Accostare il Festival di Sanremo al Fantacalcio, il gioco manageriale sportivo più popolare e longevo del nostro paese, può sembrare ardito, ma l’accoppiata ha sicuramente senso: entrambi sono infatti fenomeni di massa, il primo musicalmente e a livello di pettegolezzo, il secondo sportivamente e a livello di gossip calcistico.

Sanremo e il calcio condividono lo sdegno di massima della popolazione italiana: quelli che «Il Festival? Ah, io non lo guardo di certo» sono probabilmente gli stessi che permettono alla kermesse ligure di ottenere audience da monopolio; e che dire di quelli che «Coi soldi che guadagnano i calciatori dovrebbero andare a zappare», salvo poi acquistare pacchetti di Sky o Mediaset Premium e non perdersi nemmeno una partita? Dulcis in fundo, l’aura di competizione e la passione per il pronostico, due leit motiv che fanno sempre breccia nell’immaginario individuale di ciascuno di noi.

Con un po’ di fantasia e ironia noi di Orrore a 33 Giri ci prodighiamo in un classico esercizio di what if…, immaginando i cantanti nelle vesti di calciatori da fantamercato e gli spettatori da casa in quelle di fanta-allenatori, alle prese con una squadra da allestire per ottenere il numero più elevato di punti, schivando la fregatura, intuendo la sorpresa e aggiudicandosi la punta di diamante in grado di assicurare goal e prestazioni. Abbiamo quindi individuato otto categorie che caratterizzano le varie tipologie di calciatori all’asta, applicandole a una selezione di cantanti che negli anni sono scesi dalla scalinata più insidiosa d’Italia e si sono esibiti sul bollente palco dell’Ariston o del Casinò. Al grido di «rialzo a 10 fantamilioni» vi auguriamo buona lettura!

Il bomber di razza

Ogni fanta-allenatore sa che per assicurarsi un buon punteggio occorre investire buona parte del budget nell’acquisto di uno o due top player, quei cannonieri da 20 goal a stagione e da voto costantemente sopra il 7, o quel portiere che ti salva la ghirba con parate al limite del fantascientifico.

Gli Zlatan Ibrahimovic, i Francesco Totti e i Gigi Buffon del Festival di Sanremo non possono che essere i plurivincitori, monopolizzatori della competizione nelle varie epoche storiche. Avere in rosa la Nilla Pizzi dei primi anni, o il tridente Domenico ModugnoClaudio VillaIva Zanicchi negli anni ’60 e ’70 avrebbe rappresentato il sogno di ogni gestore di squadra, con bonus vittoria o piazzamento a go-go e valanghe di punti. Stesso dicasi, negli anni ’70, per il tandem Peppino Di CapriNicola Di Bari, un binomio dell’ignoranza in stile Simone ZazaCiro Immobile, o per la coppia Enrico RuggeriAnna Oxa tra gli ’80 e i ’90.

Vita più dura invece per i fanta-allenatori recenti: come per il calcio italiano, anche la musica italiana sta vivendo un periodo di transizione, in cui la continuità di performance si è fatta sempre più difficile, tanto che l’ultima pluridecorata tra i big è stata la stessa Anna Oxa nell’ormai lontanissimo 2000.

L’usato garantito

A corto di budget e nelle ultime battute dell’asta il fanta-allenatore sa che tentare il colpaccio comprando a pochi fantamilioni un vecchietto terribile potrebbe garantirgli una buona dose di bonus e di punti extra. Giocatori alla Sergio Pellissier, capace alla veneranda età di 37 anni di avvicinarsi alla doppia cifra nel 2017, o alla Marco Borriello, 16 goal a Cagliari a 35 anni, per non parlare del mitico Dario Hubner capace, a cavallo tra il XX e il XXI secolo, di andare per 5 stagioni in doppia cifra di goal pur avendo superato i 30 anni e giocando in squadre di secondo livello, rappresentano la vera essenza del bomber stagionato che, se schierato al momento giusto, può fare la differenza.

