Maria Lazzozza Chiamami La Cosa Più Bella del Mondo“In un buco qualunque del corpo, son puttana e tu sei un porco, il tuo cazzo io voglio il tuo cazzo che soltanto mi può soddisfar; nella figa oppure nel culo, il tuo cazzo somiglia a un siluro, io lo voglio lo voglio lo voglio, io lo voglio per farlo sborrar”.

“La tocca piano” la protagonista di questo disco che può essere rappresentato degnamente con l’espressione facciale di Alvaro Vitali che sbircia dalla serratura mentre una “bonazza” si fa la doccia.

Maria Lazzozza è di gran lunga l’esempio più audace che possiamo prendere in considerazione per proseguire il discorso rivolto ai dischi sporcaccioni all’italiana i quali, a quanto pare, infestavano le bancarelle delle sagre popolari occupando posti strategici fra bruscolini e noccioline caramellate intorno agli anni ’60. Definire questo della Club 69 (la stessa di Jack Mandrillo e i Suoi Sporcaccioni e di altri dischi inspiegabili) un prodotto fra i più estremi finora incontrati non è certo una cosa tanto per dire e andando avanti capiremo il motivo di quest’affermazione.

Intanto, per evitare problemi con le Flying Lesbians, metterò le mani avanti augurandomi di non essere additato come uno che diffonde materiale dannoso alla dignità della donna e sperando nella clemenza del movimento femminista berlinese di certo favorevole alla diffusione storica di gingilli come questo.

Come in tanti altri casi anche qui non si hanno riferimenti sulla data d’uscita, non essendo stampata in alcun pizzo del disco (l’unica indicazione possibile per chi volesse aiutarci a scoprire qualcosa è, oltre al nome dell’etichetta sconosciuta, il numero di catalogo FC301), né tantomeno dell’identità degli autori i quali hanno scelto di celare i loro nomi con azzeccatissimi pseudonimi. Almeno così credo, pur non escludendo il fatto che possano essere nomi reali e che abbiano potuto influenzare le loro caratteristiche morali.

Se Maria Lazzozza è la voce e il catalizzatore indiscusso del disco (il suo nome abbagliante non può non porgerci sospetti malandrini) non possiamo esimerci dal presentare il Maestro Brancalobene, abilissimo direttore in entrambi i lati, volendo dare credito a ciò che è scritto su disco e copertina.

Stiamo per procedere all’ascolto: vi avverto che ci troveremo davanti a un crescendo di situazioni che, come accade spesso a chi ci sa fare almeno un po’, porteranno inevitabilmente al lato B.

Il titolo del primo brano già presentato con l’assaggino in testa all’articolo è “Chiamami” anche se basta un attimo di pazienza, il tempo di estinguere l’introduzione di fisarmoniche in stile tango, per capire che in realtà la ruspante voce della protagonista pronuncia chiaramente la parola “chiavami”, ben noto sinonimo che indica l’atto del rapporto sessuale.

Dicevamo, un tango manovrato impeccabilmente dal maestro Brancalobene per accompagnare quest’esortazione esplicita della nostra Lazzozza che chiede al suo interlocutore di essere chiavata trovandosi nelle condizioni biologiche ideali: “chiavami sborrerò insieme a te, chiavami son qui tutta bagnata”. E così prosegue la nostra impaziente Maria fra insinuanti fraseggi di fisarmonica, dimostrando una buonissima padronanza vocale e grandi doti interpretative culminanti col lamento erotico inscenato appena prima della conclusione. Ma soprattutto prima del rovente lato B.

Eh sì, la seconda facciata, se non fosse bastata la prima, ci espone la prova del fatto che a volte un cognome può benissimo influenzare un modo di essere, contrariamente alla tesi sostenuta da Elio e le Storie Tese in “Jimmy I.” (Jimmy Il Pedofilo) ucciso pur essendo innocente a causa del suo cognome. “La Cosa Più Bella del Mondo” è una ripresa audio in bassa qualità di quello che pare un atto sessuale vero e proprio. Chissà che cosa ne pensasse all’epoca l’ipotetico ingegner Duilio Lazzozza, palazzinaro italiano degli anni ’60, integerrimo padre/padrone di tradizione monarchica della nostra protagonista.

