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Franco Ricciardi – Mia Cugina (1995)

Franco Ricciardi Mia CuginaNon chiamatelo neomelodico. In questa semplice frase è possibile tracciare a grandi linee la carriera del cantautore napoletano Franco Ricciardi, uno dei pochi esponenti del tanto vituperato genere partenopeo che è stato in grado di valicarlo e di arrivare a vincere addirittura un David di Donatello per la migliore canzone originale.

Prima di scendere nel dettaglio della canzone “Mia cugina”, è bene infatti fare un piccolo accenno al vissuto artistico del Nostro. Di umili origini, cresciuto tra i periferici quartieri napoletani di Secondigliano e Scampia, tristemente celebri per essere teatro di degrado umano e sociale, si appassiona sin da giovanissimo alla musica decidendo ben presto di farne il suo lavoro.

Dopo gli esordi da neomelodico negli anni Ottanta, verso la metà degli anni Novanta decide di dare una svolta alla sua carriera accantonando la musica neomelodica “pura” per avvicinarsi più a generi come il folk e soprattutto il rap, collaborando con artisti locali come i 99 Posse, Marcello Colasurdo e Maurizio Capone. Negli anni successivi vira verso il pop più radiofonico pur rimanendo fedele alle sue origini di ragazzo di strada che racconta il proprio spaccato di vita. Nel 2009, infine, dà vita alla propria etichetta indipendente Cuore Nero, il cui intento è promuovere un nuovo stile tra rap e canto napoletano e che produce esponenti del genere come i Co’Sang e Clementino.

Il mutamento stilistico di Ricciardi trova poi la sua trova la sua massima espressione nel 2011 con l’album “Zoom”, con cui si fa conoscere da un pubblico sempre più vasto, superando finalmente i confini della Campania, grazie anche a numerose ospitate nei programmi della TV nazionale. L’anno dopo pubblica quindi “Mixtape”, disco in cui spiccano collaborazioni “eccellenti” come i già citati Clementino, Co’Sang, Jake la Furia e Gué Pequeno (chiaramente per chi considera Gué Pequeno un personaggio degno di nota). Nel 2013 è poi la volta di “Autobus”, disco che contiene alcune tracce che fanno da colonna sonora al film Song ‘e Napule prodotto dai re di un certo cinema italiano, i Manetti Bros. Dell’album e del film fa parte anche “A verità”, che nel 2014 vince inaspettatamente il David di Donatello.

Dopo questa lunga ma doverosa introduzione e arrivato il momento di parlare del brano che ha catturato la nostra attenzione e che, guardacaso, è ben lontano da queste contaminazioni urban e molto più fedele alla tradizione popolare della cosiddetta fronda di limone, di cui “Mia cugina” è un prodotto perfetto. Contenuto nel disco “Fuoco” del 1995, il brano racconta la storia (autobiografica?) di un cantante di successo che dopo un concerto incontra in camerino una groupie con cui si abbandona a un bacio travolgente, salvo poi scoprire che la fanciulla altri non è che una sua cuginetta!

Molto intenso il testo, fatto di frasi a effetto come «Se nelle sue vene c’è il mio sangue / questa storia è impossibile», errori grammaticali tipo «Io confuso dalla grida della folla / che non mi ci abituo mai», condito da inevitabili svisate in dialetto e qualche parolaccia gratuita. Ad arricchire tale pathos arriva l’incalzante motivo del brano, costituito al solito da midi preconfezionati e tastiere senza personalità, in fondo una delle cifre stilistiche della musica neomelodica e quindi per noi va benissimo così.

Impossibile però non unirsi al dolore di Franco Ricciardi quando il suo pensiero corre alla madre e alla sua eventuale reazione al pensiero che quella tenera cuginetta alla quale lei aveva «mbarat a cammenà» (insegnato a camminare) anni addietro ora gli si era avvicinata per concupirlo.

 Mia cugina

Giù le luci tutto è pronto ed una voce dice: Franco, in scena dai.
Io confuso dalle grida della folla che non mi ci abituo mai.
Quella ragazzina in prima fila con un viso indescrivibile
Mentre le altre gridano il mio nome fissa gli occhi su di me.

Poi finita la serata, dentro al camerino ci ritrovo lei.
Bella da morire che così, lo giuro, non ne avevo viste mai.
E quel bacio lungo da impazzire è stato un gesto inevitabile
tutto così bello fino a quando nun m’ha ritt a verità.

Oh Dio, ma quella che ho baciato
era mia cugina, io nun m’arricurdav era piccolina
quanno veneva ‘a casa cu mammà.

Oh Dio, ma guarda un pò che stronza è mia cugina
m’ha mis rind’a sta vita n’ammuina
chissà se ‘o tiempo mo pò cancellà
saie che scuorno pè mammà
era na criatura, l’ha m’barat ‘a cammenà.

Cento mila donne, mai nessuna nel mio cuore c’era entrata, mai.
Ed invece lei ci ha messo un attimo e in un attimo è finita già.
Se nelle sue vene c’è il mio sangue questa storia è impossibile.
Ma com’era bella chella vocc nun m’ha pozzo cchiù scurdà.

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