Canti e storie di malavita la musica della 'NdranghetaIl secondo album per quanto riguarda la veste grafica si presenta tale e quale al primo, con la semplice differenza di un colore giallo di sfondo che richiama in qualche modo un’apertura al moderno.

Dando il play alla prima traccia si viene travolti infatti da una sorta di new wave ‘ndranghetista che abbraccia l’utilizzo dell’elettronica. È ovvio che non ci troviamo dinanzi ai Tangerine Dream; a occhio e croce la base potrebbe essere stata partorita da una tastiera Visconti del 1993 da 150.000 Lire.

A parte la svolta moderna il discorso è sempre il medesimo: battesimo ai piedi dell’albero della scienza e tutto il resto del corredo, compreso il santino raffigurante San Michele Arcangelo intriso di sangue il quale, una volta dato alle fiamme, serra il definitivo patto al cospetto di Dio.

Il brano seguente, “A circulu formatu”, riprende il dialogo iniziale di “Ndrangheta Camurra e Mafia” presente nel primo album e ne fa un’intera canzone. La base è una marcetta midi: il nuovo che avanza.

Il successivo “I segreti della Società” inizia con l’usuale dialogo, condotto questa volta in italiano:

– Fatemi grazia saggio compagno, quanto tempo siete stato al buio?
– Io al buio sono stato sette mesi e pochi uomini hanno questa fortuna
– Io ci sono stato quanto voi e porto luce e faccio luce
– Grazie saggio compagno, siete un dritto
– Si saggio compagno, ma voi chi siete?
– Io sono un uccello che vola, e voi?
– Io sono un uccello che vi insegna a volare

È chiaro che questa nuova onda, a partire da un certo periodo, ha compreso nel suo gorgo un segnale d’apertura tracciato inizialmente, per quanto riguarda l’aspetto musicale (quello che a noi interessa), proprio dalla diffusione di questo genere di brani, un tempo esclusiva degli ambienti rappresentati in essi.

Lo stile musicale de “I segreti della società” è spagnoleggiante, probabilmente in omaggio alle origini attribuite alla “società”: ripercorriamo infatti la tappa che ci conduce all’isola di Favignana, dove si trova l’ormai noto castello con tre stanze. Il testo, al pari dell’introduzione, è rappresentato da un dialogo all’interno del quale è riconoscibile la parlata di Reggio Calabria città.

Nel passaggio successivo, con “Vinditta grida lu me cori”, il tema è la vendetta, mentre il quinto brano, “…Ditemi saggio compagno”, è una tarantella arrangiata approssimativamente con la solita Visconti del ’93, la quale incornicia il solito dialogo fra uomini d’onore.

Siamo al giro di boa: “Nu ballu camurrista” è una ruvidissima tarantella vecchio stile suonata a ritmi estremi e con gli strumenti adatti.

A seguire, “…A parola umiltà” è un ermetico dialogo espresso nuovamente in lingua italiana (non impeccabilmente corretta) nel tempo di 25 secondi netti:

– Giovanotto, da dove viene la parola d’umiltà?
– Da una ingenua donna che tre uomini volevano fare innamorare. Lei ha giurato sul punto d’umiltà che è meglio morire e non tradire l’onorata società
– Che cosa rappresenta l’onore della società?
– Coltelli taglienti che li porta Salvatore Imbalsamo per taglio stretto e profondo

E che cosa ci fai con un coltello se non punire un infame e traditore? “Muttetta pi nu carogna”, l’ottavo brano, eseguito in stile tradizionale, è uno stornello di vendetta.

E adesso veniamo a un aspetto importantissimo della ‘ndrangheta degli anni ’80 e ’90: i sequestri di persona, ovvero quando la zona del reggino era presidiata tipo la Striscia di Gaza.

La base di “Ricordi i nu sequestratu” non tradisce le attese essendo suonata nel tipico stile del pianobar di quel tempo ormai andato. Il brano ripercorre i ricordi di un sequestrato il quale alla fine della storia si augura che il suo riscatto possa servire per aiutare la povera gente. Per la serie “rubiamo ai ricchi per dare ai poveri…”.

