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Miguel – Porta Romana 1969 / Pepito l’Envertido (7″ – 196?/197?)

Miguel Porta Romana 1969 Pepito l'EnvertidoI prodotti musicali da bancarella sprigionano un fascino magnetico, non per ragioni nostalgiche verso un mondo che non c’è più ma per quel sottobosco (o sottobanco) di musiche differenti, confuse, maleducate e goliardiche che riempivano questo “secondo mercato” assai meno conservatore dell’Italia bacchettona di 40 o 50 anni fa.

Questo “Porta Romana 1969 / Pepito l’Envertido” è un 45 giri che proviene direttamente da quel mondo ormai scomparso di autori sconosciuti, cantastorie e orchestrine caserecce dove non esistevano barriere tra parodia, sberleffo e goliardata senza preoccuparsi di cosa fosse politically correct o meno. Quindi in un mondo dove tutto era lecito, il sesso veniva vissuto senza particolari remore, così come lo sberleffo ai “ricchioni”.

In “Porta Romana 1969” lo sconosciuto Miguel rivisita il tradizionale brano milanese “Porta Romana” in chiave social, affrontando l’annoso problema della gonorrea (detta anche scolo)  tra i maschi che frequentavano le puttane nella zona di Porta Romana. Una parodia molto diretta e senza peli sulla lingua, ma è il lato B  il vero piatto forte dell’opera.

“Pepito l’Envertido” sul retro del 45 giri è un motivetto vagamente spagnoleggiante e vagamente dialettale, a cavallo tra omofobia e canzone comica. Chiaramente è tutto finto come i soldi di cioccolata. Pepito è un torero che viene accidentalmente incornato nel didietro da un toro e una volta provato il piacere della penetrazione anale si abbandona ai piaceri del massaggio prostatico e si getta alla ricerca disperata di altri maschi per riprovare la stessa sensazione diventando così un “invertito”, con sommo dispiacere della sua Carmencita.

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Con gli occhi di oggi un qualsiasi forum suggerirebbe a Carmencita di assecondare questa nuova passione di Pepito (con sommo piacere reciproco) invece di disperarsi concedendosi a lascive gangbang con gli altri toreri, incarnazione del vero maschio latino.

La cosa davvero interessante è l’istantanea dell’Italia di quarant’anni fa che ci viene restituita da questi 3 minuti: nell’immaginario popolare permeato dal cattolicesimo bastava provare la sodomia passiva e zac! Ci si “invertiva” diventando omosessuali senza alcuna speranza di “guarigione”.

Pepito l’Envertido

Ho visto el gran Pepito que amava
con mucho sentimiento e con pasion
la bella arena con las rossas capas
era el momiento de la verità.

“Haga haga toro de la muerte!”
diceva el gran Pepito matador,
“Haga haga por l’amor del cielo!”
e il toro nell’arena poi hagò.

Ma quando Pepito s’è inchinato
por salutar la bella Carmencita
el toro por de dietro l’ha incornado:
“Hai hai”, gridò Pepito, “que dolor!”

Nel buco delicado de Pepito
el corno del cornudo s’è infilato
“Madre de Dios!”, gridava Carmencita,
“me siento trabalàr el mi figón!”.

El gran Pepito non fa più il torero
non ha più sentimiento né pasión.
Non haga più col toro nell’arena,
dove ha pierduto la verginità.

Lo chiamano “l’amigo pederasta”
porqué de noche lui se fa encular:
se fa encular de todos por un pesos
por riprovar del toro la emoción!

La bella Carmencita è desperada
porqué Pepito è ora un envertido:
da tanto tiempo più non se strapassa
e sierca fra i toreri un chiavadór!

Pepito ora si è dato al godimiento,
col cul de pederasta ne l’arena:
la bella Carmencita fu chiavada
de todos i matadór de Madrid.

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Un Commento

  1. Tommaso Labate

    Grande!! In caso di lacerazione rettale con rischio emorragico è sempre opportuno iniettare del testosterone… Ci sta un’altra canzone di una quarantina d’anni fa di “Occhio Fino e Peder Hasta” (o una cosa del genere) che parla di questa tendenza dilagante che costringe le svedesi ad andare a farsi sbatacchiare dai “negri africani”…

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