Marcello Giombini Computer DiscoPer molti il nome di Marcello Giombini è ricordato in quanto compositore di colonne sonore di numerosi film di serie B, tra cui moltissimi spaghetti western, horror trucidi e diversi capolavori di demenza autopunitiva cinematografica come La sanguisuga conduce la danza (1975), L’ossessa (1974), La ragazza del vagone letto (1979) e qualche film di Alberto Cavallone, come lo strambissimo Zelda (1974) e il cult tuttora inedito Maldoror (scava in fondo all’amore) (1977).

Tutte le sue musiche sono accomunate dal fatto che risultano affascinanti e allo stesso tempo sperimentali (e nella maggior parte dei casi, di gran lunga superiori agli stessi film) spesso ben diverse e abbastanza inusuali se comparate a quelle più “tradizionali” di altri grandi nomi come Ennio Morricone, Armando Trovajoli o Piero Piccioni.

Da un versante ironicamente del tutto opposto, altri ancora probabilmente si ricorderanno di Marcello Giombini per aver rivoluzionato nel 1966 la musica sacra contemporanea rimodernandola con innesti di musica rock scrivendo La messa dei giovani, più nota con il nomignolo di Messa beat, che non mancò di destare numerose polemiche tra i benpensanti dell’poca per il fatto di aver fatto cantare la lode a Dio a dei capelloni rumorosi.

Ma la terza cosa, troppo spesso sottovalutata, per cui viene ricordato il buon Giombini è per essere stato un pioniere anche nella musica elettronica italiana, titolo guadagnato con diversi album sperimentali per la CAM (Creazioni Artistiche Musicali, etichetta specializzata anche nella pubblicazione di colonne sonore e library music) raggiungendo probabilmente l’apice compositivo di questa fase con Computer Disco. Un disco che racchiude l’esito di un lungo percorso musicale in cui s’incrociano l’elettronica pioneristica e visionaria e le sonorità sperimentali e che in seguito sfocerà nella sua definitiva evoluzione portando all’avvento della italo disco.

Computer Disco è un album semplice e complesso allo stesso tempo che, nonostante un’apparenza molto minimale, mostra una grande varietà di suoni dati da un sapiente uso del Moog, nuovi sintetizzatori e sopratutto di computer, di cui Giombini, anche appassionato di informatica, ne aveva profetizzato l’utilizzo in campo musicale. Oggi senza dubbio potrà suonare datato ma (forse anche per questo) ha lasciato intatta tutta la sua originalità e una certa solida eterogeneità, cosa non facile per il genere, sopratutto all’epoca.

Effetti e suoni di mondi lontani, influenze varie (tra cui i soliti Kraftwerk) e gusto per la sperimentazione compongono le otto algide tracce strumentali dell’album che non riesce mai ad annoiare, evitando di scadere in un facile minimalismo ripetitivo o in uno sperimentalismo fine a se stesso, risultando così accattivante anche per l’orecchio del’ascoltatore medio.

Attraverso i computers, che sono dei veri e propri telescopi, è già possibile intravedere il futuro della musica. Di sicuro essa cesserà di essere una invenzione per diventare sempre più una scoperta. (intervista a M&P Computer #50, 1984)

Computer Disco è di gran lunga avanti sui tempi come Giombini ha sempre dimostrato di essere; la ricerca sonora non si è mai fermata tanto che solo un anno dopo questa stessa passione per le sonorità elettroniche, l’informatica e le tecnologie, tra cui i videogiochi, porterà alla realizzazione del magnifico I Adore Commodore, realizzato utilizzando i celebri personal computer sotto il nome di K.Bytes.

Un maestro ancora oggi troppo poco ricordato che passava senza preconcetti dal musicare Le notti erotiche dei morti viventi Orinoco: prigioniere del sesso a comporre canti liturgici e contemporaneamente porre nuove basi per la musica elettronica che verrà. L’eclettismo vero che si confà solo ai grandi geni della musica.

Tracklis:
A1. Disco 1
A2. Disco 2
A3. Disco 3
A4. Disco 4
B1. Disco 5
B2. Disco 6
B3. Disco 7
B4. Disco 8

3 Commenti

  1. Lo conoscevo come nome solo dietro ai progetti italo-disco; grazie a voi delle info e della piacevole scoperta. 🙂

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