frank bennett discografia
David Wray aka Tony Sinatra aka Frank Bennett

Prima che agli albori del nuovo millennio Richard Cheese ci facesse innamorare delle sue strampalate versioni lounge-jazz di brani rock, rap e metal tra il serio e il faceto, prima che Pat Boone giocasse a tributare i classici heavy metal reinterpretandoli in improbabili versioni swing, alla periferia del mondo qualcuno ci aveva già pensato.

Nella lontana Australia correva l’anno 1996 e il cantante jazz David Wray meglio noto come Tony Sinatra e poi come Frank Bennett (tributo a Frank Sinatra e Tony Bennett) ebbe l’idea di reinterpretare Creep dei Radiohead con una big band. Esattamente come accadde con The Mike Flower Pops che reinterpretò Wonderwall, il brano era talmente al di fuori degli schemi radiofonici di allora che fu un immediato successo anche se, al contrario del platinato interprete inglese, Frank Bennett era serissimo.

Five O’Clock Shadow (1996)

frank bennett Five O'Clock ShadowIl successo inaspettato gli permise di ottenere il suo primo contratto discografico dopo una lunga gavetta nei pub e jazz club di Syndey.

Il contratto si trasformò nel primo album Five O’Clock Shadow pubblicato nel 1996 che raccoglieva, oltre alla magnifica versione di Creep, anche una carrellata di brani più o meno recenti e più o meno famosi su cui spicca la personalissima cover di Better Man dei Pearl Jam, non a caso posta in apertura.

Le atmosfere da Rat Pack si respirano a pieni polmoni, tra uno scotch con ghiaccio, un vodka-Martini e l’ennesima sigaretta. Via via vengono snocciolate con impressionante facilità versioni impeccabilmente ammantate di swing e abiti da sera di The Way You Make Me Feel, Disarm e Red Right Hand; magicamente il pop anni ’80 di Michael Jackson, il rock alternativo degli Smashing Pumpkins e gli incubi scuri di Nick Cave paiono avere un comun denominatore nelle atmosfere tessute da Fank Bennett e la sua orchestra.

Tracklist:
01. Better Man (Pearl Jam cover)
02. The Way You Make Me Feel (Michael Jackson cover)
03. Poems (Tricky cover)
04. You’re Just Too Hip Baby (Dave Graney cover)
05. Red Right Hand (Nick Cave cover)
06. Love Is Back To Stay
07. Creep (Radiohead cover)
08. Black Stick (The Cruel Sea cover)
09. Disarm (The Smashing Pumpkins cover)
10. Constant Craving (K.D. Lang instrumental cover)
11. With Or Without You (U2 cover)
12. Under The Bridge (The Red Hot Chili Peppers cover)
13. Love Carefully

Cash Landing (1998)

frank bennett cash landingDue anni dopo arriva il secondo album Cash Landing e inevitabilmente l’interesse cala visto che si tratta della stessa identica operazione, questa volta raccolta in una specie di concept album legato al denaro.

In realtà fu un peccato mortale aver fatto passare quasi inosservato questo gioiellino che è anche più godibile del primo album.

Inutile dire che tra le 13 tracce si nascondono gemme gradevolissime e inaspettate: Money, versione vellutata del classico dei Pink Floyd, la scatenata Everything Counts presa dal catalogo dei Depeche Mode, la soprendente Pretend We’re Dead delle mai troppo lodate L7, la contagiosa Opportunities (Let’s Make Lots Of Money) presa in prestito dai Pet Shop BoysMoney Changes Everything di Cyndi Lauper a chiudere i giochi.

La band è incontenibile e dannatamente affiatata, ma soprattutto Frank Bennett è un interprete di razza che affronta i brani come dei classici di Burt Bacharach cui avrà l’onore di aprire i concerti nel tour australiano del 1998.

Tracklist:
01. Material Girl (Madonna cover)
02. Pretend We’re Dead (L7 cover)
03. Money (Pink Floyd cover)
04. Beautiful People (Australian Crawl cover)
05. Would I Lie To You (Eurythmics cover)
06. Kiss Me Son Of God (They Might Be Giants cover)
07. Everything Counts (Depeche Mode cover)
08. White Collar Crime (F-Minus cover)
09. Opportunities (Let’s Make Lots Of Money) (Pet Shop Boys cover)
10. Everyone’s A Winner (Hot Chocolate cover)
11. Been Caught Stealin (Jane’s Addiction cover)
12. Everybody Wants To Rule The World (Tears For Fears cover)
13. Money Changes Everything (Cyndi Lauper cover)

La storia di fatto finisce qui, Frank torna a fare il jazzista nei club di mezza Australia, i suoi album diventano merce per collezionisti, mentre altri gli “ruberanno” l’intuizione salendo agli onori delle cronache. Poco male perché la musica di Frank Bennett, nonostante gli anni e l’usura data dalla moda delle cover, rimane fresca e gradevolissima come un margarita in una sera d’estate.

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