Giorgio Porcaro Milanese con pedigreeGiorgio Porcaro sta a Diego Abatantuono come il film Da grande (1987) con Renato Pozzetto nel ruolo del bambino cresciuto all’improvviso sta al famosissimo Big (1988) interpretato da Tom Hanks.

Semplicemente, il “terruncello”, personaggio di fantasia reso celebre da Diego Abatantuono nel corso degli anni ’80, era già da tempo il caposaldo negli show di Giorgio Porcaro al Derby di Milano (portato sul palco da Gianfranco Funari nel ’72 e finito a collaborare con la banda di Enzo Jannacci, Teo Teocoli, Massimo Boldi, Thole, Mauro Di Francesco, Giorgio FalettiDiego Abatantuono appunto…) nonché nell’interpretazione cinematografica e discografica.

Almeno così pare a giudicare dalle tracce reperibili, comprese alcune interviste di parenti e amici del comico. Altre versioni parlano di una quasi contemporaneità nell’invenzione del personaggio, assegnato in seguito a Diego Abatantuono dotato di un physique du rôle più adatto.

Il “terruncello” di Giorgio Porcaro, nonostante le chiare origini meridionali evidenziate da un singolare accento di fantasia, cerca nella maggior parte delle sue interpretazioni di passare per milanese ostentando un severo cinismo verso gli altri meridionali mediante la rappresentazione della sindrome del “terrone” trasferitosi al Nord che dall’alto del suo nuovo status critica qualsiasi cosa riguardi il Sud. A tal proposito mi vengono in mente due esempi ben distinti facenti parte di un’estesa letteratura: Nino Frassica in un episodio del film Anni ’90 il quale trasferitosi a Milano dalla Sicilia vota la Lega (e picchia il suo bambino…) e Terroni (2010), il libro di Pino Aprile che dedica un passaggio al tema della sudditanza psicologica subita generalmente dal meridionale trapiantato al Nord il quale reagisce omologandosi all’Umberto Bossi prima maniera in versione cane-pazzo.

Giorgio Porcaro - Milanese con Pedigree Derby Club Milano
Giorgio Porcaro (terzo da destra) assieme agli altri componenti del Gruppo Repellente, da sinistra Ernst: Thole, Diego Abatantuono, Enzo Jannacci, Mauro Di Francesco, Massimo Boldi e Giorgio Faletti

La fresca è il primo brano dell’LP Milanese con pedigree (1981) interpretato da Giorgio Porcaro: l’intro sembra annunciare un brano heavy metal dei primi ’80 e iniziamo di conseguenza a scuotere le nostre lunghe chiome fino a che il brano non viene interrotto a causa di una disputa fra il cantante (interpretato da Porcaro) e il resto dei musicisti, accusati da quest’ultimo di non suonare bene perché terroni. Il siparietto, con le dovute evoluzioni, si ripeterà per tutta la durata della traccia, coinvolgendo anche il resto dello staff. Per 14 minuti e 30 secondi partirà la canzone interrompendosi sistematicamente, per dar vita alla sfuriata, sempre al medesimo punto:

Tu eri ciusta e regolare
o sbabbatella i’ t’ho vista dentr’ il mare
co i pett in fuori, prendevi il sole
i’ t’ho bucata e ci sei stata
che sei talmente assatanat’ pecché veramente la libidine m’è salita…

La storia subirà una fase decisiva, dopo un estenuante tira e molla, con la cacciata del chitarrista (il quale non riceverà “la fresca”, ovvero il cachet) che si porterà appresso anche il bassista, giungendo al punto in cui il terruncello, accompagnato da una spoglia batteria, si lamenterà del suono della stessa, suggerendo al batterista di sostituire le pelli con quelle dei meridionali perché soffrendo suonano meglio.

L’epilogo vede il terruncello che, perso anche il batterista, chiederà al fonico se è in grado di suonare la fisarmonica per continuare le registrazioni, e la cosa andrà avanti così.

Il secondo brano, Sent’ bello, è forse il più famoso e rappresentativo, abbracciando nella sua purezza il concetto reso in satira da Porcaro.

Dunque i’ son milanes purissim e ssi sent dall’accient, non so se notat la ess sibilante tipica del serpent a sonagli che è un rettile che vive da Porta Ticinese a Porta Genova Milan, che è il mio paese d’origine naturalmente.

La reazione a tale affronto non tarda ad arrivare, come è ben esemplificato nel brano stesso con la risposta in coro da parte di un gruppo di autoctoni risentiti:

Slarghes no, vusa no, Africa, Africa
Slarghes no, vusa no, Africa, Africa.

La frase dal milanese corrisponde a un più comprensibile «non ti allargare, non gridare, Africa, Africa». Il “continente nero”, proprio durante quel periodo, è definitivamente reso celebre sotto forma di epiteto da Guido Nicheli.

Il terruncello, imperterrito, ribatte ai giovani autoctoni milanesi con strafottente convinzione:

Sscuss? C’sè? Prec? Sent’ bello, mi sun milanes.

La simpaticissima scenetta che racchiude in sé un interessante aspetto socio-culturale  si svolge a ritmo di uno ska fresco dell’epoca e la baracca non può che trarne beneficio, almeno dal punto di vista dinamico.

