Gianfranco D'Angelo Has FidankenLa trasmissione di Antonio Ricci Drive In (1983-1988) ha ridefinito la comicità italiana degli anni ’80 dando vita a un gran numero di personaggi, situazioni e sketch rimasti nella memoria collettiva: per citarne solo alcuni, Zuzzurro e Gaspare, il Tenerone, Vito Catozzo, i quadri di Teomondo Scrofalo, il paninaro, il signor Armando… Chi era costui? Bastano due parole e tutti avranno già capito: “Has Fidanken”.

Interpretato da Gianfranco D’Angelo, Armando era un improbabile domatore che tentava inutilmente di far compiere al suo cocker (in realtà una femmina) mirabolanti esercizi. Per l’ilarità del pubblico in studio e a casa, questo se ne restava sempre bellamente immobile, non importa quante volte Armando ne strillasse il nome: “Has Has Has… Fidanken!”.

Per quanto semplice e ripetitiva, la scenetta riscosse subito un grande successo, tanto da divenire un tormentone molto in voga in quegli anni. Quelli della Fininvest decisero di trasporlo in un singolo e sfruttare così la cassa di risonanza del programma. Il risultato è una delle poche incursioni nel mondo della musica di D’Angelo, non certo un cantante di professione.

“Has Fidanken”, pubblicato dall’etichetta Fontana nel 1984, è una canzoncina nonsense senza infamia e senza lode che ricorda molto le sigle dei cartoni animati di quegli anni, pianoline e coretti di bambini inclusi. Il testo, scritto addirittura da quattro autori (Enrico Vaime, Gian Carlo Nicotra, Roberto Satti – per gli amici Bobby Solo – e Romano Musumarra, che era anche l’arrangiatore), descrive il cane come una bestia incontrollabile, con perle come «Lo sguardo lui ce l’ha come Al Pacino», sempre nel segno della (pur debole) gag che sta alla base dello sketch.

Gianfranco D'Angelo Has Fidanken drive in Blitz
Has Fidanken sulla copertina di una rivista per adulti

Metà del minutaggio è occupata dal tormentone di cui sopra; stesso discorso anche per lo strumentale sul lato B del vinile, con un arrangiamento leggermente più italo disco e la comparsa di un’armonica sintetizzata, ma una ripetizione ugualmente ossessiva del nome dell’animale, letto in questo caso da una voce adulta.

Una roba tutto sommato inoffensiva, in futuro la corte di Ricci ci regalerà di molto peggio, basti pensare alla “Bucatini Disco Dance”. In fondo Drive In ha fatto la storia della televisione, mica quella della musica! Menzione speciale anche per la copertina giallo canarino su cui Gianfranco D’Angelo, col suo sguardo stralunato, sembra un incrocio tra Frederick e Igor, i due protagonisti di Frankenstein Junior.

4 Commenti

  1. Vorrei un’informazione, grazie: fra gli autori vedo anche Roberto Satti, che poi è il vero nome di Bobby Solo. Confermate?

  2. Per ringraziare dell’informazione, ve ne offro un’altra: il cane è in realtà una cockerina dal nome molto poetico, Baby dell’Aquila Bianca (il simbolo della Polonia, per la cronaca).

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