Al Bano Carrisi VolareChiamatemi non patriottico o come vi pare, ma a me “Volare” (che poi sarebbe “Nel blu dipinto di blu”) non è mai piaciuta. Non mi è mai piaciuto Domenico Modugno e tutto il bel canto made in Italy che bene abbiamo esportato con successo all’estero.

Una questione di gusti personali e di contingenze temporali. Fossi nato nel 1935 sicuramente la mia opinione sarebbe diversa. Esattamente come quando ammirando i quadri di Jacques-Louis David tra le sale del Louvre non posso non apprezzarne la tecnica e la rilevanza storica ma non vorrei mai averne uno appeso in salotto. La stesa cosa accade per “Volare”, brano di rottura negli anni ’50 ma di cui faccio tranquillamente a meno e che rientra nella categoria della canzoni che pagherei per non ascoltare più per il resto dei miei giorni.

Tutto questo almeno fino a quando non arrivò nel 1999 la cover imbastita dal Re di Cellino Sanmarco Al Bano Carrisi, il nostro Claudio Villa 2.0, un uomo capace di tutto: cantore delle glorie di Gesù Cristo, paladino del pianeta Terra, viticultore amante delle cose semplici e genuine come un panino e un bicchiere di vino (magari quello delle sue cantine), focoso Latin lover e sempre pronto a mettersi in discussione senza paura di sporcarsi le mani non solo guidando il trattore, ma anche con generi musicali apparentemente lontani dai suoi normali orizzonti sonori.

A questo punto avrete capito che io amo Al Bano, uno dei pochi che puntualmente ti regala sempre l’inaspettato. Nel 1999 è la volta della sua versione di “Volare” che, attenzione denigratori all’ascolto, modernizza funambolicamente in un rugumuffin creolo, con tanto di rapper colorato di rigore che non sarà Shaggy ma costava meno. Quindi per riassumere: Al Bano Carrisi, rugumuffin, Domenico Modugno e rap racchiusi in tre preziosissimi minuti.

Questa versione caraibica del classicone di Domenico Modugno mi rimanda inesorabilmente alle spiagge lussuriose del video di “Mysterious Girl” di Peter Andre che tanto ci avevano sfracellato lo scroto qualche annetto prima. Sabbia bianchissima, mare “bluissimo”, sole caldissimo e fanciulle bellissime. Tutto talmente “issimo” da sposarsi perfettamente con la versione molleggiata da strusciamenti notturni in qualche festa sulla spiaggia tra una batida de coco e una piña colada servita rigorosamente con l’ombrellino.

E invece no. Al Bano decide che è meglio ambientare il suo video in una masseria adibita a villaggio vacanze per anziani, addobbata con lucine natalizie, dove la sabbia non sarà bianchissima, il mare non sarà “bluissimo” e le fanciulle non saranno bellissime, ma si mangia sicuramente meglio: cucina tradizionale e  vino casalingo. Alla faccia di quel pupazzo pettinato di Peter Andre, alla faccia della Giamaica e di tutti gli invidiosi. E noi non possiamo che gridare viva Al Bano!

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