Mario Adinolfi Australia DownunderPiù o meno tutti conosciamo la figura di Mario Adinolfi, ma soffermiamoci sulla sua personalità e sulla sua lunga evoluzione prima dei casi che recentemente lo hanno coinvolto e lo hanno reso famoso col Partito della Famiglia, Family Day e tristi dichiarazioni varie, ragionando in particolare  -come ci compete – sulla sua inaspettata esperienza in campo musicale.

Per chi non lo conoscesse, Mario Adinolfi, classe 1971, enfant prodige del giornalismo italiano e conduttore radiofonico e televisivo (qualcuno ricorda I Pugni in Tasca su MTV?), personalità particolarmente ambiziosa e poliedrica, nel corso del tempo oltre alle innumerevoli collaborazioni giornalistiche ha scritto anche saggi e romanzi sulla condizione giovanile ed è anche un campione di poker – ha partecipato con ottimi risultati a diversi tornei internazionali. Che poi il gioco d’azzardo non sia visto di buon occhio proprio dalla sua Chiesa (vedasi il Catechismo della Chiesa Cattolica n. 2413) questa è una piccola/grande contraddizione irrisolta per il guru degli ultracattolici 2.0.

Il grande affiatamento di Adinolfi non gli impedì nemmeno di impegnarsi in ambito politico: dopo un passato nella storica DC, la sua ambizione lo porterà a candidarsi a sindaco di Roma nel 2001 col movimento da lui fondato, Democrazia Diretta, che purtroppo non arrivò ai duemila voti e successivamente appoggiò la candidatura di Walter Veltroni.

In seguito con un altro slancio entrò di prepotenza nel Partito Democratico candidandosi nel 2007 alla sua guida, ma anche queste elezioni non diedero il risultato sperato; l’anno successivo, probabilmente rimasto deluso dall’esperienza, decise di entrare al reality show La Talpa, ma per qualche motivo alla fine non venne preso neanche lì.

mario adinolfi al tavolo da poker
Mario Adinolfi al tavolo da poker

Insomma, dalle premesse fino a questo punto emerge una figura di giornalista e blogger politicamente impegnato, dai molteplici interessi e che anche con una certa ironia si è sempre dimostrato capace di rivolgersi ai giovani e a quel popolo virtuale che cominciava sempre di più a prendere spazio nel mondo e a far sentire la propria voce.

In un altro abbaglio decide sempre nel 2007 di registrare un disco; dal progetto iniziale verrà pubblicato in formato digitale l’EP “Australia Downunder”, quattro tracce scritte in collaborazione con tale Cristian Umbro (che, salvo non si tratti di un imbarazzante caso di omonimia, pare essere uno scrittore con un paio di romanzi alle spalle) e Adriana Ruocco, quest’ultima baby-meteora delle nuove proposte di Sanremo a metà anni ’90, nonché interprete dell’indimenticabile e indimenticata “Sarò Bellissima”.

Sul suo blog personale il 16 maggio 2007 Mario Adinolfi spiega che ha scritto questi brani “perché tutti abbiamo bisogno di un altrove da idealizzare, da cui non dobbiamo mai però farci acchiappare” e che “in fondo è solo un divertissement in senso pascaliano” (ovvero il continuo desiderio dell’uomo di distrarsi e di non pensare), come il fantacalcio che si bulla di aver vinto e chiude con una sorta di minaccia triste: “Quando sarò stanco di lottare, in Australia ci andrò davvero. Per ora me la canto.”

Questo malinconico senso d’ambiguità è il tema della prima traccia “Australia”, un motivetto semplice semplice in cui Mario racconta di quanto desideri andare in Australia, dove può godere del clima e del mare, ma sopratutto per il fatto che lì non ci sono ladri, non ci sono Berlusconi vari e così avrà l’occasione di vedere il mondo da una prospettiva completamente diversa, sottosopra appunto. Inconsapevole, forse, della presenza anche lì, ahilui, degli omosessuali.

“Australia, è molto meglio dell’Italia” recita il ritornello, con lo stesso stile dell’omino qualunque al baretto sotto casa che improvvisandosi politologo dall’alto delle sue generalizzazioni replica come in qualsiasi paese lontano  siano “tutti ricchi”, o ”almeno loro sparano ai barconi” (anche se sta parlando della Svizzera) o un più banale “almeno lì le cose funzionano”.

