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Marisa Solinas – Vai Suora, Vai (1981 – 7″)

Marisa Solinas Vai Suora VaiAndiamo oggi a dedicare la nostra attenzione ad una delle categorie professionali più diffuse in Italia e nel mondo: le suore.

Chi di noi non è andato dalle suore all’asilo? Chi non ha avuto la suora al catechismo? Chi come insegnante di religione? Chi, come me, può fregiarsi di poter alzare ripetutamente la mano?

Ebbene, scegliete il ricordo che più vi aggrada (suggerisco i dolci momenti dell’asilo, per chi può), create la giusta atmosfera e ponete in sottofondo “Vai Suora, Vai” pensando alla suora protagonista del momento prescelto.

Solo così potrete gustarvi appieno questo piccolo capolavoro di rara sensibilità emotiva recitato dalla eccelsa Marisa Solinas (starlette che ha attraversato il sottobosco del mondo dello spettacolo per svariati anni nonché sorella della mitologica Maria Sole) che qui indossa i panni della suora per coglierne gli spasimi ed i turbamenti più personali.

In fondo, l’artista in questione ha solo un precedente di poco conto, tale Alessandro Manzoni che scrisse robe analoghe in non ricordo quale dei suoi libri (mi sembra “I Promessi Sposi”) e che ha aperto in noi il dubbio su quali fossero i pensieri delle suore che ci hanno accompagnato.

Ciò detto, la canzone.

La suora del brano, su base da pianola parrocchiale (ovviamente, siamo sempre in tema), è turbata dal ricordo del suo innamorato ed averlo pensato incessantemente per tutto il giorno le turba il sonno, in sesso davvero letterale. Una serie di turbe su base musicale, ecco.

Se vi state chiedendo che cosa stia sognando, ripensate ai vostri ricordi infantili con le suore e finirete anche voi agitati, anche perché la sorella in questione, allorché mugola “mi svolta e mi abbandona nell’infinito” ammette candidamente di caricarsi qualcosa di psichedelico.

Conclusione: al prossimo carnevale ci vestiamo da suora? Organizziamo?

Vai Suora Vai

Lo so che non dovrei
ma la mia mente è più forte della volontà di non pensare a lui
e io non posso impedire
non posso, non posso imporre al mio cuore di non battere così forte ogni volta
ogni volta che gli occhi di quell’uomo
incontrano i miei
basta un suo sorriso, basta una sua semplice parola e
il mio volto avvampa di rossore
e allora debbo allontanarmi perché mi sento sconvolgere
e prego, prego Dio che mi dia la forza di vincermi
perché è a Dio che io mi sono votata
e il mio sentimento per un uomo dev’essere annullato
“Sei una suora ricordalo”, questo mi ripeto ogni sera nella mia stanza
“Sei una suora”
sì sì è vero, ma la figura di quell’uomo torna sempre a tormentarmi
e non mi abbandona nemmeno la notte
quando cedo alla stanchezza e mi addormento
e lo vedo nei miei sogni
e nell’incoscienza dei sogni
ci troviamo
le sue mani mi sfiorano e mi attirano a sé
i nostri volti sono vicini, sempre più vicini
i nostri respiri roventi si confondono fino
fino a quando le sue labbra chiudono le mie
e poi, poi tutto sembra così vero, reale
tutto così, così dolce
tanto dolce che non voglio svegliarmi più

E ascolto parole che non dovrei ascoltare
“ti amo, ti amo, sei bellissima
il tuo corpo armonioso mi fa impazzire”
e fra le sue braccia sono avvolta da una sensazione
che mi svolta e mi abbandona nell’infinito
ti amo, ti voglio
dillo, ripetilo ancora
torna a baciare le mie labbra
torna a sciogliere il tuo amore in me
perché la felicità di darti me stessa è tanto grande
quanto quella di averti

il giorno torna e la vita riprende
vai suora vai
il mondo è lì che ti aspetta con la tua missione da compiere
vai suora vai
e se incontri quell’uomo
cerca di non guardarlo perché sai che anche lui ti ama
oh, basta, basta
ma perché, mi chiedo perché
sei tu, mio Dio, che vuoi così?

Sei tu, Dio, che vuoi così?
Sei tu che vuoi che anche io soffochi, annienti e snaturi me stessa
oppure è giusto che sia così?
Sì, certo, l’amore
l’amore è un tuo dono universale
ma non per me
vai suora vai
vai
vai suora e se puoi sorridi e non voltarti
vai
vai

1 Commento

  1. Come dimenticare l’intro “su base da pianola parrocchiale”? l’ho già sentita!!! Faceva da base anche ad una mielensa e orrorifica “canzone” di Michele Plastino, storico conduttore romano di trasmissioni sportive. Di questa perla non vi è traccia alcuna su internet, ma io ce l’ho su qualche CD perso nei meandri di casa (o della vecchia auto). Se e quando dovessi trovarlo ve lo giro ma vi avverto che voglio una menzione speciale, perché si tratta davvero di qualcosa di SUPER trash!

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