Jovanotti For President 1988Lorenzo Cherubini è forse il più famoso prodotto del mastermind Claudio Cecchetto, il quale lo scoprì a metà anni ’80 e lo portò nell’allora sua Radio Deejay trasformandolo mefistofelicamente in Jovanotti (sui richiami sociologici che racchiude questo nome d’arte si potrebbe scrivere una tesi di laurea) diventando rapidamente uno dei personaggi di punta della radio milanese.

Il suo debutto discografico avvenne nel 1987 con il 45 giri “Walking”, ma il botto arrivò l’anno successivo con il suo primo LP programmaticamente intitolato “Jovanotti For President” partorito insieme al suo mentore.

L’album è la quintessenza dell’essere cool, figo, trendy dell’epoca: un mix di dance, funky (come sinonimo di allegria) ed una spruzzatina di pseudo-rap (la musica nuova dall’America), il tutto cantato (passatemi il termine) dal personaggio dell’anno (volente o nolente) viste le sue partecipazioni a trasmissioni radio e televisive (la celeberrima “Dee Jay Television” e “1, 2, 3, Casino”). Un’equazione che significa una cosa sola: ca$h!

Pur raggiungendo “solo” la terza posizione in classifica il disco vendette 400.000 copie trascinato dal singolo “Gimme Five” che raggiunse il numero 1 in classifica in tutte e due le versioni pubblicate e dall’altro singolo-tormentone “E’ Qui la Festa?” (altro numero 1) non inserito nell’album.

cecchetto jovanotti linus radio deejay
Da sinistra: Linus, Cecchetto e Jovanotti a Radio Deejay nel 1987

Anche cercando di salvare qualcosa l’operazione è assai difficile: testi idioti, musica figlia del suo tempo e troppo modaiola senza contare l’indecente pronuncia inglese di Jovanotti, a tutto questo seguì anche l’immancabile libro “Yo, Brothers and Sisters, Siamo o Non Siamo un Bel Movimento?” ed addirittura la linea d’abbigliamento “Yo” ideata a quattro mani sempre con il solito Cecchetto.

L’unico lato positive è che per la prima volta il grande pubblico tricolore ascoltava la musica rap: se in USA avevano Afrika Bambaataa, Grandmaster Flash, Public Enemy e Run DMC noi in Italia avevamo Jovanotti. Ad ognuno il suo.

Tracklist:
01. Go Jovanotti Go
02. Party President
03. Funklab
04. Gimme Five
05. I Need You
06. Jovanotti Sound
07. The Rappers
08. Ragamuffin
09. Mix

6 COMMENTI

  1. ahah concordo con la recensione. Fra l’altro è indecente il modo in cui Jovanotti mastica quelle parole inglesi… Sembra parlare napoletano…

  2. Chi ha scritto l'articolo, non capisce un granchè ne di musica ne tanto meno di rap: mi piacerebbe sapere cosa sarebbe in grado di spingere lui altro chejovanotti

  3. Sarà che avevo 10 anni e stavo maturando l’amore per il rap ma questo disco (in preziosa musicassetta originale) l’ho consumato.
    Con il senno di poi non era nulla di eccelso, ma devo dargli il merito di aver fatto conoscere molti artisti rap storici americani che avrebbero fatto la storia, ed erano i primi anni era ancora tutto in fermento. La canzone “The rappers” è significativa a questo proposito. Era la prima volta nella mia vita che sentivo il nome di gruppi che poi avrei amato e che ora fanno parte del mio juke-box della vita (run DMC, beastie boys, LL cool J…)

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