Esaminando approfonditamente il materiale si comprende bene che in mezzo a lamenti di piacere e schioppettii delle carni si usano espressioni inglesi invece delle nostrane “ancora”, “più forte”, “sbattimi” e via dicendo. Tutto ciò tenendo presente, come è riportato a chiare lettere anche su questo lato, che “canta Maria Lazzozza e dirige il maestro Brancalobene”… E me li immagino tutti e due… Maria mora e selvaggia, mentre il Maestro vestito da gran galà sopra e completamente nudo sotto.

La riuscitissima performance è conclusa sorprendentemente da un’atmosfera di violini in crescendo che suggella magnificamente il post orgasmo: un vero tocco di classe!

Questo 45 giri è un pregevole pezzo giuntoci da un’Italia in piena fase di cambiamento sociale, un’epoca in cui pareva diffondersi un sentimento di spensieratezza generale sintetizzabile in una fondamentale massima calabrese: futti e futtitindi!

Chiamami

Chiavami con tanta manli, chiavami sborrerò insieme a te
Chiavami son qui tutta bagnata, chiavami no non farmi aspettar.

In un buco qualunque del corpo, son puttana e tu sei un porco
Il tuo cazzo io voglio il tuo cazzo che soltanto mi può soddisfar.

Nella figa oppure nel culo, il tuo cazzo somiglia a un siluro,
Io lo voglio lo voglio lo voglio, io lo voglio per farlo sborrar.

Chiavami son qui tutta tua, chiavami no non mi far più aspettar
Scopami più forte che puoi, chiavami e felice sarò.

In un buco qualunque del corpo, son puttana e tu sei un porco
Il tuo cazzo io voglio il tuo cazzo che soltanto mi può soddisfar.

Nella figa oppure nel culo, il tuo cazzo somiglia a un siluro,
Io lo voglio lo voglio lo voglio, io lo voglio per farlo sborrar.

4 Commenti

  1. Bene bene bene… questi due pezzi erano inclusi in una cassetta che comprai da un africano davanti la reggia di Caserta durante una gita scolastica, la cassetta si chiamava “Super Sex” e c’era in copertina una cessa priva di tette con una specie di corpetto s/m e un ambientazione simil bucolico-s/m.
    La cassetta era chiaramente uno scarto delle cassette pirata napoletane, immagino che precedentemente doveva esserci inciso un album di Eros Ramazzotti perchè neanche troppo velatamente si sentiva in “lontananza” la canzone “Dove si va, cosa si fa questa sera…”.

    C’era una canzone che faceva: “Sempre a far stantuffo, finchè mi stuffo chissà quando sarà… la banana no non la lasciar se ti piace spingi ancor di più, dai dai dai daje su e giu…” e altri mugolini tipo il lato B, in particolare ricordo le strofe “Si, si… tutto, tutto dammi” praticamente urlata e “Il tuo bel cazzo”.

    Spero un giorno di recuperare anche gli altri pezzi, purtroppo la cassetta mi fu sottratta da un “amico” che poco dopo sparì dalla mia vita non facendosi più rivedere, mi auguro che abbia avuto una scarica di emorroidi.

    Ciao

    • Mitico racconto, mi ha ricordato negli anni ’80 le cassette tarocche Salvi+Jovanotti.
      Che anno era quando hai preso la cassetta?

    • Concordo con skeggia, la storia di Mimmo Veleno è davvero interessante. Ottima scelta quella di non trascurare il particolare della canzone di Ramazzotti percepibile in lontananza sul nastro pirata. Che Mimmo sia d’esempio per tenere in vita la memoria. Grazie!

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