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Le 10 canzoni più improbabili di Sanremo anni ’90

10 canzoni più improbabili di Sanremo anni '90

Non si esce vivi dagli anni Novanta. Questa massima vale per tutto, nessuno escluso, nemmeno (e soprattutto) il Festival di Sanremo. La tanto vituperata trasmissione di mamma Rai dedicata alla musica italiana da sempre ci regala incredibili perle e nel prezioso decennio dei Nineties sul palco dell’Ariston sono passati tantissimi artisti celebri e non, alcuni dei quali, pur sforzandoci, non riusciamo a dimenticare. Tra chi era già molto conosciuto, chi ha ottenuto il successo solo più tardi e chi invece è finito nel dimenticatoio, non si può negare che questo decennio ci abbia dato grandi soddisfazioni.

Anche se il Festival di Sanremo pare immune allo scorrere del tempo quel decennio fu un periodo di forte cambiamento nella musica italiana che per un attimo diede segni di vita con un gran numero di artisti sotterranei che sbocciarono con più o meno successo di pubblico ma, cosa più importante, producendo tanti ottimi dischi: dal rock alternativo alla musica dialettale, dal reggae al punk, dalla musica demenziale al rap. Questo vento di cambiamento arrivò in parte anche sulla riviera ligure ma non scalfì minimamente l’impianto reazionario della competizione (a parte Enrico Ruggeri che vinse con una canzone rock – tra l’altro decisamente brutta – i vari trionfatori furono sempre esponenti dell’intelligencija melodica tradizionale: Luca Barbarossa, Anna Oxa, Ron, Giorgia, Aleandro Baldi, Riccardo Cocciante, i Pooh …). 

Nel crogiuolo di canzoni solo piazzate o non arrivate in finale ci sono brani non allineati che abbiamo voluto raccogliere nella nostra classifica delle 10 canzoni più improbabili di Sanremo anni ’90 per musiche, testo e interpretazione.

#10: I Ragazzi Italiani – Vero amore (1997)

I Ragazzi Italiani hanno un solo grande merito: essere stati la prima boy band italiana a presentarsi in gara a Sanremo e a noi tanto basta. Pensavate di averli debellati e invece il vostro cervello ricorda perfettamente l’insostenibile leggerezza di “Vero amore” che al Festival non venne capita ma ottenne buoni risultati di vendite regalando i classici 15 minuti di notorietà a questi bellocci, grazie al folto gruppo di fanciulle in stadio prepuberale che li seguiva. Esiste anche un’imperdibile versione in spagnolo che però non riuscì ad esportare quest’eccellenza made in Italy.

#9: Mikimix – E la notte se ne va (1997)

Quando parliamo di Mikimix l’improbabilità di un brano come “E la notte se ne va”, fatto con una base alla camomilla e ingenue rime baciate come quelle di una filastrocca per bambini al di sotto dei 5 anni, passa completamente inosservata quando, anni dopo, il suo interprete si trasforma in CapaRezza! Sembra impossibile ma è così. Mikimix fu uno dei primi che cercò di portare il rap a Sanremo (ben prima dei Sottotono che arriveranno solo quattro anni dopo), ma nessuno se ne accorse, per fortuna. Ancora oggi vedere Michele Salvemini che ammicca in camera con quelle sopracciglia fuori ordinanza provoca un certo disagio.

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#8: Giorgio Faletti – Signor Tenente (1994)

Giorgio Faletti dopo averci provato timidamente nel 1992 con “Rumba di tango” in coppia con Orietta Berti torna a gareggiare al Festival nel 1994 con “Signor Tenente”; un brano musicalmente coraggioso per l’abbottonatissima giuria sanremese. A parte una breve introduzione cantata potremmo parlare di un monologo su una base musicale che serve solo a fare atmosfera, recitato in un finto (e brutto) accento siciliano con quel “minchia” ripetuto con insistenza che ne diventa un marchio di fabbrica. Con le stragi di Capaci e di via D’Amelio sullo sfondo, Giorgio Faletti che dal palco di Sanremo denuncia le condizioni lavorative delle forze dell’ordine nell’Italia post bombe del ’92 faceva sicuramente effetto. Certo che un attore che fino a qualche anno prima si guadagnava da vivere con i personaggi di Vito Catozzo, Carlino e Suordaliso ora simpatizza con i Carabinieri perché vengono presi in giro nelle barzellette fa un po’ ridere e non in senso comico. In ogni caso 2° posto, premio della critica e disco di platino. A cosa poteva ambire di più Giorgio Faletti? Fare lo scrittore.

#7: Sabrina Salerno e Jo Squillo – Siamo donne (1991)

 

Anni di battaglie femministe vengono buttate nel cesso in 3 minuti in diretta nazionale. Le suffragette Sabrina Salerno e Jo Squillo, al grido di “Siamo donne, oltre le gambe c’è di più”, salgono sul palco e non bruciano i loro reggiseni come le colleghe degli anni ’70 ma si limitano semplicemente a mostrarli. L’immarcescibile “Siamo donne” diventa immediatamente un caposaldo del femminismo vuoto all’italiana, quello delle quote rosa, quello delle vallette che cominciano a essere anche microfonate e quello delle esuberanti interpreti che riscattano secoli di sottomissione a colpi di ballonzolii di tette, dimenandosi come delle tarantolate con minigonne giro passera e gridando come galline. Davvero difficile vedere (e sentire) di più oltre le gambe. E la giuria infatti non le perdonò.

#6: Marco Carena – Serenata (1991)

Dal Festival di Sanscemo a quello di Sanremo il passo è breve, anzi brevissimo, come ci dimostra il simpatico e indimenticato Marco Carena. Vincitore del 1° Festival di Sanscemo nel 1990 arriva all’Ariston l’anno successivo nella sezione Novità anche grazie alle apparizioni televisive al Maurizio Costanzo Show. Per fortuna il cantante-cabarettista torinese non sposta di una virgola il suo stile impregnato di sarcasmo e humor nero. Per la grande occasione della sua carriera pensa bene di presentare un brano melodicamente retrò e perfettamente sanremese ma dal testo pregno di taglienti e simpatici doppi sensi a sfondo sessuale con un finale che celebra la triste abitudine masturbatoria del maschio andato in bianco.

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2 Commenti

  1. Mi sa che chi ha recensito La Terra dei Cachi in questo articolo ha capito poco o nulla del pezzo. Altro che canzoncina scritta apposta per il festival. Si trata di una feroce invettiva contro il malcostume italico travestita da canzonetta leggera. Forse l’ultima vera canzone di protesta ascoltata sul palco dell’Ariston.

  2. Nel ’96 avevo 17 anni ed ero già una fava doc, gli Elii erano ancora semisconosciuti e credo fossi più emozionato di loro mentre li guardavo in TV.

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