Jo Squillo Eletrix Girl Senza PauraDella Jo Squillo televisiva ormai non ci sono più sesegreti, noi invece vogliamo tributare i suoi inizi punk avvolti nella leggenda, più che altro per la scarsità di notizie disponibili.

Jo (all’anagrafe Giovanna Coletti) inizia la sua carriera come vocalist delle Kandeggina Gang, un giovanissimo gruppo completamente femminile che si agitava nel sottosuolo dei centri sociali milanesi a cavallo tra gli anni ’70 e ’80. Scarsissime doti musicali ma tanta attitudine.

Poco male perché l’imporbabile combriccola che ha scritto comunque il suo nome nella storia del punk rock italico quando nel 1980 durante un concerto le ragazze gettarono tra il pubblico degli assorbenti macchiati di rosso. Delicate.

Le Kandeggina Gang hanno il tempo di pubblicare solo il 45 giri Sono cattiva/Orrore per la Cramps Records prima di sciogliersi, lanciando la carriera solista di Jo grazie al suo ragazzo-pigmalione Gianni Muciaccia dei Kaos Rock che aveva progetti ben più ambiziosi per la sua “creatura”, lontani dai camerini puzzolenti di qualche locale malfamato.

Il produttore escogitò un piano perfetto in tre mosse:

  1. creò “il personaggio” fondando il Partito Rock presentando la nostra come capolista alle elezioni comunali a Milano, cucendole addosso i panni di una donna aggressiva, decisa e dal femminismo spicciolo;
  2. una volta formatosi il giusto hype fondò la 20th Secret, una propria etichetta discografica ad hoc per gestire la sua pupilla;
  3. diede a Jo un nuovo look con pesante make up più in linea con l’aria di cambiamento della new wave anglosassone alle porte.

Tutto questo impegno profuso portò quasi scientificamente ad un contratto di distribuzione con la Polydor per un intero LP intitolato Girl senza paura pubblicato nel 1981.

Ad un primo ascolto il livello di contenuti il disco è di una pochezza imbarazzante mischiando brani di punk elementare basato su tre-accordi-tre preso in prestito da Ramones, Buzzcocks e X-Ray Spex, se non palesemente plagiati come “Violentami” che suona uguale uguale a “Blitzkrieg Bop” con arrangiamenti chiaramente new wave per la presenza onnipresente dei sintetizzatori.

L’impressione è quella di qualcuno che nel 1981 abbia passato una settimana rinchiuso in un negozio di dischi a Londra e che una volta tornato a casa cerchi di riassemblare maldestramente tutte le nuove sonorità ascoltando in terra d’Albione.

Questa semplificazione delle nuove tendenze investe anche i testi che sono a sfondo social-metropolitano, ma che viaggiano pericolosamente tra il “ci è o ci fa”; oggi le chiameremo liriche borderline, formate solo da un paio di versi che giocano con rime e lingue basandosi unicamente sulla musicalità delle parole (sin dal titolo del disco vengono mischiati senza continuità italiano ed inglese, raggiungendo l’apoteosi estetica in “Muoversi” dove canta «muoversi, muoversi / one no more / c’est ne pas possibile»). Questa meraviglia viene poi esaltata da linee melodiche cocciutamente identiche per tutta la durata dell’album e dai terribili acuti di Jo Squillo.

Jo Squillo Eletrix Girl Senza Paura
Jo Squillo con le Kandeggina Gang

Ad un ascolto più attento però si scoprono le sfaccettature di questo album che sarà pure la grande truffa del punk italiano, ma che oggi suona tremendamente attuale pur con quel suo piglio smaccatamente naïf. Se si riesce ad andare oltre i testi da bambina ritardata e ad alla voce inutilmente stridula si scoprono buoni brani come “Muoversi” con un riff di chitarra che sembra scritto dai Frenz Ferdinand, l’elettro-punk di “CX”, la nuova versione power-pop di “Orrore”, il bilanciatissimo impasto punk-new wave di “Cristina” e le stupide quanto appiccicose liriche della già citata “Violentami” che entrano in tesa sin dal primo ascolto (“violentami violentami piccolo, violentami violentami sul metrò”).

