Il Grande Libro di Abastor - Tomo I (2012 - libro)

Il Grande Libro di Abastor - Tomo I
In un’epoca di “cinguettii elettronici”, dei “mi piace”, di tablet e cloud, parlare di “fanzine” suona davvero come qualcosa di preistorico e difficilmente comprensibile dalle nuove generazioni che hanno tutto a portata di click.

In realtà non stiamo menzionando un oscuro processo alchemico del XII secolo, ma solo un popolarissimo medium in ciclostile che dalla fine degli anni ’70, andando a braccetto con l’esplosione della musica punk, è diventato un vero e proprio mezzo d’informazione alternativo, dando spazio a espressioni artistiche snobbate dalla stampa ufficiale perché non allineate al trend del momento o noiosamente fuori moda, oppure semplicemente improponibili per il grande pubblico generalista.

Un sottobosco fervidissimo si b movie o z movie, disconi e discacci, autoproduzioni e sperimentazioni, movimenti semi-carbonari tra l’apocalittico e il sublime. Insomma, un indispensabile strumento per avere un punto di vista diverso, decentrato o non allineato.

Dal 1994 al 2010 Abastor ha deliziato i palati sopraffini dei suoi gai lettori (nel senso di “anime bambine”), passando dai primi rinfusi foglioni A3 alle ultime eleganti versioni a colori in A5, autentici libelli di retro-pop lontani dal revival superficiale, piuttosto delle indagini archeologiche motivate dal desiderio di conoscenza del dimenticato. Un universo a se stante quindi, un mondo “abastoriano” dove non esistono preconcetti culturali e tutto è messo sullo stesso piano, da fetenti quarantacinque giri di ignobile discomusic a meravigliose quanto dimenticate colonne sonore di filmetti porno-soft tricolori, dal Carosello al cinema d’essai, dalla brillantina al Big Jim.

Terminata quest’avventura, l’infaticabile F.C.N. (acronimo sotto il quale si cela Fabio Casagrande Napolin) ha pensato bene di raccogliere il meglio di questi 16 anni scarsi iniziando da un primo tomo che fa ben sperare per volumi futuri.

Lo spirito della fanzine rimane (quasi) intatto, con le sue rubriche classiche: “Degustazioni”, brevi recensioni “emotive” di film, dischi, giocattoli, cibi, bevande ecc., “Frames”, raccoglitore scientificamente casuale di bizzarre battute cinematografiche e televisive, e “Señor Tonto’s Groovy Library” bislacca raccolta di pubblicazioni direttamente dalla libreria personale di Enrico Sist, ovvero la faccia del Señor Tonto.

Purtroppo, come in tutte le operazioni di questo tipo, il puro piacere della lettura viene messo da parte a favore dello spirito antologico (300 pagine di recensioni non sono uno scherzo), così come il fascino di una pubblicazione tascabile corredata da meravigliose immagini che qui, immagino per ovvie ragioni di copyright, sono completamente assenti (senza menzionare la grafica spartana e ridotta ai minimi termini, davvero troppo lontana dalle meraviglie della fanzine). Piccoli peccatucci che non inficiano il valore della raccolta, vero compendio che vale la pena possedere, con l’unico rimpianto per chi scrive di non aver mai trovato il tempo di collaborare con F.C.N. e la sua "gaia redazione".

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2 commenti:

  1. La domanda, in un sito che critica tutto, è scontata: ma, allora, qual è musica buona secondo te/voi?

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  2. Non è vero che critichiamo 'tutto', se guardi bene ci sono parecchi dische ci amiamo incondizionatamente

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