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Barbarella – Però Mi Piace (2006 – singolo digitale)

Barbarella - Però Mi Piace (2006 - singolo digitale)Sembrerebbe l’intro di un clippino in ambiente familiare, forse girato lungo le rive del Mincio, ma non abbiamo nemmeno il tempo di assimilare la magia della messinscena che veniamo travolti, e il rullante attacca. Sembra che debba partire un motivetto anni ’60, invece un suono tuona voluttuoso da una boccuccia massiccia e poderosa: “Però Mi Piace”. È Barbarella. L’educatrice profetica, influente e sperimentale di una generazione.

Notiamo instantaneamente che la commistione di suono e frames è fondamentale, che le trombe vestono la qualità sgraziata dell’immagine e che Barbarella è lì per accecarci come il diamante intrattabile della musica italiana che è. Riprese senza cavalletto e ruvidità di senso danno una potenza audace che nemmeno i Dardenne. Un gatto maculato infatti si ostina su di un recinto legnoso, e questa è l’immagine speculare e sensibile della filmografia di Barbarella (al secolo Virna Aloisio Bonino o Virna Anderson).

Il testo però è da subito incoraggiante:

“Non è bello, però mi piace
Non è ricco, però mi piace
Non è muscoloso, però mi piace
Non è famoso, però mi piace”

Primi piani illogici e inquadrature feticiste tappano i buchi di intreccio narrativo e danno ampio spazio ad alcune normali considerazioni:

1) le cosce di Barbarella per essere quelle di una cinquantenne sono in splendida forma;
2) quale significato esiste tra il minuto 1.17-1.20 che mi suggerisce le parole innovazione + pungente + colon?

Il testo, a questo punto, si fa disturbante tanto quanto la sequenza delle immagini. Barbarella decora la siepe, e le piace. Barbarella tiene una pentola in mano, e le piace. Barbarella si nasconde dietro un tronco, e le piace. Il producer del video vive e riproduce in continuazione fatti della sua esistenza paradossale. Il suo nome, capiamoci, è Genny Random.

Principi di squat, baci, accavallamenti e il gatto sono elementi cruciali che ci preparano ad accettare la fine di questo capolavoro di qualità improsciugabile. Dopo un climax sconcertante, l’elaborata storia ritorna al clippino iniziale e tutto si chiude con un intenso look-in-camera. Barbarella sembra annientarci con i suoi occhi appassiti dal tempo, ma nulla viene tolto a quel gonfio e traboccante mezzo che ha reso tutto possibile. Se lo guardassimo davvero, potremmo vederlo sporgere e staccarsi, e continuare il suo percorso solo, galleggiando sull’acqua, verso l’ignoto melmoso. Il protagonista perfetto di un romanzo di Faulkner.

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