Arabesque Kim
Gli Arabesque

Alla fine degli anni ’80 la città di Prato conobbe l’apice dello sviluppo tessile-industriale, molto prima della calata delle maestranze cinesi che poco per volta nel futuro si sarebbero insediate e successivamente avrebbero preso in mano lo scettro, pardon, il telaio della produzione di tessuti e abbigliamento.

In quel periodo la gioventù dell’hinterland era formata perlopiù di figli di imprenditori votati al lavoro nei capannoni e in questi luoghi gli adolescenti si ritrovavano la sera armati di chitarra elettrica, ampli di seconda mano e tanta voglia di scimmiottare le rockstar viste in TV a Videomusic.

Alex Cerretelli e Leonardo Fiaschi, nientepopodimeno che gli Arabesque (nulla a che vedere con l’omonimo trio disco-pop tedesco degli anni ’70-’80) erano appunto due sbarbati così: dotati di uno spirito goliardico, una mentalità diciamo “qualunquista” (oggi si direbbe non-politically correct) e passioni musicali abbastanza variegate (dai cantautori nostrani ai Rush, fino al progressive metal dei Dream Theater). Armati di chitarra, basso, drum machine e registratore a 4 piste si divertivano a sfornare canzoncine pop-punk farcite di testi sessisti e alquanto provocatori (vedi titoli come: “Lecca il gelato”, “Odio gli zingari”, “Fottiamo tutti” e via di questo passo..) solo per il gusto di risentirsele tra loro o, al limite, farle ascoltare a qualche amico sballato, curando nei dettagli packaging e artwork dei CD-R.

Nessuna stranezza penserete voi, molti conservano ancora una cassettina con le prime ingenue pernacchie da dilettanti musicisti, condite con scarse cover degli Zeppelin o di Vasco, ma il problema è che i due tizi di cui sopra sono andati avanti indefessi per 20 (venti!) anni a registrare brani nuovi nel garage di Cerretelli, senza suonare mai una cover che sia una, sfornando circa una ventina e passa di CD autoprodotti. Non contenti, per canalizzare la loro incontenibile creatività crearono per qualche tempo anche un side-project parallelo (i Linea Deviata).

Come se tutto ciò non bastasse negli anni ’90 si dedicarono al cinema, realizzando ben 7 mediometraggi perlopiù horror, con Alex Cerratelli alla regia, Leonardo Fiaschi come attore-feticcio e amici e parenti a fare da comparse. C’è forse bisogno che ve lo dica? Anche questi film non furono mai distribuiti se non nel salotto di casa per mostrarli a pochissimi intimi.

Accantonata questa parentesi ad inizio 2012 gli Arabesque ritornano con l’ennesimo CD autoprodotto (intitolato “2012” appunto) accompagnato per la prima volta dal videoclip della contagiosa title-track, ispirata, pensate un po’, alla famosa profezia Maya con mirablanti strofe come: «Maya / Maya / mam-ma… maiala».

In questo difficile 2017 tornano puntuali come il Natale con il loro nuovo CD-R autoprodotto “Duri come il marmo”: autoreferenziali, goliardici, controversi, granitici, guerrafondai, sotterranei, a loro modo unici. Gli Arabesque lanciano il loro inno “Kim” (eplosivo a dir poco), dedicato proprio al dittatore nordcoreano Kim Jong-un.

La band in poco più di 4 minuti spara giù una roba che, oltre a voler competere con tanto rock alternativo italiano più blasonato (e competente), distilla in maniera cristallina il loro buzzurro know-how socio-musicale con la forza del loro punk rock proto-demenziale.

Date quindi un ascolto a questa canzone, e se siete così irrecuperabili da apprezzare più Richard Benson che gli Skiantos di sicuro ci troverete lo stesso talento (?), molto più ottuso e delirante, ma anche un’eclatante autoproduzione che rifiuta di piacere a nessuno se non a se stessa.

Alex Bonaiuti e Vittorio “Vikk” Papa

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