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Marisa Sannia – Amore Amore (1984 – 7”)

marisa sannia amore amorePrendi una cantante del tempo che fu e dalle la prima canzone che ti passa per le mani, nella speranza che se va bene ci sarà qualche soldino e se va male… Pazienza! In fondo questa è una delle regole base che ha portato sul palco del Teatro Ariston, anno dopo anno, fior fiore di vecchie glorie in differente stato di mummificazione artistica, tutte alla ricerca disperata di qualche nuovo posto al sole.

Non sfugge neppure la compianta Marisa Sannia, pregevole interprete degli anni ’60 e ’70 (sua la celeberrima Casa bianca, portata a Sanremo in una fortunata abbinata con Ornella Vanoni) che, dopo vent’anni di silenzio, ritroverà nuova linfa artistica a meta anni ’90 come cantante in lingua sarda.

A noi però, ammettiamolo, interessa proprio quella lunga pausa sabbatica, dove s’incastona come gemma preziosa questo strepitoso orrore intitolato Amore amore, presentato al Festival di Sanremo nel 1984. Non ci capacitiamo davvero di come tale obbrobrio possa essere uscito dalla penna di Corrado Conti  e del grande Daniele Pace che, forse troppo impegnato a girare Arrapaho, buttò giù le prime quattro frasi fatte e riempì i vuoti con la ripetizione compulsiva di “amore amore amore”. Immaginiamo che intascato l’assegno sia andato ad ubriacarsi con i compagni Giancarlo Bigazzi, Totò Savio e Alfredo Cerruti (ovvero gli Squallor) facendosi grosse risate su come  i discografici potessero pagarlo per scrivere roba del genere.

Nonostante il tema rassicurante del rapporto sentimentale di coppia, l’imbarazzante motivetto venne punito dalla giuria riuscendo ad arrivare solo 15° su 20 partecipanti. In realtà questo fu un mezzo miracolo se pensiamo che si mise alle spalle Enrico Del Turco, Garbo, Enrico Ruggeri e gli Stadio. La stessa giuria fece vincere quell’anno Al Bano e Romina Power con Ci sarà e questo è tutto dire, ma non cambiamo discorso.

A quanto pare il brano traboccante di glucosio fu poco apprezzato dalla stessa cantante che accettò di presentare Amore amore a Sanremo nella speranza di un ritorno di popolarità (cosa che non avvenne) che nelle intenzioni le avrebbe permesso un maggiore controllo artistico sui brani successivi (che non arrivarono). In realtà quelli dell’etichetta Fonit Cetra non avevano tutti i torti, considerato che nel passato recente i brani vincitori del Festival furono nel 2011 Chiamami ancora amore di Roberto Vecchioni e nel 2015 Grande amore de Il Volo, vere e proprie orgie lessicali nelle quali la parola amore viene ripetuta fino allo sfinimento del povero ascoltatore.

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A suo modo questa Amore amore del compianto caschetto d’oro di Iglesias fu una canzone troppo avanti per l’epoca e a dimostrazione della nostra tesi citiamo anche l’intoccabile Mina che nel 1994 assime a Riccardo Cocciante volle nobilitare la rima amore-amore (senza che nessuno ne sentisse il bisogno, tra l’altro) con il brano Amore (pensate un po’!) incluso nel disco “Canarino Mannaro”.

Bene, e ora andiamo tutti a lavarci i denti!

Vittorio “Vikk” Papa e Pio Morales

Amore amore

Se mi guardi tu, amore amore
se mi parli tu, amore amore
se mi dici sì, amore amore
se mi dici no.
E la luna cantò
alle porte del vento,
na na na na na na,
e una porta si aprì,
e la luna cantò
come fosse un incanto
e qualcuno chiamò,
na na na na na na.
E mentre io dormivo piano piano,
sentivo una voce da lontano.
Amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore, un giorno canteremo ancora,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore, un giorno canteremo ancora…
Non andare mai, amore amore
io non me ne andrò, amore amore
e se tu lo vuoi, amore amore
m’innamorerò.
E la luna cantò
nel silenzio del mare,
na na na na na na,
ma l’amore dov’è,
e la luna sparì
con le luci del sole
e una porta si aprì,
na na na na na na.
E proprio come i sogni del mattino
sentivo la sua voce più vicino.
Amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore, un giorno canteremo ancora,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore, un giorno canteremo ancora,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore amore,
amore amore, un giorno canteremo ancora…

 

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2 Commenti

  1. In realtà il brano “Amore” cantato da Mina e Cocciante fu scritto da Maurizio Monti ed interpretato da una splendida Gilda Giuliani nel 1976 su disco RCA, magari andrebbe riscoperta questa versione, a chi piace il genere…

  2. Rivedo qui la mai troppo compianta Marisa Sannia, e mi viene un magone di quelli.
    Per una strana casualità, già cantante di un’altra epoca a soli 37 anni, qui si presenta così garbatamente sofisticata ed offre un’interpretazione magicamente sensuale (lo scialle che cade a metà è un tocco di maestria unico) di… santoddio! ma che testo le hanno affibiato? Attendevo si levasse la maschera ed uscisse Rocco Tanica perché (ussignur!) anche il figlio quattrenne del mio falegname, con 30.000 lire, avrebbe scritto qualcosa di meglio. Conti e Pace s’erano tirati una sacchetta di calcestruzzo? Il testo non ha senso, né capo né coda.
    Non lo conoscevo (il brano) e posso dire che, per l’interpretazione e la presenza scenica, Marisa Sannia è il Tomas “El Trinche” Carlovich della musica leggera: colui che riuscirebbe a palleggiare anche un laterizio. E credo che Marisa stia ad “Amore Amore” come Totò e Peppino sitano a “Totò, Peppino e la Malafemmina”: senza questi due super fuoriclasse sarebbe stato solo un filmaccio smielato, dalla trama inconsistente, recitato da super cani, e sparito nel dimenticatoio nel giro di 6 mesi.
    Eh sì, non ho proprio idea del perché abbia accettato questa specie di poesia Vogon ante-litteram, summa della summa di ogni tormentone sanremese. Mi piange il cuore per la prematura scomparsa ma vi ringrazio del video: avere tanta GRAZIA, tanta classe, e pure ironia, nel giostrarsi con cotale abominio; è veramente stato come vedere El Trinche che piglia un mattone scassato e ci fa palleggi, virtuosismi, e lo porta in rete. Che storia 🙂

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