sgozzamento con una 100 Lire affilata. Tranquilli, ciò non accade. L’unica cosa che riesce a fare invece questo pover’uomo è promettere a se stesso di non mandarla più là dentro da sola: “ci son cascato e non ci cascherò mai più”. Un eroe! Tipico dell’immaginario di Mirella Bargagli.

Il secondo brano del disco, “L’Umbria e le sue ragazze“, è un valzer dedicato alle caratteristiche delle fanciulle di alcune cittadine del centro Italia e non possiamo che essere in pieno accordo con gli elogi cantati da Mirella:

Le ragazze perugine
in minigonna son tutte carine,
per le vie se vanno in salita
dal sedere esce appena due dita

Un grosso applauso alle fanciulle di Perugia quindi, ma è il caso di precipitarci a capire che cosa succede nel comune di Bastia Umbra:

Le ragazze di Bastia
quando vanno per la via
dan la caccia a questo e a quello
per rimettere in gabbia l’uccello.

E poi Foligno dove “anche da lontano un miglio se le guardi alla camminata te ne accorgi qual’è quella usata”. E ancora a Tavernelle, comune in cui le ragazze giocano con le palle oppure a Magione dove “per il pesce vanno pazze”.

Proseguendo alla scoperta di questa ancora più splendida regione è possibile constatare, stando ai versi di Mirella, che le ragazze di Spello fanno l’amore senza chiedere l’anello e quelle di Assisi “se le porti su per la montagna te la fanno assaggiar la castagna“. Le ragazze di Todi fanno addirittura finta di avere i chiodi nelle scarpe (!) per farsi “arrivare” dai giovanotti ed infine incontriamo quelle del lago le quali “sulla riva girando pian piano con un pesce si trovano in mano”.

Solcata alla fine del lato B troviamo una considerazione rivolta a uno fra gli aspetti negativi che possono derivare da certi atteggiamenti, ovvero la paura di restare zitelle, perché non tutte hanno la fortuna d’incontrare l’uomo descritto nel lato A.

La mia ragazza

La mia ragazza è molto elegante ha un par di gambe mamma mia come ce le ha
quando va a spasso in bicicletta fa la civetta e a tutti gliele fa veder
Io le dico mio caro amore quelle tue gambe non le copri mai perché
tutta la gente la fai parlare qui nel paese tutti dicono di te
Anche il curato me l’ha già detto la tua ragazza gran peccato sai lo fa
digli che venga in sacrestia e venga sola che la voglio confessar
Tutta contenta lei m’ha risposto ci vado subito il peccato per scontar
e stai ben certo che il buon curato è molto bravo e subito mi assolverà
No no mia cara non devi andare sei troppo giovane e sapresti come fa
in sacrestia ci vengo anch’io sennò più grosso ancora lo potresti far
Ma cosa dici tesoro mio sono ben pratica e vedrai mi so guardar
poi te lo giuro sul cuore mio quello che pensi certo non succederà
Allor le dissi vai pure amore però ti prego cerca presto di tornar
lei mi rispose mi guardi il cielo vedrai li dentro nulla mi succederà
Ma il buon curato chiuse la porta e un grosso cero nelle mani mi posò
che cosa avvenne poi non ricordo ma son felice perché assolta ormai sarò
Quasi mi prese un accidente quando tremante si avvicina verso me
ma poi mi disse tutta contenta il sor curato è più bravo assai di te
Forse campassi anche cent’anni sola la dentro non la manderei mai più
anche se mille fa i giuramenti sono cascato e non ci cascherò mai più

L’Umbria e le sue ragazze

Le ragazze perugine in minigonna son tutte carine,
per le vie se vanno in salita dal sedere esce appena due dita
Le ragazze di Bastia quando vanno per la via
dan la caccia a questo e a quello per rimettere in gabbia l’uccello
Ci son quelle di Foligno, anche da lontano un miglio
se le guardi alla camminata te ne accorgi qual’è quella usata
Le ragazze a Tavarnelle giocan sempre con le palle
se qualcuna rimane ferita se ne pente per tutta la vita
A Magione le ragazze per il pesce vanno pazze
se lo mangiano tutto un boccone ma a qualcuna gli fa indigestione
Poi ci son quelle di Spello non lo chiedono l’anello
vogliono far solo l’amore non gli importa dell’onore
le ragazze di Assisi anche senza tanti avvisi
se le porti su per la montagna te la fanno assaggiar la castagna
poi ci son quelle di Todi nelle scarpe c’hanno i chiodi
fanno finta di non camminare dai giovanotti si fanno arrivare
Poi ci son quelle del Lago fanno come il giro vago
sulla riva girando pian piano con un pesce si trovano in mano
Tutte quante le ragazze di paura vanno pazze
il marito non trovare e zitelle di restare

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Cultore dell'horror e del paradossale, attento osservatore della devianza sia essa presentata sotto forma di musica, film, romanzo o vita vera. Operaio, redattore operaio, ciclista operaio a tempo perso. Supergiovane a fasi alterne.

2 Commenti

  1. Forse negli anni ’60 era diverso, però qui dalle parti del Subasio non ho trovato quasi mai delle ragazze come quelle descritte nella seconda canzone. Non so se sono io che non le ho mai incontrate o, probabilmente, sono loro che mi evitano.

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