Il testo riesce giusto a farcelo capire, pur rivolgendosi con una certa aria di critica verso questo genere di persone (almeno sembra), poiché l’ultimo ritornello pone la stessa frase con tono ironicamente interrogativo: “Australia, ma sarà meglio dell’Italia?”

Nel secondo pezzo, “Non C’entro”, il più scherzoso e ironico dell’EP, come è facile da presagire, Mario ironizza sul suo aspetto fisico XXL per cui è stato sempre preso di mira da una parte dei suoi contestatori (con ovvie cadute di stile, come ogni volta si critichi una persona per l’aspetto fisico, soprattutto se ci sono tanti altri motivi ben più giustificabili per cui è lecito prendersi gioco di Adinolfi). Essenzialmente un ritmo da sigla di cartone animato accompagnato da un testo con qualche locuzione in romanesco che rende sempre tutto simpatico (ma anche no). Una vera rivincita verso coloro che giudicando l’aspetto esteriore non si rendono conto del dolce ripieno nascosto e dello spirito di chi non si accontenta di ben oltre che in materia di cibo.

Me dicono ciccione
eppure me rimbalza
perché quando magno
non lascio rimanenza.

Forse peso troppo
 e so’ pesante dentro
però di sicuro dico sempre
quel che penso.

Quel che tocco rompo
do’ me siedo casco
perché non esiste che io
salti un pasto.

Lì nun c’è posto
qua invece ce sto stretto
ma che ce posso fà molte volte ho detto non c’entro
In questo mondo non c’entro
c’è poco spazio ma spingo
mi faccio largo e me ne vanto.

mario adinolfi
Mario Adinolfi il guru degli ultracattolici 2.0

La successiva “Prova a Prendermi” è una ballata notturna con tanto di sassofono e chitarra blues, uno sconfortato Adinolfi canta del suo stress quotidiano, delle sue giornate tutte uguali sottomesso a capi e superiori sfruttatori e crudeli. E così, come nel primo brano, Mario sogna un viaggio lontano da tutti e tutto in cui dedicarsi alle sue passioni; il tono è maledettamente serio, lo stile da karaoke di provincia è ancora più rimarcato, seppur impreziosito da una produzione pulita e semplice ma sprecata.

Attenzione però perché non è ancora finita: l’ultimo brano, probabilmente il più doloroso dell’intero EP, ha il pathos di una canzone sanremese di serie Z, con tanto di cori femminili scrausissimi e riff di chitarroni elettrici triti e ritriti, in cui il vero Marione nazionale prova ad assumere un approccio ancora più sentimentale e smielato:

Solo come me, tra le strade nascoste in questa città,
c’è chi mi guarda ma non si ferma mai
Soli come noi quando anche con il sole non è giorno mai
Siamo solo noi, sollevati dalla voglia di vivere.

Chi siano questi “noi” non ne siamo sicuri, ma sicuramente siamo certi fino a che punto Mario Adinolfi può essere profondo e insospettabilmente sfaccettato.

Il problema generale è che questo “divertissment pascaliano” – come dice lui – ha voluto prendersi forse fin troppo sul serio, realizzando un prodotto che inevitabilmente non poteva non finire su queste pagine. Molto probabilmente Adinolfi stesso temeva una riscoperta di qualche tipo di questa sua piccola e dimenticata opera, realizzata prima del suo ancora più acceso impegno politico per cui tutti lo conosciamo oggigiorno, prima degli insulti agli abitanti delle terre del fuoco, prima delle aspre parole sugli omosessuali, prima delle critiche al divorzio, ai preservativi e alla propaganda transessuale (?), prima dei deliri farneticanti, delle dichiarazioni sulla sottomissione femminile, prima del suo secondo matrimonio a Las Vegas, prima della nascita del Partito della Famiglia, prima anche di un altro 0,6% e compagnia bella.

Tracklist:
01. Australia
02. Non C’entro
03. Prova a Prendermi
04. Mare di Stelle

3 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here