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Hugh Barker & Yuval Taylor – Musica di Plastica: La Ricerca dell’Autenticità nella Musica Pop (2009 – libro)

Hugh Barker & Yuval Taylor – Musica di plastica - La ricerca dell’autenticità nella musica pop (2009 - libro)Con l’avvento dei sistemi di registrazione il modo di concepire e utilizzare la musica cambiò radicalmente. Da semplice intrattenimento, la musica divenne un fenomeno di massa; gli artisti divennero divi e le loro canzoni iniziarono a essere definite “pop” (qui inteso come abbreviazione di “popular”).

Questa trasformazione ha portato anche al cambiamento dei criteri di giudizio da parte dell’ascoltatore, nuove domande ora affliggono il pubblico, poiché non ci limitiamo più ad ascoltare la canzone, ma giudichiamo soprattutto l’artista.

Che cosa rende una canzone autentica? Come possiamo capire l’autenticità dell’autore attraverso la sua arte? Che cosa spinge noi ascoltatori a cercare quest’autenticità? A queste domande Hugh Barker e Yuval Taylor cercano di rispondere attraverso una scalata cronologica, dal ’20 a oggi, analizzando e confrontando alcuni degli artisti simbolo di ogni decennio. Unica eccezione è il capitolo iniziale dedicato a Kurt Cobain e a Leadbelly, due artisti agli antipodi uniti dalla lotta interiore tra l’essere sé stessi e il personaggio pubblico che erano diventati.

Cercando di capire la distinzione tra musica “vera” e “falsa”, il libro, dal titolo originale di “Faking It” (l’edizione originale risale al 2007), affronta artisti del calibro di John “Mississippi” Hurt, Jimmie Rodger, Elvis Presley, Don Kirshner, Neil Young, Donna Summer, John Lydon, Ry Cooder e Moby, ma in realtà tutti gli artisti son un pretesto per analizzare i contesti storici e sociali delle loro epoche, confrontandoli con i loro contemporanei e lasciando al lettore una ricca playlist di citazioni musicali.

Hugh Barker & Yuval Taylor – Musica di plastica - La ricerca dell’autenticità nella musica pop (2009 - libro)Gli autori grazie ad un’attenta analisi biografica, storica e antropologica cercano di capire quanto del “sé” dell’artista rientri nella sfera pubblica: “Il processo che porta a diventare dei musicisti affermati implica quasi sempre un’idea di sé da proporre agli altri. C’è uno scarto fra la persona che si pensa di essere e il personaggio che viene percepito dagli altri. Un musicista esposto agli occhi del pubblico deve necessariamente tener conto dell’ampiezza di questo scarto, e riflettere su come vuol essere percepito”. Senza contare i problemi dovuti alla fase creativa: “Un problema dell’espressione personale e dell’autobiografismo nelle canzoni è che per quanto si sia onesti, si tende comunque a proiettare un’immagine a metà tra la persona che siamo e quella che vogliamo essere, o che vorremmo fosse vista dagli altri”.

Barker e Taylor tengono inoltre conto, parte a mio avviso importante, dell’influenza del pubblico sull’artista, poiché è l’ascoltatore che “decide” l’autenticità o l’inautenticità dell’artista, decretandone il successo, il fallimento e, a volte, indirettamente la morte: “[…] i fan pretendevano che i loro eroi fossero veri, qualcosa più che semplici intrattenitori. Cobain e Edwards hanno preso quella richiesta sul serio, talmente sul serio da esporre i loro problemi personali più intimi alla vista di tutti. […] Ci hanno dimostrato di essere veramente autentici, e così facendo hanno finito per distruggersi. E l’hanno fatto perché noi guardavamo”.

Il libro è un lungo saggio alla portata di tutti, consigliato a chi voglia farsi una vasta cultura musicale, che nonostante il peso dell’argomento (l’autenticità della musica) non ha la pretesa di dare risposte concrete, ma invita l’ascoltatore più inesperto a un’attenta analisi della musica e dell’artista, senza perdere però di vista il fattore più importante, ovvero il piacere di ascoltare tanta buona musica.

2 Commenti

  1. Avete in programma di scrivere di Vanilla Ice e Marky Mark?

  2. L’ho letto e analizzato, trovandolo sempre stimolante anche se- ma si capisce- non condivisibile sempre; comunque, il libro non ti lascia indifferente, e questo è il miglior complimento che gli si possa fare.

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