Europe The Final Countdown 2000Se qualcuno ci chiedesse a bruciapelo di elencare le prime 10 canzoni degli anni ’80 che ci vengono in mente probabilmente “The Final Countdown” sarebbe una delle più menzionate.

All’epoca gli Europe facevano anche piuttosto bene il loro heavy metal cromato, anzi erano un gradino sopra rispetto alla maggior parte dei gruppi hair metal a stelle e strisce che impestavano MTV con le loro chitarre zuccherate, mossette imbarazzanti e vestiti coloratissimi.

Dopo due buoni album con scarso riscontro commerciale pensarono bene di tirare a lucido la produzione e il successo mondiale non tardò ad arrivare trainato non certo da una delle loro canzoni più riuscite, piuttosto con un brano-fetecchia, ciò che oggi definiremmo una sorta di suoneria per cellulare in versione rock: un giro di synth che rimane tatuato nel cervello dell’ascoltatore e che trasformò in un batter d’occhio uno sconosciuto cantante svedese permanentato in un milionario.

Ma non è tanto la musicalità indubbiamente catchy del brano a scandalizzarci quanto il testo, che seppur ispirato alla gloriosa “Space Oddity” di David Bowie, nelle mani di Joey Tempest diventa davvero poca, pochissima cosa. Ma in fondo a chi importava?

Scoppiata la bolla magica del pop metal a cui si erano accodati per ragioni economiche (anche se il gruppo di Stoccolma ha sempre avuto una propria dignità a parte qualche scivolone) gli Europe spariscono dalla faccia della Terra lasciandoci un Joey Tempest ad affannarsi in una carriera solista non troppo ricca di successo e poco altro. E così nel 1999 in occasione dellarrivo del nuovo millennio, con il revival anni ’80 ancora lontano e con un catalogo di musica a cui non interessava più nessuno, probabilmente i capoccioni della Epic avranno pensato «se non la sfruttiamo ora con le celebrazioni del nuovo millennio alle porte, quando ci ricapita?»

In effetti non che avessero tutti i torti e detto-fatto viene partorita questa penosissima versione dance della loro super hit prodotta nel tempo libero da Brian Rawling, l’uomo che riuscì a resuscitare una cariatide come Cher e riportarla in cima alle classifiche con “Believe”. Non il primo stronzo, per dirla con un francesismo.

Se già l’originale era una canzonetta da autoscontri questo scialbo remix ribattezzato per l’occasione “The Final Countdown 2000” è assai peggio, trasudando minuto per minuto tutto il disinteresse per il progetto da parte di artisti, produttori e discografici come ytasmare chiaramente dal bruttissimo videoclip. “The Final Countdown 2000” è la fotografia del vuoto cosmico, roba che suonerebbe bene forse in qualche compilation da allegare a periodici da ombrellone.

Canzone troppo vecchia per le discoteche. Remix inutile per le serate revival. Singolo infamante per i fan storici della band. Fate un po’ voi.

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