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Airheads: Una Band da Lanciare (1994 – film)

airheads una band da lanciarePartiamo con un sentito “grazie” al caro traduttore italiano che ha seguito come al solito il criterio secondo il quale gli spettatori sarebbero degli idioti e hanno quindi bisogno che il titolo o, come in questo caso, il sottotitolo, del film che andranno a vedere gli spieghi di cosa si tratta, giusto per esser sicuri che poi non si capisca bene e uno si annoi.

Peraltro qui non c’è pericolo di non capire la trama, è evidente fin da subito che i tre protagonisti fanno parte di una band (The Lone Rangers), e stanno cercando un modo per… per… sì insomma, come si può dire… mmmh… ah, ecco, sì, per essere lanciati… Dannato traduttore!

Per chi non l’avesse visto, in questo film Brendan Fraser, Steve Buscemi e Adam Sandler hanno una band, e ce la mettono proprio tutta per fare ascoltare la loro canzone al tizio importante della radio, il quale li respinge a spron battuto.

Questo ennesimo fallimento porta la ragazza di Fraser a lasciarlo e lui lì decide il tutto per tutto: irrompere di nascosto nella stazione radio per portare il nastro direttamente al loro idolo, il diggèi Ian Lo Squalo – Joe Mantegna. Ovviamente il Mantegna non collabora minacciando di chiamare la sicurezza, al che i tre, trovandosi sottopressione, hanno la bella pensata di sfoderare i mitra giocattolo che si erano portati dietro per… Eventualità? E prendere in ostaggio la gente che lavora alla radio, con la sola richiesta di trasmettere il loro pezzo.

airheads the lone rangers
The Lone Rangers in sala prove

Oltre ad essere parecchio divertente e le solite ospitate d’eccezione (Lemmy, i White Zombie, i Galactic Cowboys e Beavis and Butt-Head) il ritmo è sempre quello giusto, delle battute così Adam Sandler adesso se le sogna e c’è tutta una serie di cameo di attori e musicisti che non può che fare piacere. Il film riesce anche a far passare il suo messaggio di anti-plastificazione e commercializzazione della musica, culminante nella scena finale dove i tre si rifiutano di suonare in playback davanti alla gente che nello stesso momento decide di sfondare le barriere della polizia e di avvicinarsi al palco, come a sottolineare che, a discapito di quello che il mercato discografico offre, sta a chi ascolta scegliere se accettarlo o meno. Nonostante questo non cede all’ingenuità, mostrandoci che anche loro, così duri e crudi, quando alla fine entrano nel meccanismo commerciale, diventano un ingranaggio tanto quanto gli altri.

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È vero che per tutto il film vengono sottolineati molto gli aspetti della fama e della vita da rockstar, ma questi vengono inseguiti dai protagonisti solo come conseguenza dell’essere finalmente valorizzati e ascoltati, situazione comune non solo alla quasi totalità delle band emergenti ma a chiunque voglia esprimersi in qualunque sia il proprio campo.

Diventa quindi difficile non essere contenti per loro quando alla fine, dopo tutte le difficoltà e le attese, riescono finalmente nel loro intento di diventare delle star, sì, insomma, di essere… lanciati!

Ecco, il fatto che la canzone su cui loro puntano tutto e che li rende popolari sia non proprio fantastica (una cover troppo ripulita e corretta dei Regan Youth – colonna portante dell’anarco-hardcore newyorkese e compagni di merende di Dead Kennedies e Bad Brains – che funzionava meglio nella sua versione originale), può essere vista come un’ulteriore critica a come non sia poi così importante il contenuto ma piuttosto quanto si parli del contenente, come chi ne ha il potere può rendere popolare e trarre profitto da qualsiasi cosa a discapito del suo effettivo valore, in più lascia intendere che non sempre quello che noi crediamo essere valido poi lo sia davvero.

airheads colonna sonora OSTIl resto della colonna sonora è composta da una spremuta di anno ’90 con pezzi tra l’alternative rock in senso lato, l’hard rock e l’heavy metal, con band come Primus, White Zombie, Candlebox, Prong, 4 Non Blondes (che ci si presentano con una cover di “I’m The One” dei Van Halen e, sembrerà banale dirlo, Linda Perry canta di brutto, ma la chitarra del pezzo originale era un’altra cosa), Motörhead (qui in compagnia di Ice-T e Whitfield Crane degli Ugly Kid Joe e lo zampino di Michael Monroe degli Hanoi Rocks) e Anthrax, (che soprendono con una cover degli Smiths).

Per di più mi sento di dire che quando un film finisce e con i titoli di coda parte un pezzo dei Ramones hai la certezza che siano state fatte le scelte giuste.

Per concludere, se un giorno doveste avere l’inspiegabile voglia di guardarvi un film con Adam Sandler, lasciate perdere roba come Un Weekend da Bamboccioni o Little Nicky e mettete su questo: avrete una percentuale accettabile di Sandler, vi godrete Steve Buscemi che va sempre bene e, ancora più importante, ascolterete un po’ di buona musica.

Avviso importante: mentre si guarda la suddetta pellicola in versione linguica nostrana, ricordarsi che il caro traduttore/adattatore è sempre in agguato, quindi non stupitevi troppo se un riferimento a Bea Arthur, attempata cantante sicuramente non così conosciuta da noi come lo è negli States, viene sostituito con uno riguardante Nonna Papera… TRADUTTOOOOREEEE!!!!!

Tracklist:
01. Motörhead – Born to Raise Hell (nuova versione feat. Iec-T & Whitfield Crane)
02. 4 Non Blondes – I’m the One (Van Halen cover)
02. White Zombie – Feed the Gods
03. DGeneration – No Way Out
04. Primus – Bastardizing Jellikit (nuova versione)
05. Anthrax – London (The Smiths cover)
06. Candlebox – Can’t Give in
07. Fig – Curious George Blues
08. Prong – Inheritance
09. The Lone Rangers – Degenerated
10. Stuttering John – I’ll Talk My Way Out of It
11. Stick – Fuel
12. Ramones – We Want the Airwaves

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