Anche nel festival di Sanremo il concetto di usato garantito si può rivelare vincente. Lo dimostrò Roberto Vecchioni nel 2011, vincitore nel pieno dell’era dei fenomeni da talent show, o gli Stadio nel 2016, ma anche un Marco Masini che, nel 2004, appariva già sul viale del tramonto, o Nek, capace di piazzarsi inaspettatamente al secondo posto nel 2015 dopo diversi anni di appannamento. Del resto, la gallina vecchia fa spesso buon brodo e ogni fanta-allenatore lo sa bene…

Il volente o nolente

Il giorno dell’asta ogni fanta-allenatore sa che, bon gré mal gré, dovrà mettere da parte la passione calcistica e investire parte del suo budget in un giocatore che, pur se membro di una squadra avversaria o se profondamente odiato, è in grado di cambiare le sorti di un incontro e fargli aggiudicare un punteggio considerevolmente alto. Un tifoso interista conosce le potenzialità di Paulo Dybala o un napoletano quelle di Gonzalo Higuaín e per il bene del suo fanta-team deve essere pronto a sborsare fior di quattrini per assicurarseli.

Applicata al microcosmo sanremese, questa categoria è perfetta per quella categoria di cantanti amati da una parte di pubblico e odiati dall’altra: i prodotti dei talent show. Affidarsi ai servigi dei partecipanti di programmi come Amici o X-Factor avrebbe fatto la fortuna di molti fanta-allenatori, con quattro vittorie su cinque edizioni tra il 2009 e il 2013, più una buona serie di piazzamenti. Stesso discorso per gli artisti della Sugar Music: far parte della scuderia di Caterina Caselli equivale a ottime probabilità di successo da sempre sia tra i Big sia tra le Nuove Proposte. Un must che il buon fanta-allenatore non può ignorare, a discapito del tifo.

La botta di culo

Diciamocelo chiaramente: nel Fantacalcio occorrono intuizione ma anche tanta, tanta fortuna. Milioni spesi per un super-bomber che si rompe il crociato alla prima giornata; autogol, espulsioni, parate miracolose; per finire, qulle intuizioni di calciatori misconosciuti che, nel corso della stagione, si rivelano veri e propri crack.

Gli Antonio Nocerino stagione 2011-2012 o i Massimo Marazzina stagione 2001-2002, in ambito sanremese non possono che essere i mitici Jalisse, capaci nel 1997 di aggiudicarsi il festival contro ogni pronostico, il Povia del 2006, che prima di impelagarsi nel cospirazionismo riuscì ad aggiudicarsi il festival di quell’anno, o il grande Giò Di Tonno, trionfatore assieme alla bombastica argentina Lola Ponce nel 2008 dopo alcune pecedenti uscite poco fortunate. E che dire del trio Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici, inspiegabili secondi nel Sanremo 2010, contro ogni pronostico e volontà di platea e orchestra, che lanciò gli spartiti in segno di protesta per il verdetto finale?

Intuizioni forse pittoresche, ma che avrebbero potuto far saltare banchi, leghe private e amicizie decennali qualora un ipotetico fanta-allenatore fosse stato in grado di predirle.

Il pallino sfigato

Ciascun individuo che abbia mai partecipato al fantacalcio con un minimo di cognizione di causa ha sempre avuto il cosiddetto “pallino sfigato”: quel giocatore acquistato sull’onda dell’entusiasmo del supporto personale, pur con la consapevolezza che le sue performance sarebbero state al di sotto delle aspettative. Sono quei giocatori genio e sregolatezza, capaci di ammaliare con giocate al limite della genialità ma anche di prendersi votacci in pagella a causa di fallacci da macellaio, comportamenti sopra le righe o cronica incostanza.

