Marco Pantani Adesso Pedala

«Cos’è la punzonatura?»

Con questa domanda il Dottor Ing. Gran Mascalzon. di Gran Croc. Visconte Cobram, nuovo direttore totale appassionato di ciclismo, testava il livello di conoscenza teorica del ragionier Fantozzi (nel film Fantozzi Contro Tutti) in vista della partecipazione obbligatoria, estesa a tutti i sottoposti della Megaditta, alla terrificante Coppa Cobram.

Quest’ultima si rivelò, come da attesa, talmente tosta che quasi tutti ci lasciarono la pelle, fiaccati oltre che dalle aspre pendenze di un percorso che prevedeva numerosi passaggi sulla salitella di viale De Amicis (nominata poi tragicamente “cima del Diavolo”), dove le temperature oscillavano dai -50°C fino al clima desertico, soprattutto dal miserrimo livello di preparazione atletica degli impiegati partecipanti.

Seppur irta di insidie la salitella di viale De Amicis non è di certo il Passo del Mortirolo tanto caro a Marco Pantani, tempio sacro della fatica e diabolico testimone nel 1994 di un’impresa da pazzi. Pantani in quella storica tappa del Giro attaccò ripetutamente, su pendenze disumane, un certo Miguel Indurain e andò a vincere in solitaria staccando definitivamente sia il campione spagnolo, dopo averlo fatto rientrare, che il russo Evgeni Berzin futuro vincitore di quell’edizione. Così tutta Italia scoprì il pirata.

Marco Pantani Adesso Pedala

Fra questo momento indimenticabile e l’epilogo tragico di una storia che fa rabbia sono compresi in egual misura sia successi che tormenti. Il brano che vi stiamo presentando, cantato da Marco Pantani, fa parte di uno dei numerosi momenti a cavallo fra queste due fasi dissonanti. Nel 1995 fu vittima di due sfortunatissimi incidenti, uno dei quali gli causò la rottura di tibia e perone con ipotesi di fine carriera e nel 1998 rinacque più forte di prima andando a prendersi Giro d’Italia e Tour de France.

“Adesso pedala” venne eseguita durante il suo periodo di inattività dalle corse e utilizzata come sigla quotidiana sia del collegamento alla tappa che della trasmissione Girosera, nell’edizione del Giro d’Italia 1996, quando i diritti furono di Mediaset. Le immagini di questa sigla mostrano un Marco Pantani apparentemente preso bene che interpreta se stesso scalando virtuali pendii e indossando la sua prima maglia rosa.

Il testo scritto da Elisabetta Mondini è di quelli che calzano a pennello su uno scalatore:

Apro gli occhi e sono su, il gruppo è lontano non lo vedo già più,
pedalo pedalo e arrivo alla cima, al Tour e alla Vuelta penserò domattina.
La rabbia mi spinge e mi porta distante, in salita e in discesa mi mangio i tornanti,
dietro e davanti mi applaudono in tanti.

Lo stile tra house e rap non può che ricordarci il primo Jovanotti e se per chi ascolta con distacco la cosa potrebbe risultare non troppo entusiasmante, nella mia gola c’è un nodo grosso come un melone. Sollecitato dai ricordi non posso che affidarmi alle mie emozioni e per me questo pezzo è magnifico.

I versi successivi fanno da ponte al ritornello e vedono il pirata abbandonare metricamente il rap per cantare con buona intonazione, duettando con un organetto impazzito per volere dell’arrangiatore. Il testo descrive il desiderio di vivere al massimo la propria passione:

Vorrei restar sempre così in maglia rosa e poi,
il vento e le moto sorpassano, la fatica tocca solo a me ma ho voluto la bici e adesso…

E adesso pedala, la bici l’ho voluta io e tiro la volata ormai. 

Con l’espressione “tirare la volata” si vuole intendere lo stare al servizio di un velocista nella fase decisiva, per ripararlo dall’attrito dell’aria e metterlo, in generale, in condizione di scattare con la giusta tempistica: se la prima parte è scritta per lo scalatore, questa frase è tutta per il gregario.

Questi etratti appartengono alla versione del brano adattata ai tempi televisivi, esiste tuttavia una versione integrale della canzone che troviamo in una compilation della RTI Music (cioè la casa discografica di Mediaset) intitolata 19 Successi dell’Estate 1996 che comprende fra i vari titoli il remix di “Aspettavo te” di Ambra Angiolini e “El menhadito” di Umberto Smaila. Uno strano melting pot.

Nella versione completa possiamo ascoltare finalmente tutto il testo. Il brano inizia così:

Milano-Sanremo a rotta di collo, Liegi-Bastogne andata e ritorno,
stare davanti senza mai mollare, nessuno oramai mi riesce a cambiare.
Son nato nel mare ma scalo montagne, cerco illusioni invece trovo emozioni,
ho il fiato del tempo sempre sul collo
.

Sappiamo tutti come andò a finire: la squalifica di Madonna di Campiglio, il ritorno sottotono alle gare, le esclusioni dal Tour de France e il decesso. Non entreremo nel merito di una questione ancora aperta e già ampiamente discussa.

Nonostante la semplicità concettuale, la testimonianza offertaci da questo brano può essere presa totalmente per buona. La vita in fondo è come la Coppa Cobram, anche se nell’affrontarla non sempre è sufficiente avere la forza di alzarsi sui pedali.

Adesso Pedala

Milano/Sanremo a rotta di collo
Liegi/Bastogne andata e ritorno
Stare davanti senza mai mollare
Nessuno oramai mi riesce a cambiare
Son nato nel mare ma scalo montagne
Cerco illusioni invece trovo emozioni
Ho il fiato del tempo sempre sul collo

Nessuno ti giuro mi cambierà, tappe intermedie mai
E ti porterò con me lassù, la bici, io e tu, in maglia rosa sempre più

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

Apro gli occhi e sono su
Il gruppo è lontano non lo vedo già più
Pedalo pedalo e arrivo alla cima
Al Tour e alla Vuelta penserò domattina
La rabbia mi spinge e mi porta distante
In salita e in discesa mi mangio i tornanti
Dietro e davanti mi applaudono in tanti

Vorrei restar sempre così in maglia rosa e poi
il vento e le moto sorpassano, la fatica tocca solo a me ma ho voluto la bici e adesso

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala, la tappa è dura, piove, ma il cuore certo basterà
Pedala pedala, la bici l’ho voluta io e tiro la volata ormai

E adesso pedala, sulla mia sella da cowboy per inseguire il cielo e poi
Pedala pedala, perduto nella dolce scia a tutta birra e così sia

E adesso pedala…
Pedala pedala…

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