Dunque, i’ sso talment milanes che la famosa barriera, quell’ che divide il Nord dal Sud, io non l’avrei fatta a Bologna, ma a Porta Genova a Milano, perché da Porta Genova in giù son tutti terun, chesti terun che vegnen su al Nord a rubare il lavoro a nu.

Per la fortuna dei nostri sensi il brano è dotato anche di un videoclip che dipinge il “terruncello” come personaggio talmente truzzo da andarsene in giro con una macchina rosa con interni leopardati. La stessa auto (una gloriosa Fiat 128 Coupé) è presente nel film interpretato dal Porcaro stesso Si ringrazia la regione Puglia per averci fornito i milanesi (1982) che ci offre uno spaccato sulla società meneghina dell’epoca, brulicante di terruncelli di seconda generazione quanto di imprenditori rampanti tipo Silvio Berlusco… scusate! Volevo dire Alex Bernasconi, interpretato da Massimo Boldi, che inscena il passaggio di una ricchissima rete televisiva privata dalla dimensione regionale a quella nazionale.

Voltando lato incappiamo in una sorta di orgasmo song in stile Squallor: l’atmosfera si fa febbrile. La scena descritta nella traccia La mano a cucchiaietto si svolge proprio dentro la Fiat 128 rosa parcheggiata in mezzo alla natura con i grilli che cantano in sottofondo. Assieme al protagonista, unica voce in campo, una ragazza tempestata di avances che pare resistere in un primo momento alla tentazione di farsi fare la mano a cucchiaietto:

Fatt’ fa la man a cucchiaiett’… Non tanto pe farti i complimenti, ma soprattutt pe farti i complimenti hai due seni fantastici… I tuoi seni so talment fantastici che neanche ‘na cartolina di tramont a Milan è bella come loro.

Il “terruncello” alza dunque il tiro chiedendole di poter toccare i seni… Ma la ragazza sembra inamovibile:

Non dire sempre di no, non scuotere la testa come un uovo di Pasqua con la sorpresa dentro.

Si andrà avanti fino a quando la libidine non subirà un totale annullamento secondo quanto segue:

Scuss, di dove sei?
Prec’? Meri…?
Scuss’? Meridio…?
C’se? Meridionale???
Sent’bell i piuttost che passa’ la nott’ co’ te pass’ la notte co’ u gay milanese!

Gli amici della pelle in chiusura dell’album è uno sketch di 11 minuti e 47 dentro al quale vengono elogiati gli amici del bar Da Ambrœs, compagni di “sciambola” (divertimento sfrenato) tipo quando venne organizzata una partita di calcio “milanesi contro meridionali”. Il terruncello viene accettato in squadra dai milanesi («un oriundo come in campionato…», si, duemila anni prima del caso Bosman) e dà il meglio di se con cinico accanimento, dopo aver descritto la scena di un meridionale avversario che scappa con la monetina lanciata dall’arbitro per sorteggiare il campo. Tutto bene fino a quando non viene decretato un calcio di rigore:

Allora mett i’ pallone sul dischett, faccio pe’ battere i rigore, il portiere mostrava indifferenza, passeggiava avanti e indietro, si è acceso uno spinello. Infatti è venuto da me con lo spinello in mano. Mi fa: vuoi fa un tiro? Come ho fatto pe’ prendere lo spinello quell’ s’ è gettat sul pallone. Parata!… Così son fatti i meridionali.

Concluso il discorso sulla partita la protagonista diventa la Fiat “Cientventott’ Cruss” modificata, arredata tipo un salotto e dotata di un’antenna di sei metri e mezzo con in cima la «mutanda di una sbarbata giussa regolare corretta, trofeo di guerra, una che ci volevo fa la mano a cucchiaietto».

Giorgio Porcaro Milanese con Pedigree
Ritaglio di una rivista del 1981

Il brano si concluderà con un sopruso ai danni di un nuovo cameriere meridionale al bar di Ambrœs.

Va dato merito a Giorgio Porcaro, alla luce non solo di quest’opera rispolverata per voi appassionati, ma di tutto il resto del materiale esistente, per aver colto un aspetto fondamentale riguardante la nostra immigrazione interna ricavandone una maschera imprescindibile per la commedia all’italiana.

Tale tendenza, nella realtà effettiva, si trovò a subire una drastica mutazione a seguito dello spostamento massiccio verso Milano di tanti studenti provenienti dal Sud Italia. Ne è conseguenza la perdita totale dell’accento d’origine per centinaia di migliaia di meridionali che già dal primo anno d’università iniziano a esprimersi con una drammatica inflessione milanese.

Tracklist:
A1 La fresca
A2. Sent’ bello
B1. La mano a cucchiaietto
B2. Gi amici della pelle

2 COMMENTI

  1. Finalmente un luogo in Rete in cui si ristabilisce la verità: fu Giorgio Porcaro a inventare quel personaggio. Poco tempo dopo, Diego Abatantuono lo perfezionò, lo caratterizzò meglio e lo condì con l’elemento nazional-popolare del tifo calcistico, ma non fu lui a inventarlo.
    Però – vero inventore o no – ‘sta canzonetta di Porcaro era davvero inascoltabile!

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