I Mario Balotelli di Sanremo non possono che essere Morgan, troppo fuori dagli schemi per sperare di ottenere piazzamenti di rilievo sul palco dell’Ariston, oppure Zucchero, che nelle sue partecipazioni è sempre finito nella parte bassa della classifica, per non parlare di Vasco Rossi, la cui vita spericolata poco si addiceva alla routine ingessatissima del festival. Emblematico il caso dell’edizione 1983, in cui proprio Zucchero e il Blasco finirono rispettivamente ventesimo e venticinquesimo, in una kermesse vinta da Tiziana Rivale seguita da Donatella Milani… Menzione necessaria anche per Alan Sorrenti, che nonostante la genialità e la colorita fanbase di supporter finì ultimo nel festival del 1988, o Patty Pravo, talentuosa, bellissima ma forse troppo controversa, che a Sanremo ha sempre raccolto molto meno di quanto un talento e una carriera come i suoi avrebbero potuto meritarsi.

Il fenomeno parastatale

Ogni maledetto anno il fanta-allenatore investe milioni sull’ultimo acquisto della squadra più titolata, presentato come gioiello in grado di fare la differenza ma poi, a livello di fatti, rivelatosi un bidone incredibile. Bisogna farsene una ragione: la dura legge del calcio colpisce chiunque, indistintamente, a dispetto del curriculuim o dei trofei vinti in passato.

Come Darko Pancev, che sbarcò in Italia con indosso la Scarpa d’Oro e con il soprannome di Cobra dei Balcani ma finì presto con l’essere ricordato come il Ramarro, o Hristo Stoichkov, eroe della Bulgaria ad USA ’94 e pilastro del Barcellona, ma evanescente nella sua parentesi italiana al Parma, così il titolo di fenomeno parastatale sanremese non può che essere assegnato a Fiorello. Per la disperazione dei Fanta-allenatori della stagione 1995 il buon Rosario, forte dell’enorme successo del suo Karaoke e dei suoi album di cover, arriva in gara con una canzone scrittagli dagli 883; dato come certo vincitore riuscì nell’arduo compito di suicidarsi con le proprie mani, o con la propria voce, sfoderando prestazioni canore insicure condite dalle famose stecche che caratterizzarono la sua prima performance.

Il suicidio

Nell’economia dell’asta fantacalcio arriva sempre il momento del passaggio a vuoto in cui un fanta-allenatore a corto di soldi deve riempire la rosa con giocatori di basso profilo per raggiungere il numero minimo di atleti in squadra. Succede poi che, complici gli infortuni, la lunghezza del campionato, le squalifiche o cambi di modulo inaspettati, tali giocatori debbano giocoforza essere schierati in qualche formazione titolare, o subentrino dalla panchina.

Poiché il karma è una signorina dai facili costumi, se chiamati in causa questi giocatori ripagano il fanta-allenatore con performance patetiche, condite magari da autogol, espulsioni o episodi di rara scarsità di talento. I pippperi di Sanremo non possono che essere le Lollipop, classico caso di giovane promessa non mantenuta, ricordate per la loro performance asincrona dell’edizione 2002, o la Squadra Italia, rappresentanti l’archetipo della vecchia bandiera ormai non più al passo con la competizione moderna, manipolo di vecchie glorie che purtroppo nel 1994 avevano già dato tutto quello che artisticamente potevano dare, con risultati pessimi in termini di ranking e bonus finali.

Una vita da mediano

L’ultima categoria è rappresentata dai “diesel del palco”, quei cantanti la cui carriera sanremese è stata sinonimo di costante apprezzamento e performance sempre di alto livello, con alcuni picchi di eccellenza. Sono i classici difensori, medianacci, centrocampisti difensivi, che nel calcio si fanno carico del lavoro sporco lasciando agli altri le luci della ribalta: i Giacinto Facchetti, i Gennaro Gattuso, i Lele Oriali, i Pietro Vierchowod.

Il personaggio di maggiore affidabilità del fantacalcio sanremese non può che essere il grande Toto Cutugno. Recordman imbattuto, con un totale di 15 partecipazioni, tra solista e membro degli Albatros, tra le quali spiccano una vittoria nel 1980, sette podi (6 secondi posti ed un terzo posto) e altri tre piazzamenti in top five. Una vera certezza per tutti i fanta-allenatori che avrebbero puntato su di lui.

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