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Le 5 migliori sigle di Squidbillies

Le 5 migliori sigle di Squidbillies

Mentre in Italia censuriamo caste scene di amore lesbico e bippiamo parolacce come “palle” e “scemo”, nella puritana ma tutto sommato più divertente America uno dei più popolari canali per bambini, la già folle Cartoon Network, dopo le undici di sera diventa il palcoscenico anarchico di Adult Swim, un carosello demente di cartoni e sketch pensati per un pubblico adulto e irresponsabile.

Tra le più popolari follie del contenitore sicuramente non si può dimenticare Squidbillies, serie animata in onda sin dal 2005 che racconta le scorrette storie di vita di una famiglia di molluschi hillbilly che vive sui monti Appalachi della Georgia, stereotipi dei montanari reclusi degli Stati Uniti, strenui difensori del secondo emendamento e perfetto prototipo dell’elettorato di Donald Trump.

Ad aprire ogni puntata abbiamo uno stupendo stralcio della ballata country nichilista “Warrior Man” di Billy Joe Shaver:

Nel pieno spirito di creatività anarcoide di cui si ciba Adult Swim, ogni tanto la sigla viene coverizzata da artisti più o meno famosi, la sfida di dover coverizzare non una canzone intera ma soltanto una quarantina di secondi di essa che vadano a tempo con le immagini (sempre uguali) e che non perdano di vista il clima zoticone del cartone è stimolante per chi suona e per chi ascolta; eccovi le cinque migliori versioni scelte a nostro insindacabile giudizio.

#5 – Pueblo Cafè

Non potevamo non cominciare la nostra classifica con quei tamarri dei Pueblo Cafè, combo di hip hop gangsta-latino che si gioca un beat maleducatissimo e una congeniale traduzione in spagnolo del testo.

#4 – Todd Rundgren

Al quarto posto l’inascoltabile accozzaglia elettro-bubblegum composta da quel genio di Todd Rundgren che chiude la breve sigla con un’arpa digitale spaventosamente angelica.

#3 – Alabama Shake

Sul podio la versione degli Alabama Shake, dall’arrangiamento più rispettoso dell’originale ma con una carica soul inaspettata che si prende quei due secondi in più rispetto alle altre sigle. Se vi piace questa versione squisitamente “americana” non perdetevi le cover di Kurt Vile e Dwight Yoakam.

#2 – T-Pain

Medaglia d’argento per T-Pain, produttore rap a cui possiamo imputare il selvaggio sdoganamento (e sputtanamento) dell’autotune, qui usato su una stortissima base di pianoforte per creare un momento di grande muzak.

#1 – B-52’s

Primo posto ai B-52’s, non tanto perché la cover sia particolarmente bella ma perché non si poteva certo farli arrivare secondi o terzi. Dopo 8 anni di silenzio discografico è un piacere risentire i cori stranianti di Cindy Wilson e Kate Pierson, per non parlare della voce nasale di Fred Schneider che scorrazza senza meta per tutto il tempo in una sorta di “Rock Lobster” del nuovo millennio.

Bonus Track – William Shatner

Per i nerd che non sono all’aria aperta in cerca di Pokémon ecco la fantascientifica versione spoken di William Shatner che non poteva mancare anche se fuori classifica.

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