“…E disponiti vui”, il terzultimo brano ci descrive la vita di un giovane concepito da una madre rinchiusa in carcere e cresciuto senza un padre, data la latitanza di quest’ultimo. Questa in qualche modo è una sorta d’attenuante da riconoscere a un giovane calabrese nato e cresciuto distante da qualsiasi regola e legge che non sia stata emanata dall'”onorata società” alla quale il protagonista diventa devoto per forza di cose. Più semplicistico del catto-comunismo di Adriano Celentano, ma comprensibile.

Canti e storie di malavita la musica della 'NdranghetaL’undicesimo brano è particolarmente interessante: s’intitola “Mafia pirchì” e allude, tramite una solenne voce narrante, a una musicassetta che raccoglie una serie di titoli che dovrebbero fungere da sfogo per i calabresi oppressi. È quindi ribadito il concetto che pone la mafia calabrese, analogamente al fenomeno del brigantaggio, come eroico baluardo contro la miseria causata dagli oppressori.

Esiste una versione un po’ meno mafiosa di questo argomento che individua la crescita della picciotteria durante i moti per l’unità d’Italia nella provincia di Reggio Calabria, dove il fenomeno del brigantaggio, a parte Giuseppe Musolino, non trovò terreno fertile come in altre zone.

E siamo giunti al brano di chiusura “Reguli i ‘ndrina” (la ‘ndrina è un clan mafioso; tante ‘ndrine formano la ‘ndrangheta) il quale ci espone le suddette regole con il sottofondo di “Calabrisella mia” a conferma dell’intricatissimo e presunto legame fra ‘ndrangheta e Calabria.

Roma, ottobre 2017

In una serata dal clima mite, decido di andare a prendere per la prima volta la mia ragazza al suo nuovo lavoro; trattandosi di ristorazione, l’ambiente è permeato da una caratterizzante freschezza giovanile tipica di Masterchef e derivati. Mi presenta in tutto due colleghi a distanza di pochi minuti, uno dei quali è il responsabile. Entrambi, scherzosamente, essendo a conoscenza delle mie origini, mi accostano scherzosamente alla ‘ndrangheta e il secondo, tanto per tirare fuori una novità, anche alla ‘nduja (salume tipico). Mi rendo conto che mai e poi mai riuscirò a scrollarmi dalle spalle questo peccato originale (compresa la leggenda che riguarda il mangiare piccante), ma la cosa non mi pesa affatto; al contrario controbatto con un paio di battute che generano risate a profusione.

È sufficiente quanto ascoltato finora per comprendere la forza di un fenomeno malandrino sostenuto da una componente mistica che a distanza di secoli diventa folklore, come tra l’altro è catalogato fra gli archivi della Elca Sound, ricadendo sulle spalle di un semplice individuo che va a prendere la propria ragazza al lavoro.

La ‘ndrangheta generalmente è una mafia che agisce bene (professionalmente parlando), curando ogni minimo aspetto. Ben lungi dall’affibbiare lo status di ‘ndranghetista addosso a chiunque abbia composto e cantato queste canzoni, direi che il solo fatto che queste esistano è la prova tangibile che anche sotto tale aspetto la ‘ndrangheta ha fatto un ottimo lavoro. E si sa, quando le cose vengono fatte bene funzionano inevitabilmente e durano a lungo.

Tracklist:
01. Diego Pizzimenti – Picciottu battiatu
02. El Domingo – A circulu furmatu
03. Diego Pizzimenti – I segreti della società
04. G. Barreca – Vinditta grida lu me cori
05. D. Siclari – Ditemi saggio compagno
06. I Nuovi Picciotti – Nu ballu camorrista
07. Dîno – A parola umiltà
08. El Domingo – Muttetta pi nu carogna
09. El Domingo – Ricordi i nu sequestratu
10. Diego Pizzimenti – E disponiti vui
11. D. Siclari – Mafia pirchì
12. D. Siclari – Reguli i ndrina

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