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Le Nuove Erbe – Topolino Piccolo (1975 – 7”)

Le Nuove Erbe Topolino PiccoloÈ il 1975 e il Festival di Sanremo, giunto alla sua venticinquesima edizione, sembra già aver raggiunto il fondo del suo triste declino. Il pubblico, la Rai, le case discografiche e i cantanti stanno già da qualche anno abbandonando la competizione canora per l’incapacità del Festival di reinventarsi e di stare al passo con i tempi. Quella che doveva essere l’edizione d’argento, diventa invece un triste requiem, facendola ricordare come una delle edizioni più brutte di sempre.

A far precipitare il venticinquennale è l’organizzazione stessa, presa di forza dal Comune di Sanremo che, forte delle proprie idee organizzative, litiga da subito con le case discografiche, ottenendo solamente il loro rifiuto di far partecipare i propri artisti e autori, lasciando il palco libero a un folto numero di benemeriti sconosciuti.

Tra i 30 misconosciuti partecipanti possiamo trovare il duo dall’assurdo nome de Le Nuove Erbe (le battute sul nome le potete anche immaginare), composto dalle gemelle diciottenni Francesca e Anna Maria Giampaolo, invero non troppo avvenenti. Il duo aveva raggiunto una certa fama sulla sponda non italiana dell’Adriatico grazie alla loro partecipazione al Festival di Spalato nell’ex-Jugoslavia. Con il desiderio di farsi conoscere anche in patria riescono a farsi notare nel 1974 nella rassegna canora Cantasud, Per approdare così a Sanremo con una canzone che ha l’unico pregio di essere fischiettabile durante le vostre abluzioni mattutine.

Il brano dall’improponibile titolo di “Topolino piccolo”, fu musicato da Paolo Prencipe (che partecipava con tre brani) ed è, né più né meno, un collage di soluzioni musicali facilone per ottenere discreti risultati con il minimo sforzo: una strofa che anticipa di circa un decennio la sigla di Holly e Benji (all’apparenza suonata dal coro femminile di una chiesa), un assolo di flauto delle medie e un ritornello a più voci in crescendo (questo sì in pieno stile sanremese); il tutto intervallato da un synth messo a caso per creare un effetto di finta modernità. Ma è il testo il vero protagonista del brano.

Lo sforzo poetico porta la firma di Franco Specchia, per l’occasione in gara con ben quattro brani, ma che forse avrebbe dovuto concentrarsi di più su una singola canzone, risparmiando al povero pubblico certe banalità. Lo scafato paroliere gioca sulla metafora della montagna e del topo: la prima rappresenta le due gemelle canterine, dipinte come due “tremende” e “tiranne” (!) che si riservano la possibilità di concedersi o meno al pretendente, rappresentato dal topolino, al quale però viene dato un suggerimento, basta insistere e un giorno riuscirà ad averle: “Io la montagna grande e tu / tu topolino piccolo / poi le montagne crollano / e anche i topi ballano”.

Anche volendo mettere da parte la mancanza di legame simbolico tra un rilievo della superfice terrestre e un roditore, quale fu il motivo di sottolineare scolasticamente che la montagna era grande (altrimenti sarebbe stata una collina) e il topolino (un topo di piccole dimensioni) piccolo? Lessico da prima elementare a parte non possiamo non notare il ritorno del tema dell’emancipazione femminile, visto sempre e comunque solamente dal punto di vista sessuale, perché, come ben sapevano negli anni ’70, la donna con l’indipendenza diventa automaticamente una ninfomane.

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Arrivato tra le canzoni finaliste, il brano non riesce però a superare lo scoglio delle prime sei, ma possiamo considerarlo comunque un buon risultato vista la scarsa qualità generale che ha portato alla vittoria di un brano al limite della misoginia come “Ragazza del Sud” cantata da Gilda, le polemiche sul funzionamento delle giurie e la Rai stessa che fantozzianamente taglia la diretta prima della premiazione finale per sforamento dell’orario!

Le Nuove Erbe escono dall’esperienza sanremese con un singolo di scarso successo e nel giro di 3 anni abbandoneranno il mondo dello spettacolo non prima di riuscire a pubblicare nel 1978 un album al sapor di discomusic che ovviamente non si filò nessuno.

Il Topolino piccolo

Nel mio quartiere non c’è un ragazzo
che non ha messo gli occhi su me,
io consapevole, sai, lascio fare
ma poi, quando al dunque vedrai,
sono tremenda lo so,
sono tiranna lo so,
ma se non voglio non do
e se insisti e mi vuoi sono fatta così.

Io la montagna grande e tu,
tu topolino piccolo,
poi le montagne crollano
e anche i topi ballano.

La gelosia non è una folle malattia,
un problema per me,
io al di sopra di ciò guardo il mondo
e non fò una grinza perché,
sono tremenda lo so,
sono tiranna lo so,
ma quando voglio io do
e se insisti e mi vuoi forse un giorno mi avrai.

Io la montagna grande e tu,
tu topolino piccolo,
poi le montagne crollano
e anche i topi ballano.

Sono tremenda lo so,
sono tiranna lo so,
ma se non voglio non do
e se insisti e mi vuoi sono fatta così.

Io la montagna grande e tu,
tu topolino piccolo,
poi le montagne crollano
e anche i topi ballano.
Io la montagna grande e tu,
tu topolino piccolo…

2 Commenti

  1. Pina Fantozzi

    Beh, il legame semantico tra il topo e la montagna suppongo sia da collegare alla celebre favola di Esopo, poi ripresa da Orazio… c’è anche una specie di apologo di Antonio Gramsci che ha come protagonisti un topo e la montagna, non so se sia di sua invenzione o se faccia parte della tradizione sarda.
    Detto questo, il brano è davvero appiccicoso, dopo mezzo ascolto continua a ronzarmi in testa.
    Vorrei ringraziare gli autori di questo bellissimo blog, mi sta facendo un sacco di compagnia in un periodo non proprio bellissimo.

  2. Giacomo Tessaro

    Purtroppo su Google non riesco a trovare nessuna foto del duo, a parte le copertine degli album

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