Home » Senti Chi Canta » Big della Musica » Michele – Negro (In The Ghetto – Elvis Presley cover) (1969 – 7″)

Michele – Negro (In The Ghetto – Elvis Presley cover) (1969 – 7″)

Michele NegroLa premessa all’inizio di questa recensione è d’obbligo, specialmente a livello semantico: come ogni lingua, l’italiano è cambiato nel corso degli anni. Nuove parole sono entrate nel nostro vocabolario mentre altre hanno cambiato accezione in base alla sensibilità culturale e al vissuto della nostra società. Questa spiegazione è necessaria per capire la genesi del brano di Michele (all’anagrafe Gianfranco Michele Maisano), ovvero la versione nostrana della hit di Elvis Presley “In The Ghetto”.

La canzone racconta la tragica storia di un ragazzo di colore, cresciuto nei sobborghi di New York City tra mille difficoltà dovute alla triste situazione di vita e alla mancata integrazione razziale. Una realtà che lo costringe a una vita criminosa solo perché di colore. In sé, la canzone riprende tematiche che, col passare degli anni, sarebbero diventate sempre più comuni, specie dopo l’esplosione del rap, una modalità di espressione musicale figlia di quei ghetti in cui Elvis prima e Michele poi hanno ambientato questo pezzo.

Rimane però il fatto che, ascoltandola al giorno d’oggi, non può che far drizzare le orecchie, non fosse altro che per il bisticcio semantico attorno al termine “negro”, che negli anni ’60 era usato tranquillamente per indicare le persone di colore mentre oggi è rimasto nella nostra lingua con la sola accezione negativa. Da qui l’imbarazzo insito nell’ascolto contemporaneo che risulta assai meno politically correct.

Oggi certe espressioni sono cadute in disuso, tuttavia ascoltando le parole della canzone ci viene da pensare che questa sensibilità sia solo di facciata: lyrics di questo tipo sono ancora attuali, vista la corrente situazione sociale. Un testo come questo potrebbe tranquillamente raccontare il vissuto di un ragazzo del Bronx negli anni ’60, che non differisce poi di molto da quello di un ragazzo di Los Angeles dei giorni nostri. Evidentemente, da Watts a Ferguson non abbiamo fatto molta strada… Se non a livello semantico.

Leggi anche:  Control Unit - Atchooo!!! (1992 - 12")

Negro
(In The Ghetto)

nevicava
nella fredda notte di New York
venne al mondo un’altro figlio
un figlio in più
era negro
e sua madre lo baciava
ma piangeva perché
era solo un’altra bocca
una fame in più
era negro
cercate di capire
un bimbo che non ha niente
quando sarà più grande
cosa avrà?
soltanto il desiderio
di avere tante cose
tante cose che la vita
a lui non darà mai
e si perderà
ed un piccolo ragazzo
comincia già
a dare pugni agli amici che
sono negri
ora è grande
e di notte a casa non va più
ed impara a rubare
ed impara a scappare
perché è negro
e una notte disperata
prende una pistola
ruba un’auto per fuggire
ma lontano non ci va:
lo uccidono
e sua madre piange e la gente intorno
si scopre il capo davanti a lui
sono negri
c’è la neve
nella casa lì davanti gridano
viene al mondo un altro figlio in più
ed è negro… ed è negro…

Letture Consigliate

Un Commento

  1. La sostituzione di "negro" con "nero" è esclusivamente un fatto di esterofilia. In italiano il termine negro non ha mai avuto significato dispregiativo. Ad un certo punto della storia ci si è messi in testa di sovrapporlo all'inglese nigger, un insulto che infatti nei film viene doppiato con "negraccio"; oppure al francese négro, termine di dileggio dell'epoca coloniale che probabilmente sta per "nez gros", naso grosso, e nègre, pure dispregiativo.

    Hanno continuato a usarlo ben dopo gli anni Sessanta. Nel 1980 Vasco Rossi canta "è andata a casa con il negro la troia / mi son distratto un attimo / colpa d'Alfredo…". D'accordo, può darsi che in quel frangente non volesse essere gentile col rivale in amore. Ma nel 1989 Gianni Morandi intitola "Negro" una canzone che parla della discriminazione, senza mai nominare la parola nel testo. Nel 1976 Roberto Vecchioni, in "Pani e pesci", canta "ad Adua si era in mille, /contro duecento negri, /però la storia dice /che ci siamo ben difesi"; e potrei citare anche uno sconosciuto cantante che ha inciso un solo disco nel 1971, Marco Tutino, che per denunciare le leggi segregazioniste negli Usa parla proprio di negri in "La canzone degli hippy".

Lascia un Commento

Rankie WordPress Plugin

Questo sito utilizza cookie di terze parti. Per accettare clicca su OK o prosegui la navigazione in altra maniera. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi