I Trilli Pomeriggio a MarrakechSe nel 1984 Fabrizio De André non avesse dato alle stampe quel celebre capolavoro di nome “Crêuza de mä”, oggi sarebbe considerato un altro il disco di musica etnica ligure più venduto di tutti i tempi. Si tratta di “Canti de casa mae”, album di debutto di un duo che si faceva chiamare I Trilli.

Giuseppe Deliperi e Giuseppe Zullo, in arte rispettivamente Pucci e Pippo, fecero parte di quella schiera di musicisti che acquistarono vette di enorme popolarità e un nutrito seguito nella scena locale, in questo caso Genova, della quale furono cantori; un repertorio variegato che spaziava da canzoni classiche in lingua ligure ad altre prettamente umoristiche e divertenti. Nonostante Pucci sia scomparso nel 1997 e Pippo lo abbia raggiunto dieci anni dopo, la loro storia e la loro musica sono ancora oggi più vive e presenti che mai nel capoluogo ligure, questo grazie anche a Vladi, vero nome di Vladimiro Zullo, figlio di Pippo, che dal 2009 tiene alto il nome de I Trilli con all’aiuto di diversi musicisti e di fidati collaboratori.

I Trilli Pomeriggio a Marrakech
I Trilli negli anni ’70

Questo simpatico duo non ha sempre cantato in genovese, nel 1982 decise infatti di pubblicare un album omonimo in cui per la prima volta si tentava la carta di un repertorio tutto in lingua italiana, ottenendo un discreto successo. La massima popolarità a livello nazionale la ebbero due anni dopo con la loro prima e unica partecipazione al Festival di Sanremo. Il 1984 fu l’anno in cui finalmente Al Bano e Romina raggiunsero la vittoria con “Ci sarà” ed Eros Ramazzotti fece il suo gran debutto arrivando primo tra le Nuove Proposte con “Terra promessa”, categoria nella quale tra l’altro gareggiarono gli stessi Trilli che però non arrivarono mai a vedere la finale. Poco male, visto che il duo si garantì un buon successo che permise loro di districarsi tra apparizioni televisive e passaggi radiofonici.

“Pomeriggio a Marrakech” oltre ad essere uno dei brani più noti del duo è sicuramente anche una canzoncina piacevole, di quelle con un ritornello che dopo averlo ascoltato una volta non te lo scolli più dalla testa. Oltre a questo sono presenti quelle atmosfere simil-esotiche tipiche di un brano del genere che riecheggia luoghi lontani, mare, bevute e avventure galanti.

La canzone narra la storia non particolarmente originale di un marinaio che deve partire dalla città marocchina ed evoca la figura una donna chiamata Sole Biondo con i suoi «occhi blu d’Amsterdam». Tuttavia non vi è una vera e propria linearità testuale, ma si colloca a metà strada tra immagini evocative e quel pizzico d’ironia che ci ricorda alla fine che I Trilli sono stati pur sempre un duo dal sapore umoristico.

I Trilli Pomeriggio a Marrakech
I Trilli al Festival di Sanremo nel 1984

Se dobbiamo fare un termine di paragone ricorda le atmosfere del brano del 1971 “Susan dei marinai” del cantautore Michele che, oltre a provenire anch’esso dall’ambiente genovese, fu anche il produttore discografico degli stessi Trilli assieme a Giorgio D’Adamo dei New Trolls.

“Pomeriggio a Marrakech” non è certo da annoverare tra i capolavori della musica italiana, ma rimane un brano leggero, semplice semplice, facile da memorizzare e che svolge alla perfezione il compito che si prefigge: quello di intrattenere. Una delle tante canzoni del sottobosco sanremese che stanno lì ad aspettare che il tempo dia loro ragione.

2 Commenti

  1. Me li ricordo I Trilli!!! Guardavo il Festival di quell’anno e quando arrivarono sul palco rimasi un attimo interdetto perchè erano fuori contesto in quegli anni di elettronica e di look. Ascoltando la canzone però mi piacquero, erano piacevoli e leggeri. Altro nn ho mai ascoltato, essendo lombardo. E me ne dispiace! Complimenti a chi ne mantiene vivo il nome e il ricordo!

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