Enrico Ruggeri - Sono stato più cattivoDa anni non nascondiamo la nostra malsana passione per Enrico Ruggeri e per tutte le sue produzioni, dagli esordi punk e new wave con i Decibel fino ai tormentoni Sanremesi degli anni ’90, passando per i successi italo-disco e synth-pop di Diana Est, Den Harrow e Giorgia Fiorio (abbiamo nel cuore la sua “Un’altra estate”, a nostro avviso tra i punti più alti del binomio artistico Ruggeri-Schiavone).

Per questo motivo abbiamo letteralmente assaltato il libro appena uscito “Sono stato più cattivo”, la prima autobiografia ufficiale di Ruggeri che già dal titolo preso da un verso della sua canzone “Punk (prima di te)” lascia presagire due cose: 1) sicuramente ci saranno notizie croccanti e 2) Ruggeri è uno splendido, irresistibile rosicone. Lo dichiariamo subito: entrambi i presagi vengono ampiamente confermati in questo libro scritto di suo pugno e pubblicato da Mondadori.

Arrivato al traguardo dei 60 anni, Enrico trova a suo dire il distacco giusto per raccontare la sua vita concentrandosi su avvenimenti cardine del suo percorso umano e della sua carriera professionale, senza tralasciare aneddoti molto divertenti e altri invece molto toccanti. Non ci aspettavamo altro da un cantautore dotato di sensibilità fuori dal comune ma anche di raffinato humor.

La chiave di volta del libro è la rabbia. «Anger is an energy» cantava un certo John Lydon finita l’avventura con i Sex Pistols  e difatti la rabbia è, per stessa candida ammissione di Ruggeri, il driver principale che ha scandito la sua vita e la sua carriera. Rabbia per un padre assente e problematico, rabbia per la miopia sin dalla tenera età, rabbia per una ragazza che, rimorchiata a Londra appena diciottene, non ha creduto nella imminente carriera da musicista di Enrico. La rabbia è il motore di tutto e questa onestà, dobbiamo ammetterlo, ci ha regalato ottimi momenti di lettura (basti pensare che nelle prime due pagine ci sono un “cazzo” e un “merda”) e Ruggeri lo sa benissimo.

Enrico Ruggeri Sono stato più cattivo
I Decibel nel 1980

A partire dall’infanzia e dall’adolescenza tra i retaggi dell’agio e una vita borghese in senso buono, in una Milano, che a differenza della Milano di Jannacci e Gaber, è possibile ancora ritrovare in qualche angolo del centro, si snodano le vicende di questo libro. S’intrecciano così con gli amici di una vita tra pallone, avventure notturne, primi concerti e il rifiuto all’omologazione della contestazione, così forte sul finire degli anni ’70 al punto che per anni Ruggeri è stato ingiustamente apostrofato come “fascista” quando invece cercava soltanto una strada diversa rispetto all’inconcepibile ortodossia politica degli intolleranti movimenti studenteschi.

Tanti sono i personaggi degni di nota menzionati nel libro: dopo il celebre concerto “punk” del 4 ottobre 1977 alla discoteca Piccola Broadway, mai avvenuto davvero ma messo in piedi solo come provocatoria trovata per far parlare di sé, i Krisma furono i primi a contattare Ruggeri e a presentarlo al fratello di Vangelis, che all’epoca lavorava alla Phonogram, ma non se fece niente per la solita spacconaggine di Enrico. Gli andò meglio al secondo tentativo con i Dik Dik, all’epoca produttori della Spaghetti Records insieme a Shel Shapiro, che permisero la realizzazione del disco “Punk”, nonostante la carente ed errata promozione che li vide, tra le altre cose, aprire i concerti del progetto disco music Meco (quelli di Star Wars versione disco per intenderci).

