DJ Francesco Luciano Pavarotti Ti AdoroEsistono nella vita delle ferite che, nonostante i continui tentativi, non è possibile in alcun modo rimuovere. Non c’è balsamo che possa lenirle, non c’è laser che possa eliminarle come vecchi tatuaggi che hanno perduto il proprio significato o addirittura tempo sufficiente a cancellarle dalla nostra memoria.

È questo il caso della carriera musicale del fu DJ Francesco, al secolo Francesco Facchinetti, figlio di un Pooh random, le cui canzoni, nonostante ora si occupi di ben altro, di tanto in tanto tornano a riproporsi, come un qualsiasi piatto a base di peperoni mal digerito la sera prima a cena.

In caso ve lo siate perso o siate troppo giovani per rimembrare, il Facchinetti Jr., prima di darsi alla carriera di conduttore televisivo, imprenditore e talent scout aveva esordito in gioventù come conduttore radiofonico sotto l’ala protettrice del solito Claudio Cecchetto che ebbe la bella idea di lanciarlo nel mondo del bel canto.

Così nel 2004 il Nostro firma con la Universal e debutta col disco dal memorabile titolo “Bella di padella”, quasi un emblema del pessimo gusto di cui appare intriso. Se il disco non vi dice nulla meglio per voi, ma sicuramente vi ricordate l’atroce tormentone “La canzone del capitano” che quell’anno rovinò l’estate degli italiani.

DJ Francesco Luciano Pavarotti Ti Adoro
DJ Francesco

Oltre a oscenità varie come “Voglio una tipa”, “Salta” e la sanremese “Era bellissimo” (sì, DJ Francesco è approdato anche al Festival di Sanremo), dato che il figlio dei Pooh è sempre il figlio dei Pooh, il disco contiene a sorpresa anche una collaborazione eccellente ed estremamente eterogenea, quella col tenore Luciano Pavarotti con cui intona “Ti adoro”.

Accostare il più celebre tenore internazionale con un tamarro da discoteca di periferia dovette sembrare al buon Cecchetto un vero coup de théâtre, il momento d’avanguardia pura di cui l’album aveva bisogno. In realtà non si tratta di un duetto, piuttosto tutta l’operazione consisteva nel campionare alcuni estratti dalla canzone “Ti adoro”, il tentativo di singoletto pop malriuscito di Luciano Pavarotti pubblicato l’anno prima, per poi inserirli in un brano più moderno e giovane orchestrato dal giovane Facchinetti.

Il risultato è una specie di canzoncina degna di una balera vecchio stile, in cui ogni tanto sono infilati a casaccio i gorgheggi di Big Luciano, un qualcosa, insomma, di cui si stenta a capire il significato, ovemai ne esistesse uno. Tirando però le somme neppure questa versione riveduta e corretta di “Ti adoro” ebbe un gran successo, in effetti troppo sofisticata per il palato sopraffino dei fans di DJ Francesco.

Alla banalità sconcertante della melodia si affianca un testo talmente opinabile da suscitare curiosità. È chiaro che il Nostro di cognome fa Facchinetti e non Proust e infatti a un certo punto parte anche una specie di autocritica quando dice «Io non voglio fare il guru / e riempirvi di cazzate / per cantare quel che penso / uso rime improvvisate», peccato però che, pur avendo recepito il messaggio al livello inconscio, abbia deciso comunque di non risparmiare il nostro udito.

Sarebbe bello scoprire, ora che sono passati tanti anni e che Luciano Pavarotti non c’è più, che origine abbia avuto questa versione di “Ti adoro” ma anzi, forse è meglio che tale segreto rimanga nascosto per potercene finalmente dimenticare.

Ti Adoro

Di canti
sulla vita
ce ne sono a tonnellate,
molti sembrano poemi
altri sono buffonate,
io non voglio fare il guru
e riempirvi di cazzate,
per cantare quel che penso
uso rime improvvisate,
non so neanche se son buono
non importa e’ un’emozione,
io la cantero’ a mio modo
e ne faccio una canzone,
ma se devo dirla tutta
e riscrivere la vita,
lascio fare ad un maestro
con la sua voce infinita. […]
Io ti adoro
a me piace tutto di te
di te, di te
sono pazzo
e lo sono di te
di te, di te, di te.

4, 3, 2, 1
Le note sono sette
vorrei fossero un milione,
per descrivere la vita
ogni giorno un’emozione,
per chi viaggia, vagabondo
per chi segue una passione,
per chi sogna ad occhi aperti
e per chi nasce con l’amore,
non so neanche se son degno
di cantar questa canzone,
di parlare della vita
che io paragono al sole,
ma se devo dirla tutta
e descrivere la vita,
lascio fare ad un maestro
con la sua voce infinita.
Io ti adoro
a me piace tutto di te
di te, di te
sono pazzo
e lo sono di te
di te, di te, di te.

Siamo stati fortunati
nati un po’ con la camicia,
figli anche della strada
sia in discesa che in salita,
ma se devo dirla tutta
e descrivere la vita,
lascio fare ad un maestro
con la sua voce infinita.
Io ti adoro
a me piace tutto di te
di te, di te
sono pazzo
e lo sono di te
di te, di te, di te.

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