Centro Anziani di Quarzio omonimo albumUn piccolo gioiellino uscito fuori dal nulla, nonchè un curioso esempio di come nel sottobosco di produzioni indipendenti totalmente anonime e senza fantasia del nostro paese sia possibile trovare anche delle vere e proprie mosche bianche da tenere sott’occhio.

Il Centro Anziani di Quarzio è un misterioso progetto underground ormai culto di Bologna, un collettivo warholiano che supporta l’arte al di là del semplice nome e che ha all’attivo quasi una decina di produzioni sotto vari nomi, e questo “Omonimo album!” rappresenta il loro primo lavoro discografico a nome Dario Lampa feat. Lee Mortacci. Dietro buona parte di esse si cela Andrea Fanucci, autore di cui non si sa praticamente nulla al di là del nome.

“Omonimo album!” (che oltre agli improbabili nomi in copertina vede al mix un certo Mirko Cazzabubu per farci già un’idea del tutto) è il grido con cui il progetto è emerso dal buio, una specie di diario urbano di riflessioni personali su numerosi aspetti del reale e allo stesso tempo un racconto degli abitanti della terza età (e non) della fantasiosa cittadina di Quarzio. Resoconti e pensieri in uno flusso di coscienza maledettamente lucido, molto di più di quanto la demenzialità dei testi possa lasciar pensare a un primo ascolto.

La musica (complessa e curata spesso fino all’eccesso) dà talvolta l’idea di essere solo un puro pretesto per delle riflessioni/discussioni narrate in piena libertà, con una grande dose di umorismo in bilico sul nonsense (evidente già dai titoli). Le influenze sono molteplici e tra le più svariate, e questo connubio non fa altro che pescare a piene mani da numerosi altri generi anche molto diversi tra loro, frantumati e ricostruiti in creature completamente diverse. Del tutto inutile provare a etichettare questo album in un genere specifico vista la difficoltà di inquadrare la frankesteiniana unione delle più disparate sonorità, che ci mostrano un grande gusto per molteplici generi (electro-pop, funk, post rock, persino dubstep) che vengono manipolati, sezionati e mischiati tra loro senza pietà, traccia dopo traccia.

Difficile resistere al ritornello di pezzi come l’electro-pop demenziale di “Chiuso, porno subito” o di “Vivere alle Poste” o al drop dubstep che spezza le strofe di “Anzi-ah-no!”; i testi sono sempre sopra le righe e pur strappando più volte delle genuine risate sono il chiaro specchio di quotidiane alienazioni e assurde ossessioni esistenzali. “Omonimo album!” è il suono di un’anonima vittima disperata che ride istericamente, ma anche un disco estremamente personale, di quelli che bisogna solo sperimentarne l’ascolto e non lascia spazio a critiche perché non ha alcun senso interpretarlo attraverso i parametri tradizionali. Un disco da vivere, insomma.

Un’opera realizzata senza dubbio per la pura intima necessità di produrre musica e dire la propria in modo spontaneo, acuto e divertente, senza curarsi del giudizio altrui e soprattutto ben consapevole delle proprie idee e di come esprimerle. Un mondo di citazioni colte e di episodi di ordinaria follia per un progetto per cervelli vivaci.

Tracklist:
01. Annuncio
02. Annunciò
03. Segugio
04. Chiuso, Porno Subito
05. A Saperlo Prima
06. Vivere alle Poste
07. Anzi-Ah-No
08. Titoli di Coda
09. Omonima Suite (Contatto Occlusale / Omonima Traccia / S.i.o.M.w.a.M.b.a / Canzoni che non piacciono alla mia gatta)

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