Tuttavia tra i fan della prima ora i Decibel potevano annoverare un giovane Roberto D’Agostino che, con idee sempre all’avanguardia, li spinse molto nei locali romani. Interessante anche l’incontro con Herbert Pagani, che scrisse senza firmarla “A mano armata”, lato B di “Indigestione Disko” (piccola nota per Ruggeri: la K l’hanno usata prima gli Skiantos di te!), la prima avventura sanremese del 1980 che valse loro estimatori di lusso del calibro di Toto Cutugno, Gianni Morandi, Roberto Benigni (era l’anno di “Wojtylaccio”) ma soprattutto Keith Emerson!

Enrico Ruggeri Sono stato più cattivo
Ruggeri con Loredana Berté

Ancora tra i nomi noti troviamo Mariangela D’Abbraccio, già amica/amante di Ruggeri, alla quale è dedicata “Senorita”, Loredana Berté con la quale ebbe una breve storia e per la quale scrisse tra le altre “Il mare d’inverno”Alberto Camerini, che invitò Enrico sul palco durante un periodo difficile, l’incontro con una giovanissima Madonna (il commento di Rouge fu «Questa tra quattro mesi torna a fare la commessa»), Domenico Modugno e Tom Waits che apprezzarono le rispettive cover di loro brani, un giovanissimo Demo Morselli che curò i fiati di “Enrico VIII”, l’autografo concesso ad un’altrettanto giovane Laura Pausini, la scelta della futura compagna Andrea Mirò come corista anziché ingaggiare Chiara Iezzi di Paola e Chiara, e tanti altri aneddoti che vogliamo lasciare alla lettura del libro. Vi rassicuriamo sul fatto che vengono dedicate due oneste pagine anche a Diana Est.

C’è spazio anche per argomenti pruriginosi come il rapporto con le donne (tante) e con le droghe, dalla canna che più per errore che altro gli fece passare qualche guaio giudiziario passando per le amfetamine, per concludersi con la cocaina, che dopo il viaggio in Brasile del ’96 Enrico non ha più toccato.

Enrico Ruggeri Sono stato più cattivo
Enrico Ruggeri trionfa a Sanremo ’93 con “Mistero”

Ruggeri si toglie anche diversi sassolini dalla scarpa più o meno espliciti, nei confronti dei suoi ex-manager, nei confronti della RAI che avrebbe pilotato i voti dell’Eurofestival per non farlo vincere dopo il successo a Sanremo ’93 (ricordiamo che se un cantante vince l’Eurofestival, la sua nazione l’anno successivo deve ospitare la manifestazione, con spese non indifferenti a fronte di un ricavato esiguo perché diciamocelo, in Italia l’Eurofestival non se lo incula nessuno) e nei confronti di Sanremo, accusando un certo personaggio di aver pilotato la giuria in modo da far vincere un suo amico dando “zero” a Ruggeri nel 2003:

«Nel 2003 sarebbe andata molto meglio se se una nota signora dello spettacolo non avesse convinto tutta la giuria di qualità a darci “zero” per agevolare la salita sul podio di un suo amico. Purtroppo sono cose che con quel tipo di regolamento succedevano spesso. Per mettersi a posto la coscienza la stessa giuria ci diede il premio per il miglior testo.»

Enrico Ruggeri Sono stato più cattivo decibel reunion 2017
Enrico Ruggeri con i Decibel nel 2017

Sebbene senza offendere nessuno (perché una querela non fa mai piacere), Enrico Ruggeri nella sua autobiografia ha saputo essere rabbioso, cattivo e onesto con se stesso riuscendo peraltro a creare momenti di puro intrattenimento. Purtroppo il distacco critico annunciato nei primi capitoli e auspicato da Rouge non è del tutto possibile in primis perché in un’autobiografia è lecito che l’autore racconti un po’ il cazzo che gli pare ed è impossibile verificare le fonti, in secondo luogo proprio per la famosa rabbia che, anche a distanza di anni, non è detto che ti faccia vedere le cose con lucidità.

In ogni caso non possiamo che essere grati ad Enrico per averci aperto a modo suo le porte del passato regalandoci una lettura schietta e interessante. Consigliato a tutti, soprattutto ai suoi colleghi cantautori.

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