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Feliciana Di S. – Io Es / Tutti e Due (1978 – 7″)

Feliciana Di S. - Io Es 1978Feliciana Di S., o anche semplicemente Feliciana, è l’abbreviazione davvero inaspettata del nome reale Feliciana Di Spirito che dagli esordi ad oggi è sempre stata un’artista in divenire. Nonostante non abbia mai goduto di un successo nazional-popolare la nostra ha avuto la possibilità di incidere una manciata di 45 giri tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80 che definire 15 minuti di celebrità sarebbe eccessivo.

Inizialmente cantautrice ed interprete carica di sensibilità e sotterranea appariscenza, oggi è giornalista, artista, poetessa, fotografa, e, come suggerisce uno dei suo blog, è presidente di un’associazione culturale, L’Accademia dei Pedagogisti, che organizza a quarche sputo dar Colosseo “eventi d’arte per la diffusione di una cultura di pace”. Grazie a questa associazione, recentemente, in un giardino nel quartiere di Monte Mario, Feliciana si rifugia per rendere omaggio con regolarità, originalità e tecnica, a Madre Natura. Nomen omen appunto.

Questo suo interesse non è la svolta psico-mistica di una star rimbambita, ma ha radici più profonde che impregnavano già la sua produzione discografica. Nel suo secondo lavoro Feliciana, infatti, cavalca l’onda dell’introspezione synth-etica a ridosso dei tempi glitterati mettendo su quel piatto nero a 45 giri e targato Fonit Cetra temi che non erano “di spirito”, ma che riguardavano “lo spirito”, e con questo la psicanalisi e il dualismo, al punto che un giorno Mario Luzzatto Fegiz, un tizio che negli anni ’80 scriveva testi insozzandoci citazioni di Socrate, la definì la “nipotina di Freud”.

Ascoltando questa “Io Es” più che una raccolta di citazioni freudiane sembra il dialogo allucinato di una poveretta affetta da disturbo dissociativo dell’identità. La canzone è di fatto un dialogo con un coro senza capo né coda. Che poi gli arrangiamenti di uno immenso come Vince Tempera l’hanno fatta arrivare sino ed esibirsi in Rai, mostrandocela come un’apparizione pulviscolare di organza di seta, in cui l’acconciatura mezza riccia e mezza liscia dava la perfetta idea di conscio e subconscio è un altro discorso. I movimenti meccanicamente solleciti e lo sguardo fisso possono essere terrificanti, ma basta distogliere la mente da quello che si sta sentendo e vedendo, e immaginarsi l’esatta proiezione di quel piccolo marsupiale che allargando le zampe plana sugli alberi. Sì, ragazzi, il petauro dello zucchero. E tutto torna a posto.

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Tutto questo sfavillio dance-cibernetico lascia spazio sul lato B a un motivetto un po’ insulso tra Romina Power, Ugolino e qualche stacchetto in stile Fantastico. Feliciana ci prova a infarcire un banale motivetto pop con la solita dose di filosofia spicciola, purtroppo non è Franco Battiato e il risultato è imbarazzante:

Ti voglio bene perché scegli il male, ma poi ti penti come un animale.
Devi capire che psicologia è quello che ti dà la giusta via.
Noi viviamo questa vita, e tutti e due non facciamo come il bue, 
che ha detto all’asino: tu sei cornuto.

L’anello di congiunzione tra Maria Sole e Pasquale Panella insomma.

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