Certo non mancano i brani scandalosamente brutti come il singolo “Skizzo skizzo” nel cui video la band rapisce il cantante Christian che appare come ospite, il teenager-punk-wave di “Paranoia”, il pasticcio new wave in stile Psychedelic Furs di “China’s War” cantato in un italiano maccheronico da una voce maschile (lo stesso Gianni Muciaccia?), la romantica e poppeggiante “Voglio farlo con te” con tanto di sax (anche i punk hanno un cuore?), la sfuriata punk demenzial-nichilista di “Fuggi fuggi” e l’inutile ed inspiegabile spoken song “Tuo Cesare”.

Un disco che è facile disprezzare per i macroscopici motivi di cui sopra, ma che contiene 4/5 intuizioni tutt’altro che da buttare, senza contare che questo album è un raro esempio di rock italiano almeno al passo con i tempi.

Da qui in poi per la carriera della nostra Jo Squillo sarà, salvo alcune eccezioni, una valle di lacrime tra cover improbabili (vogliamo proprio ricordare la sua versione elettronica di Whole Lotta Love? Meglio di no), incursioni nei generi più disparati (dance, musica latina, rap…), e tanto di partecipazione al festival di Sanremo con il femminismo da TV Sorrisi e Canzoni di Siamo donne in compagnia di Sabrina Salerno.

Alla fine, dopo tutto, questo disco non è tanto male.

Tracklist:
01. L’Asta
02. Muoversi
03. CX
04. Faccia da Vipera
05. Paranoia
06. Ma Chi Se Ne Frega
07. Skizzo Skizzo
08. Orbita
09. Cristina
10. Energia Interna
11. Violentami
12. China’s War
13. Voglio Farlo Con Te
14. Orrore (Kandeggina Gang cover)
15. Tuo Cesare
16. Fuggi Fuggi

9 Commenti

  1. Le Kandeggina le ho viste dal vivo in Piazza Scala (concerto organizzato dal Comune di Milano, allora Socialista Craxiano) e mi convinsero poco: non tanto per la musica quanto per l’atteggiamento.
    In realtà Vikk, loro non si agitavano “nel sottosuolo dei centri sociali milanesi”, ma facevano riferimento al solo CS Santa Marta che era uno dei meno considerati dell’area Punk.
    Capitai poi una volta ad una festa in casa Coletti dove tra gli altri, c’era anche Maurizio Arcieri.
    Un solo quadro di quella casa valeva quanto il mio mutuo residuo oggi!
    Da lì ho capito che l’equazione Squillo/Punk non reggeva.
    La storia lo ha dimostrato.

    JJ JOHN
    http://classikrock.blogspot.com/

  2. John, le tue storie sono il valore aggiunto della vita, è come sorseggiare un braulio in poltrona davanti al camino acceso fumando la pipa e leggendo l’autobiografia di David Niven!

    Grande!

  3. …magari discutendo dell’origine dell’uomo assieme a Piero Angela con un sottofondo di pianoforte di Franco Bracardi.

    Sarebbero bei momenti

  4. “Oh my god! Ma che plagio assurdo dei Ramones è ‘Violentami’?!? E praticamente uguale…”

    Ahahah… verissimo!

  5. ehm…
    sono il responsabile delle tastiere di questo disco e mi ha fatto tanto ridere leggere la recensione. Alcune cose sono anche centrate, altre senza capo nè coda.
    Una precisazione: “tuo Cesare” non è dedicata al terrorista Cesare Battisti, non al Cesare Battisti della prima guerra mondiale e neppure a Lucio Battisti.
    Il Cesare in questione era l’ex cantante dei Kaos Rock finito in carcere poco prima della registrazione del disco.
    Il disco forse non era un capolavoro, anzi di certo non lo era, però l’abbiamo fatto e ne sono contento.
    Grazie per avermelo ricordato.
    Un abbraccio
    🙂

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