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Bud Spencer – Futtetenne (2016 – CD)

Bud Spencer futtetenneNessuno tocchi Bud Spencer. Una delle icone immortali del cinema italiano e chi non la pensa così vada pure a pulire le latrine del porto di Mogadiscio per il resto dei suoi giorni. Ora però ci troviamo di fronte a questo “Futtetenne”, CD antologico che raccoglie brani scritti e incisi nel corso degli anni assieme a Nereo Foresti.

L’imbarazzo è grande, un po’ come quando riceviamo come regalo di Natale un maglione fatto dalla nostra mamma e dobbiamo rispondere alla fatidica domanda: “ti piace?”.

Ecco… Come dire… Il mito di Bud Spencer non aveva bisogno di questo disco, né questo CD potrà scalfire l’icona di Carlo Pedersoli però dobbiamo essere onesti: come cazzo è possibile che Bud Spencer sia l’unico napoletano stonato?

Bud nelle vesti di crooner jazz franco-partenopeo è credibile come Antonino Cannavacciuolo nelle vesti di dietologo. Anzitutto questa non è un’opera omnia dei brani incisi e scritti dall’attore, piuttosto un bignamino che lascia un po’ il tempo che trova (probabilmente per ragioni di copyright). Quello che rimane sono 8 brani più due interessanti bonus track che arrivano direttamente dal lontano 1961 quando Bud iniziava a muovere i primi passi nello show business. Ma andiamo con ordine.

La title track è il brano di punta, è stato pubblicato come singolo nel 2000 e rappresenta la filosofia di vita di Carlo Pedersoli, fottersene di tutto e andare avanti:

De tè guard dù specchiu,
e se diventata vecchio,
falle nu pernacchio,
e ride, ride ride, ride ride, ride e ride,
e futtetenne.

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Dire che il tutto suona legnoso, bolso e imbalsamato sarebbe un complimento, quindi lo diciamo. Altri brani noti sono “Che Ne Parlamm’ a’ Fa’”“A Vulimme Fernì” (già nota come “Ce Vulimmo Pensà”) inclusi nella dimenticabilissima serie TV “Padre Speranza” del 2001, che non fanno altro che rafforzare il senso di disagio dell’ascoltatore che preferiva ricordare il nostro nella sigla di Banana Joe.

A dare il colpo di grazia ci pensa però il trittico centrale “Nuvole”, “Josephine” e l’incommentabile “J’Aime Paris”, tutte inspiegabilmente introdotte dal titolo recitato dallo stesso Bud: una baracconata di jazz da pianobar francamente imbarazzante, glissando per galenteria sull’abominevole pronuncia fancese. Menzione a parte la merita “J’Aime Paris” sorta di mappa turistica dei punti di interesse della capitale francese su una base di fisarmonica sintetica: la Tour Eiffel, la Madeleine, gli Champs-Élysées, ma anche Saint-Germain, Montmartre, Pigalle e la Place Vendôme senza dimenticarsi del Folie Bergère, il Crazy Horse e il Moulin Rouge. Personalmente mi ricorda le scenette ne Il Commissario Lo Gatto quando il protagonista non mancava di ricordare in ogni occasione il suo viaggio a Parigi da ragazzo.

bud spencer album futtetenne

il punto più basso però è “E’ Tutta Colpa dell’Ozono” brano a sfondo social con tanto di immancabili accenni etnici dove l’ex compagno di scazzottate di Terence Hill si scaglia contro l’inquinamento e il degrado del mondo contemporaneo, quasi fosse una riscrittura della grandiosa “Cara Terra Mia” della coppia Al Bano e Romina.

I brani più curiosi sono le due bonus track incise da un giovane Carlo Pedersoli non ancora diventato Bud Spencer  appena tornato da un lungo periodo di lavoro in Venezuela; l’amore per questa terra trasuda chiaramente dalle ritmiche sudamericane ma i brani non decollano; questa volta più che altro per colpa di testi imbarazzanti, soprattutto “Ciuf Ciuf Cià” davvero poco più che una bossanova per bambini.

Con tutto il bene che ti vogliamo caro Bud, cerchiamo di dimenticare questo CD in fretta e riguardiamoci per l’ennesima volta Dio Perdona … Io No, Lo Chiamavano Trinità… o …Altrimenti Ci Arrabbiamo che è molto, molto meglio.

Tracklist
01. Futtetenne
02. Chaque Fois
03. A Vulimme Fernì
04. Che Ne Parlamm’ a’ Fa’
05. Nuvole
06. Josephine
07. J’Aime Paris
08. E’ Tutta Colpa dell’Ozono
09. Ciuf Ciuf Cià (bonus track)
10. In Una Nuvola (bonus track)

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4 Commenti

  1. In effetti, quando lo sentii cantare ‘Futtatenne’ in TV, ne rimasi profondamente imbarazzato. Pensavo inconsciamente alla mitica scena della prova del coro in ‘Altrimenti ci arrabbiamo’: non c’era gara!

  2. La tua fortuna è che ormai Bud viaggia allegramente verso i novant’anni, altrimenti con una recensione simile ti saresti dovuto aspettare un cazzotto in testa!
    Scherzi a parte, che Bud non sia mai stato un “Tony Bennett” è arcinoto… con quel vocione da “gigante buono” si prestava molto meglio per le canzoncine allegre come “Grau grau” di IO STO CON GLI IPPOPOTAMI. Del resto, nella musica si è più volte cimentato andandone sì fiero, ma sempre per diletto. Questo CD lo metterei tra le cose da conservare per la stima provata per il personaggio, un po’ come si fa con il liquore al caffè della zia anziana, che è imbevibile ma lo si assaggia per affetto e, per lo stesso motivo, si tiene in bella vista nella credenza senza mai avere il coraggio di versarlo nel lavabo.

  3. Mai come oggi lo vorrei avere ed ascoltare.
    Ciao Bud…

  4. Quando sei un mito del cinema ed hai accompagnato cinque generazioni puoi anche essere stonato.

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