Jo Squillo MovimentiCorreva l’anno 1992 e l’italica penisola veniva sconvolta fino alla punta dello stivale dalla ferale notizia: Jo Squillo è esclusa dal Festival di Sanremo!

L’accusa (ahimè fondata) era di avere già interpretato il brano in gara (che per regolamento, si sa, deve essere rigorosamente inedito) in pubblica manifestazione; gli storici sul punto sono divisi: taluni parlano della sagra della polpetta e altri di quella del polpo, benché si sia concordi nel localizzare il luogo del fattaccio in Puglia durante l’estate del 1991. Persa per sempre la possibilità di ascoltare Me gusta il movimento, gli organizzatori del Festival pensarono bene di mantenere alto il livello accogliendo a braccia aperte tale Enzo Ghinazzi (più noto come Pupo) che per rilanciare la sua carriera giocava la carta della crisi mistica.

Così, mentre la povera Jo grazie a questa inattesa (siamo sicuri?) esclusione otteneva attenzione mediatica che non avrebbe mai sperato, in tutto questo io e il mio compagno di banco di allora decidevamo di manifestare il nostro sostegno alla povera malcapitata nell’unico modo possibile per due ragazzini: comprare l’album, semplice!

Riascoltare l’album Movimenti si accompagna alla viva emozione di una pioggia di ricordi, perché (ci crediate o meno) noi questo album lo ascoltavamo davvero e la musicassetta ha fatto il giro di tutte le macchine con cui andavamo al mare, mettevamo a palla questo disco e, finestrini abbassati, si cantava a squarciagola… Altri tempi.

Ad onor del vero e a mia parziale discolpa, l’acquisto lo fece il mio compagno di banco, che quando vide la copertina con Jo Squillo con tanto di benda alla Pete Burns e liguetta maialina, non ebbe più timore né dubbi, dato che già la foto faceva presagire il gustoso contenuto dell’intera prova artistica.

Jo Squillo Movimenti

Nel 1992 Jo Squillo ha alle spalle un decennio florido di musica con ben tre album e una raccolta oltre a svariati singoli, dagli inizi punk rock tra il serio ed il faceto, passando per un interessante evoluzione new wave fino alla disperazione di qualunque cosa passasse il convento tra discutibili cover di Led Zepplin o degli Area, pur di avere un riflettore, un microfono e un pubblico. Nel 1991 grazie a Sabrina Salerno arriva il salto di qualità che la fa sbarcare nella sezione “Campioni” al Festival di Sanremo.

Forte del successo radiofonico della sua Siamo donne, l’anno successivo Jo riprova la carta del festival per promuovere il nuovo album Movimenti. Peccato che l’incertezza su quale via intraprendere degeneri nello sceglierle praticamente tutte, collezionando 10 canzoni che fanno a pugni tra di loro: momento di grazia che troverà apice artistico l’anno successivo in Balla italiano (Sanremo 1993) in cui condenserà in un solo brano tutta l’accozzaglia di generi che in Movimenti viene invece sciorinata tra le varie tracce del disco.

L’apripista è ovviamente Me gusta il movimento, che verrà presentata al Dopofestival e successivamente riproposta in varie altre trasmissioni televisive (addirittura verrà utilizzato nella pellicola Infelici e contenti con Renato Pozzetto ed Ezio Greggio). Nel brano, su una base pseudo-dance che vede lo zampino anche del mago dell’italo dance Roberto Turatti, Jo gioca con tutti i doppi sensi possibili e immaginabili al limite del pecoreccio, perché aleggia comunque il dubbio che il movimento cui allude non sia esattamente quello dato dalla musica (salvo metterla in sottofondo quando ci si ehm… muove, ovviamente): «Se segui con il corpo il tempo, è facile sentirlo dentro. Questo è il movimento più è forte e più lo sento».

Dopo questo superbo inizio, che lascia comunque un certo amaro in bocca al pensiero della possibile esibizione sul palco dell’Ariston, si prosegue con la piacevole house music di Timido, praticamente un mash-up tra How Gee, successo dei Black Machine dell’anno prima, per quell’inciso di sax, e il ritornello di Physical di Olivia Newton-John risalente al 1981. Il brano inizia con e col poetico incipit «Ti chiami Mambo e sei un tipo molto strambo, con quegli occhiali da snob» in cui viene affrontata, in estrema sintesi, la storia della tipa che la tira addosso al maschio di turno, non esattamente figo e anche troppo timido e allora «non essere mai timido, timido, ma parlami di musica, musica» quindi, alla fine non si capisce neppure se gliela dà.

Vita è una specie di dimenticabile ballata sintetica così come la più ritmata e fastidiosa Tempo, poi però arriva la virata rock di Io sto da Dio, con tanto di urlo iniziale che spariglia le carte, anzi, i numeri (se avete il coraggio di ascoltare la canzone): dozzinale drum machine in sottofondo e chitarre sguinzagliate a copiaincollare il ritornello di I Love Rock’n’Roll. Dopo questo inspiegabile intermezzo si torna alla musica house con Amore di testa, narrando i drammatici turbamenti e le incertezze di una donna che chiede al suo amato «ma cosa hai nella tua testa adesso, tu pensi solo al sesso. Ti muovi molto molto bene nel letto, ma non mi dai affetto».

Per dare una ventata di freschezza a questo punto della scaletta Jo inserisce lo svarione con la deriva ecologistica di Aria a ritmo di rap (immancabile in questa miscela di stili), brano con cui deliziò i telespettatori italici con svariate ospitate in numerosi programmi di quell’estate 1992. La canzone parla di ecologia alla maniera di Jo Squillo, ovviamente, e del testo sconclusionato si salva solo il buon intento e anche un verso tanto emblematico quanto precursore dei tempi: «E non importa se ti chiami Rossi o Berlusconi perché tanto poi non ti respiri i milioni».

Gli ultimi tre brani di questa instancabile carrellata non aggiungono nulla al peggio già raggiunto, anche se la virata rock-pop apocalittica di Io ti cerco, nella quale vengono scomodati pure taluni uomini del futuro, merita pur sempre attenzione perché sarebbe stata una perfetta sigla per cartoni animati.

A distanza di tutti questi anni in realtà il disco ha fatto talmente il giro che (vuoi per l’effetto nostalgia, vuoi per il coraggio di cambiare continuamente genere) è ritornato ad avere senso. Merito va comunque riconosciuto a Jo Squillo per la scelta variegata di stili, (quasi) tutti molto moderni per il periodo in cui furono presentati.

In ogni caso se l’operazione Sanremo fosse andata a buon fine, Me gusta el movimento avrebbe fatto entrare di diritto la sua interprete nell’Olimpo dei pochi artisti italiani che sono riusciti a portare “velatamente” la tematica del sesso in una canzone del Festival.

Tracklist:
01. Me gusta il movimento
02. Timido
03. Vita
04. Tempo
05. Io sto da Dio
06. L’amore di testa
07. Aria
08. Ragazza lunatica
09. Io ti cerco
10. Rapporto perfetto

2 Commenti

  1. E’ tutto vero, io ero in macchina con loro quando mettevano a palla questo disco 🙂 … Bei tempi!!!

  2. MOVIMENTI di Jo Squillo manifesto generazionale (il mio) La copertina dell’album, capolavoro, da acquistare anche se le tracce non volevi ascoltarle. Quel “Te gusta? Me gusta. E’questa la cosa giusta!” tormentone ingiustamente mancato. MERITEVOLE DI REVISIONISMO STORICO

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