Edelweiss Wonderful World Of EdelweissEdelweiss, chi erano costoro? Si trattava di un complesso austriaco di musica elettronica dalla vita breve, la cui produzione era interamente basata sulla parodia dell’immagine che il mondo ha dell’Austria, tra valligiani sbronzi di birra, maestri di sci, montanari canterini e… stelle alpine appunto, da cui presero ispirazione per il nome.

Nonostante le premesse, nel 1988 riuscirono incredibilmente a piazzare un singolo di successo in mezzo mondo con il loro singolo d’esordio “Bring Me Edelweiss” che parodiava la celebre “S.O.S.” degli ABBA. Alla canzone seguì l’album omonimo “Edelweiss” i cui (pochi) pezzi erano tutti sostanzialmente remix e variazioni sul tema di quella canzone, come se fosse un maxi-singolo in pratica.

Un po’ di storia: quello che al primo ascolto sembra solo un demenziale esempio di “house tirolese” è in realtà un pezzo cinicamente calcolato secondo i dettami di The Manual (How to Have a Number One Hit the Easy Way), il libro di Jimmy Cauty e Bill Drummond (musicisti e guru della contro-cultura noti come The KLF e tanti altri soprannomi) pubblicato nel 1988 che insegna a creare un successo discografico senza avere né le capacità né il denaro necessari.

Visto che gli insegnamenti del duo britannico hanno funzionato oltre ogni aspettativa (primo posto in Austria, Svizzera, Svezia e altri buoni piazzamenti in giro per il mondo), gli Edelweiss hanno subito pensato: perché non riprovarci? E così, dopo il singolo-fotocopia “I Can’t Get No… Edelweiss” è arrivato il loro secondo, e ultimo, album “Wonderful World of Edelweiss” da cui è stato tratto il singolo di successo “Starship Edelweiss”, anche noto col titolo tedesco “Raumschiff Edelweiss”., liberamente ispirato al serial fantascientifico di Star Trek. Da notare l’insistenza con cui inseriscono il nome del gruppo dappertutto, consapevoli della necessità della ripetizione ossessiva del brand.

Edelweiss Wonderful World Of EdelweissCosì come il singolo che li ha resi famosi, anche “Starship Edelweiss” è interpretato dalla cantante folk austriaca Maria Mathis (collaboratrice fissa del gruppo) e costruito sulla base di diversi sample, il più importante dei quali è naturalmente il celebre tema della serie originale di Star Trek (la versione estesa del pezzo riprende pure il monologo del capitano Kirk) nonché svariati effetti sonori come laser e sirene d’allarme sparsi qua e là. Del resto anche i loro ispiratori KLF, con il nome di The Timelords, avevano testato le teorie del loro libro scrivendo un brano utilizzando la melodia dell’intro di Doctor Who.

Per il resto il brano ha il tipico beat dell’eurodance dei primi anni ’90 accompagnato a sonorità “spaziali” vecchio stile, parti pseudo-rap in un linguaggio incomprensibile e naturalmente vocalizzi in stile jodel, altrimenti che austriaci sarebbero? Nonostante questo apparente caos il risultato è decisamente orecchiabile, anche grazie all’azzeccato ritornello cantato da un coro di fanciulle.

A completare il tutto, un esilarante videoclip che parodizza Star Trek, in cui i membri della band interpretano l’equipaggio dell’astronave YO-DL sotto attacco da parte di un gruppo di simil-Klingon canoisti; dopo una veloce visita al pianeta Edelweiss, il dramma si risolve in una sbronza di gruppo e così l’amore può trionfare anche questa volta.

Dall’album sono stati estratti altri quattro singoli: “Planet Edelweiss”, “Beam Me Up”, “Ski Instructor” e “To The Mountain Top”. Nessuno di questi però, a parte il 14° posto ottenuto in Austria dal primo citato, ha lasciato il segno né ottenuto alcun piazzamento. I canonici 15 minuti di fama per il gruppo erano ormai ampiamente scaduti.

Le 14 tracce contenute in “Wonderful World of Edelweiss” fanno il verso in parti uguali a Star Trek e all’Austria “da cartolina”, come si può intuire scorrendo i titoli dei brani. Anche il booklet, anziché riportare i testi, è scritto come se fosse una sorta di brochure pubblicitaria del pianeta Edelweiss e delle sue attrattive naturali e non.

Le canzoni a tema fantascientifico sono pressoché tutte costruite con lo stampino (esattamente come nel primo album) con un’immediata sgradevole sensazione di già sentito, riciclando spudoratamente sample e ritornelli. D’altra parte giocare al risparmio e ottenere il massimo risultato col minimo sforzo è scritto nel famoso manuale.

Un po’ più di varietà la possiamo trovare tra le altre canzoni, come il simil-reggae di “To The Mountain Top”, il rap al femminile di “Pump You Up” o le sonorità vagamente aborigene, con una sorta di didgeridoo, di “The Kangaroo Theory” forse basata sul fatto che c’è chi confonde l’Austria con l’Australia?. Ascoltare tutto l’album di fila comunque diventa presto un tour de force, dato che i pezzi rapidamente iniziano a somigliarsi un po’ tutti.

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Gli Edelweiss con la cantante folk Maria Mathis

Nonostante siano stati definiti più volte eurotrash, gli Edelweiss erano molto più furbi di quanto si pensasse. Però, ahiloro, passata la sorpresa, il pubblico non si è più lasciato incantare dalla loro dance montana goliardica, e l’ultimo singolo publicato nel 1996 “Edeltaler Hochzeitsmarsch (Kein Sex Vor Der Ehe!)” non ebbe sostanzialmente alcun successo, nemmeno nella loro natia Austria.

Come spesso accade in questi casi, il tentativo di ritornare sulle scene nel 2001 con un nuovo remix modernizzato della loro canzone più famosa si risolse in un nulla di fatto. Di loro ci rimangono comunque un po’ di pezzi allegri da mettere su durante il periodo dell’Oktoberfest, o in qualunque momento ci venga voglia di ingollare qualche litro di birra a poco prezzo.


Tracklist:
01. Starship (Raumschiff) Edelweiss
02. To The Mountain Top
03. Live From The Baumbar
04. Pump You Up
05. Ski Instructor
06. Dancin’ White Horses
07. Forest
08. Planet Edelweiss
09. Yodel Selector
10. Wake Up
11. The Kangaroo Theory
12. Space Yodel
13. Beam Me Up
14. Bring Me Edelweiss

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