Femina Femme JeanAlla fine degli anni Settanta la fertile stagione della orgasmo song volge improvvisamente al termine. Così come accade anche per la discomusic, finisce improvvisamente e inspiegabilmente la produzione di singoli erotici come se una bomba atomica antisessuale fosse stata sganciata sul pianeta Terra.

Questa è l’impressione che si ricava sfogliando la discografia del genere. Tuttavia non possiamo dire che non vengano più prodotte orgasmo song in assoluto. Si ha ancora qualche sporadica apparizione di dischi orgasmici nei primi anni Ottanta. Gli ultimi fuochi fatui si accendono qua e là manifestando il desiderio di far sopravvivere il genere o forse quello di porre la parola “fine” a una moda ormai sorpassata.

Tra questi ultimi alfieri della orgasmo song dell’età d’oro troviamo Femina Femme proporre la bella “Jean”, canzone non particolarmente perversa o esplicita, ma che di esplicito ha invece la copertina del disco. Femina Femme è in realtà lo pseudonimo dietro cui si cela la cantante Maria Luisa Catricalà, meglio nota come Louiselle, divenuta celebre negli anni Sessanta grazie a un repertorio agro-folkloristico che vedeva in “Andiamo a mietere il grano” (“Andiamo a mietere il grano, il grano, il grano,  / raccoglieremo l’amore, l’amore, l’ammmore. / E sentiremo il calore e i raggi del sole su di noi. / E tra le spighe dorate avrai la mia estate e il mio cuor” … la mia “estate”?!), la sua principale hit (anche se noi consigliamo il singolo “Scorpion” misconosciuta perla di groovy disco).

Maria Luisa Catricalà luisella Femina femme
Maria Luisa Catricalà aka Luisella aka Femina Femme

C’è da dire tra parentesi che la Catricalà era la moglie dello scomparso Carlo Rossi, paroliere e discografico, patron della casa discografica ERRE, etichetta che, oltre a pubblicare i dischi della consorte, dell’ameno progetto prog rock Ut e della piccola Cinzia De Carolis (“Papà non correre!”)presentava la sorprendente peculiarità di produrre, tra i cosiddetti “tarocchi”, quelli dotati di maggiore inventiva e di, scusate l’ossimoro, geniale originalità. Non smetterò mai di ricordare la fantastica “Corsaro Nero” degli Elia Santa Fè, brano scritto dal figlio di Carlo, Roberto Rossi, in compagnia di Gregorio Catricalà, che credo esserne il cognato, e che uscì furbescamente in parallelo con il film Il Corsaro Nero interpretato da Kabir Bedi e diretto da Sergio Sollima. Non si trattava di una cover della colonna sonora, composta dai ben noti fratelli Guido e Maurizio De Angelis, bensì un’abile strategia commerciale per fare in modo che gli acquirenti cadessero nel tranello e comprassero il disco credendolo il commento musicale della pellicola.

E questa non è l’unica volta in cui la ERRE si è prestata a simili operazioni. “Corsaro Nero” esce nel 1976 e nello stesso anno Carlo Rossi produce anche il disco “La prima volta” dei Romantiques. Se il titolo non vi è nuovo, è perché nel 1976 esce la celeberrima “La prima volta” di Andrea e Nicole, progetto di Giancarlo Giomarelli che mette a segno una hit di gran successo riproponendo il tema della orgasmo song lanciato da Serge Gainsbourg nel 1969 con “Je t’aime… moi non plus”, aggiornato ai tempi. Nemmeno “La prima volta” dei Romantiques è però una cover, ma un altro tarocco nel classico stile ERRE: brano dagli ammiccamenti erotici (ma è tutto fumo e niente arrosto), composto dal duo Sanna-Santini, che nulla ha a che vedere con l’omonimo disco di Giancarlo Giomarelli, ma che cerca di infilarsi nelle sue scarpe. Lo sforzo vale la candela, perché in questo modo si cavalca la scia di un grande successo ma non si devono pagare i diritti d’autore sulla reinterpretazione dell’originale. Ciononostante i due “tarocchi” della ERRE vendono poco e la casa è destinata purtroppo a chiudere i battenti nell’arco di un paio d’anni.

L’esperienza dell’orgasmo song dei Romantiques deve però aver lasciato il segno, perché quattro anni dopo ecco di nuovo Carlo Rossi, il cognato Gregorio e la moglie Maria Luisa, unitamente a Marcello Marocchi, impegnati nella produzione di una nuova orgasmo song, che si pone come epitaffio al filone dei “pornodischi”. Ma che, soprattutto, presenta una copertina coraggiosamente esplicita: il particolare di un quadro di Aldo Pagliacci raffigurante una donna nuda distesa con le gambe scostate che ci fa vedere la sua… “estate”.

Così come avviene anche nella altre ultime orgasmo song, pure “Jean” si presenta con fare elegante, senza concedersi a descrizioni troppo ardite. Questi ultimi orgasmi sembrano infatti volersi rifare una verginità, ripensando quasi con vergogna alle sconcezze combinate nel decennio precedente. La canzone nella fattispecie presenta un dialogo sussurrato, spezzato dall’eccitazione sessuale di cui è preda la protagonista, al centro di un amplesso con un bel francese dal baffo corvino, che si chiama… Jean. Eccola declamargli la propria passione, chiedere baci e abbracci, sussurrare il suo nome mentre il suo corpo viene attraversato da ondate di piacere. È un piacere morbido, vellutato, nessuna esplosione e l’orgasmo finale viene soffocato mordendosi il labbro, mentre Femina Femme mormora il nome del proprio amante, preda delle convulsioni erotiche.

Jean

Jean, Jean… ohhh, Jean… con la voglia che ho, ti mangerei, lo sai.
Baciami più… che puoi. No… non così… non così… cosa fai?

Jean… oh, Jean! Jean! Jean…! Jean… Jean…

Jean, Jean… ohhh, Jean… è fantastico, sai, fare all’amore… con te.
No! Non finire… se puoi, aspetta me… entra un po’… morirò.

Jean… oh, Jean! Jean! Oh, Jean! Jean… Jean… Jean…

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