Lucio Dalla MerdmanDi Lucio Dalla è già stato detto, forse non tutto, ma sicuramente troppo, quindi non perderemo tempo con stralci di biografie e altre amenità simili, la rete ne è piena. Basti dire che Dalla è stato (e lo è tuttora) uno dei musicisti che ha influenzato maggiormente il cantautorato italiano, ma che di lui vengono ricordati sempre e solo i maggiori successi, oltre all’estro artistico e alle sue performance; io per primo ammetto di non conoscere nel dettaglio tutta la sua lunga discografia (mea culpa).

Oggi però vi voglio parlare di una canzone in particolare contenuta nel sedicesimo album in studio dell’artista bolognese. Uscito nel 1993, “Henna”, arrivava dopo il famosissimo “Cambio”, un disco vendutissimo grazie al tormentone “Attenti al lupo” (scritto però da Ron), con addosso un’aspettativa da parte del pubblico che non fu decisamente soddisfatta. Il tutto si tradusse in un sonoro tonfo a livelo di vendite.

A far cadere nel dimenticatoio questo album contribuì anche il successivo “Canzoni”, grazie al successo del brano “Canzone”, scritta assieme al pupillo Samuele Bersani, che consacrò la svolta pop di Lucio Dalla.

Come spesso accade però, un disco poco conosciuto contiene al suo interno delle perle che è doveroso strappare all’ingiusto dimenticatoio in cui erano confinate e ci fanno chiedere il perché non siano state capite e apprezzate all’epoca. Una di queste è “Merdman”. Come potete immaginare, la particolarità del brano non è dovuta alla sua musica, che per quanto apprezzabile e ben suonata, rimane come un sottofondo su cui il Maestro depone i propri versi.

Il brano parla di “Un marziano, un tipo strano, un sangue misto, un qualcosa di schifoso mai visto”, che precipita sulla terra e si ritrova ad essere una stella dei talk-show. Nonostante “il puzzo veramente micidiale” e la particolarità di avere “uno stronzo sulla fronte”, Merdman riesce a catturare “tutto l’audience della gente” e anche “la stampa più esigente”, al punto che i “bambini, anche i più belli, si mettevano uno stronzo tra i capelli”.

Con questo brano inzuppato di amarissimo sarcasmo Lucio Dalla si rivela un attento osservatore della deriva culturale-televisiva italiana, creando un acuto sottotesto per dipingere una chiara metafora su un determinato tipo di televisione che dal 1993 (anno di uscita dell’album) ad oggi ha sicuramente preso il sopravvento, grazie o per colpa di personaggi discutibili e trasmissioni dedicate a fintissimi reality show e talent show senza sostanza.

Lucio Dalla Merdman

Purtroppo una semplice canzone non può cambiare le cose né obbligare l’ascoltatore ad apprezzarne tutte le sottotrame; molto più probabile che la maggioranza degli ascoltatori si sia soffermata con un sorriso smaliziato solo al titolo, magari pensando a quanto ridere fanno certe canzoni di Dalla, magari ridendo perché nomina la cacca (grandi risate per tutti).

Non vi resta che ascoltare una voce nelle pause dei talk-show, tra l’annuncio dell’ospite e l’applauso del pubblico. Proprio in quel breve frangente riuscirete a sentire chiaramente: “Sono Merdman c’è qualcuno lì?”

Merdman

“Pronto, pronto, c’è qualcuno che mi sente?
Merda sto precipitando, c’è qualcuno lì?”
Notte nera, nera notte senza luna
Una bianca scia nel cielo si consuma
Mentre sotto come fuochi nella notte
Grattacieli e tv accese come torce
Un marziano, un tipo strano, un sangue misto
Un qualcosa di schifoso mai visto
Barcollando esce fuori dai rottami
“Sono Merdman c’è qualcuno lì?”
A parte il puzzo veramente micidiale
Aveva in sé qualcosa di familiare
Sui trent’anni, bocca larga e braghe corte
Sempre sporco con uno stronzo sulla fronte
Ogni tanto spiaccicava una parola
E con le dita messe lì a pistola
Catturava tutto l’audience della gente
“Sono Merdman,
sono speciale, posso parlare, c’è qualcuno lì?
Voglio anche cantare, partecipare, farmi invitare a un talk-show”
A poco, a poco, anche la stampa più esigente
Lo trovava bello, fresco e divertente
Non parliamo dei bambini, anche i più belli
Che si mettevano uno stronzo tra i capelli
“Voglio fare come fanno in California”
“Yes, No, But You Are Beautiful”
Imparo tutto in fretta, ho una gran memoria
Poi prende un taxi, vola dentro un talk-show
Le sue dita sono un trapano nel naso
Mentre parla e dice “Vengo da lontano
E vorrei fermarmi un poco ma non posso”
Nelle case tutto il pubblico è commosso
E’ commosso mentre piange anche lo sponsor
Che lo applaude, gli butta anche un osso
Salutando lui comincia a vomitare
Tra gli applausi e le foto da firmare
Come fanno tutti quanti in California
” Sono Merdman…c’è qualcuno lì…?”

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Stefano Bissoli

Nasco nel 1984 e da subito, grazie ai vinili di mio padre, la musica orbita attorno alla mia testa. Cresco quindi con i Genesis, Bob Marley, Neil Young, gli America, ma anche con Ruggeri, Dalla e Guccini. A 14 anni acquisto il mio primo basso ed il punk, assieme al crossover, muove ogni mio pensiero.
Con gli anni la musica è diventata una vera ossessione, studiavo nuovi strumenti, leggevo articoli e recensioni, e più ne sapevo, più volevo saperne, per arrivare a considerarmi tuttora un ignorante. Ogni genere diventa fondamentale per accrescere la mia conoscenza, portandomi come artista su due progetti ben distinti, il cantautorato e la sperimentazione “noise”.

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